‘Ndrangheta, Reggio Calabria: i Carabinieri arrestano il latitante Girolamo Facchineri

Reggio Calabria, 8 mar – Ieri, nella tarda mattinata, in c.da Longo di Cittanova (RC), militari del Gruppo di Gioia Tauro e dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, con il supporto del Nucleo Elicotteri Carabinieri di Vibo Valentia, ha individuato e tratto in arresto Girolamo Facchineri, 52 anni, personaggio di spicco della omonima cosca operante a Cittanova e nelle zone limitrofe, gravato da precedenti di polizia per associazione di tipo mafioso, estorsione e truffa aggravata.

Girolamo Facchineri era irreperibile dal luglio 2016, quando si è sottratto all’esecuzione del fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, poiché accusato di aver favorito la latitanza di Giuseppe Crea, 40 anni e Giuseppe Ferraro, 50 anni, elementi apicali delle omonime cosche operanti nell’area tirrenica reggina e catturati nel gennaio 2016 nell’entroterra di Maropati, procurando loro i rifugi, i beni materiali e assicurandone gli spostamenti ed i collegamenti con i loro famigliari e gli altri membri della cosca.

La cattura del Facchineri è stata resa possibile grazie a una meticolosa e articolata indagine, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, originata nell’ottobre 2017 e supportata da ampia attività tecnica.

Gli investigatori del Gruppo di Gioia Tauro, con il costante ausilio dei Cacciatori di Calabria, hanno sviluppato le prime informazioni e incessantemente monitorato lo stretto circuito relazionale del Facchineri, ritenuto sin da subito il fulcro del sostentamento del catturando, riuscendo ad individuare l’impervia area aspromontana, tra Cittanova e San Giorgio Morgeto, in cui era stato appositamente allestito un casolare abbandonato, nascosto tra la fitta vegetazione.

Il Facchineri, scovato, non ha opposto alcuna resistenza.

Nel casolare sono stati rinvenuti visori notturni, binocoli, ricetrasmittenti, una pistola scacciacani, ma anche un boiler per l’acqua calda e dei pannelli solari per ottenere la corrente elettrica.

Facchineri, condannato in primo grado nell’ambito del procedimento che ha originato l’odierno arresto, è tuttora imputato in secondo grado di giudizio per i reati di associazione di tipo mafioso e favoreggiamento personale aggravato e dovrà attendere l’esito del processo in carcere.

A caccia di bunker

Intanto continuano i servizi di contrasto alla criminalità organizzata disposti dal Comando Provinciale di Reggio Calabria ed effettuati su tutto il territorio sia tirrenico che ionico, che hanno come scopo principale quello di contrastare l’operatività dei centri decisionali ‘ndrangheta, di precludere la costituzione di nuovi gruppi delinquenziali e di rendere più difficoltosa la scelta – da parte di alcuni soggetti – di sottrarsi alla giustizia, ostentando la latitanza anche per affermare e continuare ad esercitare il proprio potere mafioso.

In particolare, negli ultimi giorni i Carabinieri della Locride e dello Squadrone Carabinieri “Cacciatori” hanno passato al setaccio centri abitati e campagne con perquisizioni e rastrellamenti nelle zone impervie pre-aspromontane per controllare casolari e anfratti naturali.

In tale contesto, nel centro abitato di Locri (RC), i Carabinieri della locale Stazione e dei Cacciatori di Calabria, nel corso di una perquisizione domiciliare, nella cucina a piano terra dell’abitazione di un 60enne, hanno rivenuto un locale tipo bunker, non utilizzato, di 1,80 metri di lunghezza, 1,80 metri di larghezza e 2,10 metri di altezza. L’accesso al suo interno era abilmente occultato da un grosso blocco di cemento, scorrevole su dei binari in ferro il cui meccanismo era azionabile elettricamente dall’interno della casa.

Il bunker era ben mimetizzato negli ambienti dell’abitazione, sotto il camino. L’abitazione è sita non lontana dai luoghi di Locri che – a cavallo tra gli anni settanta e gli anni duemila – ha mietuto decine e decine di vittime, insanguinando le vie cittadine.

Nei vicoli di Ciminà(RC), invece, i Carabinieri hanno ritrovato un vero e proprio labirinto sotterraneo con almeno due bunker collegati fra di loro da un cunicolo. L’accesso al loro interno era stato abilmente occultato da un muro in pietra, dietro al quale era stato collocato un blocco di cemento armato che si apriva scorrendo verso l’interno su dei binari in ferro.

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