‘Ndrangheta: arrestato capitano dei carabinieri

auto-carabinieriReggio Calabria, 19 dic. – Con l’accusa di essere colluso con la cosca Lo Giudice di Reggio Calabria è stato arrestato il capitano dei carabinieri Saverio Spadaro Tracuzzi, fino al giugno scorso in servizio presso il Centro Dia della città calabrese. L’arresto è stato eseguito dai militari del comando provinciale di Reggio Calabria a Livorno, dove l’ufficiale era stato trasferito nei mesi scorsi presso la II Brigata mobile. Nei suoi confronti, su richiesta della DDA, il gip del tribunale reggino ha emesso provvedimento restrittivo per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione. Il capitano Saverio Spadaro Tracuzzi è indagato per aver fornito alla cosca Lo Giudice notizie coperte da segreto investigativo, anticipando anche l’attività di polizia giudiziaria come l’emissione di provvedimenti restrittivi.

Secondo l’ordinanza del gip del tribunale di Reggio Calabria, il capitano dei carabinieri Saverio Spadaro Tracuzzi avrebbe “concretamente contribuito, pur senza farne formalmente parte, al rafforzamento, alla conservazione ed alla realizzazione degli scopi dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta operante sul territorio della provincia di Reggio Calabria e sul territorio nazionale ed estero, costituita da molte decine di locali, articolate in tre mandamenti e con organo di vertice denominato “Provincia” e, in particolare, della cosca Lo Giudice, capeggiata da Antonino Lo Giudice, 41 anni”.

Spadaro Tracuzzi – sempre secondo una nota del comando provinciale dell’Arma reggina – avrebbe fornito “in maniera sistematica e continuativa ad elementi di vertice della cosca Lo Giudice (nella specie, Antonino e Luciano Lo Giudice, 36 anni) notizie coperte dal segreto investigativo riguardanti indagini in corso, in particolare anche anticipando l’adozione da parte dell’autorità giudiziaria di provvedimenti restrittivi nei confronti di appartenenti alla ‘ndrangheta (indicando quali cosche sarebbero state colpite ed altresì i nominativi di coloro che sarebbero stati arrestati) o l’effettuazione di accessi e controlli da parte della polizia giudiziaria volti alla cattura di latitanti, anche attraverso la consegna di atti di indagine coperti da segreto investigativo, in cartaceo o in formato elettronico, indicanti i nominativi dei soggetti indagati o dei soggetti colpiti da cattura”.

L’ufficiale dei carabinieri, durante la sua permanenza a Reggio Calabria, si sarebbe adoperato per”garantire la conservazione, il rafforzamento dell’ organizzazione, intervenendo e comunque assicurando il proprio intervento per “bloccare” accertamenti nei confronti degli esponenti della cosca (come in occasione della perquisizione effettuata il 15 gennaio 2008 nei confronti di Antonio Cortese in una villa in realtà nella disponibilità di Luciano Lo Giudice) ovvero per informarli in modo stabile e continuativo sulle indagini in corso nei loro confronti e sui tempi e modi di adozione di eventuali provvedimenti restrittivi, accettando in cambio la dazione o la, promessa di denaro ed altre utilità, come il pagamento di conti alberghieri e di spese di viaggio, di abiti firmati, di una autovettura Porsche, la concessione in prestito di un’autovettura Ferrari”.

L’ufficiale dell’Arma, dal settembre del 2003 all’agosto del 2007 ha prestato servizio al Noe reggino e dal settembre 2007 al giugno scorso presso il centro Dia della città dello Stretto. (AGI)

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