Mafia: l’ultimo covo del boss Riina ospiterà una caserma dei carabinieri

carabinieri-covo-riinaStanziate le somme per la ristrutturazione, i lavori dureranno 12 mesi. Palermo, 12 gen – In quelle stanze il boss Totò Riina insieme ai familiari trascorse l’ultimo periodo della sua latitanza, durata 23 anni e terminata il 15 gennaio ’93 con il suo arresto. Ora l’ultimo rifugio del capomafia corleonese, con annessa piscina, immerso in un lussuoso complesso residenziale in via Bernini 54 nel quartiere Uditore a Palermo ospiterà una caserma dei carabinieri. Riina quando fu bloccato alle 8 di mattina dalla squadra dei carabinieri comandata dall’allora capitano Sergio Di Caprio, nome di battaglia “Ultimo”, era in auto insieme a Salvatore Biondino che gli faceva da autista. La villa è stata pure al centro di una serie di misteri con il contestuale avvio di inchieste e processi, per il ritardo nella perquisizione avvenuta solo dopo 23 giorni dall’arresto del boss.

Diciannove anni fa quando gli investigatori, che per quasi un mese non avevano più tenuto sotto controllo il covo, vi ritornarono trovandolo svuotato. Adesso con un forte segnale all’insegna della legalità la casa sarà ristrutturata e affidata ai militari dell’Arma grazie ad un finanziamento di 1.309.064 euro dell’assessorato regionale delle Infrastrutture e della Mobilità. La somma stanziata oggi prevede anche l’acquisto e la fornitura delle attrezzature necessarie per la completa operatività del presidio militare, fino ad un importo di 50 mila euro. A coordinare gli interventi edilizi sarà il Provveditorato Interregionale Opere Pubbliche che ha redatto il progetto esecutivo e che appalterà i lavori. Il decreto sarà consegnato dall’assessore Pier Carmelo Russo al generale Teo Luzi, comandante provinciale dei carabinieri di Palermo, domani alle 11 nella palazzina confiscata alla presenza, tra gli altri, del provveditore interregionale delle opere pubbliche, Lorenzo Ceraulo.

La struttura, che si trova su un terreno di 1720 mq, è composta da un piano seminterrato e da un piano rialzato, per una superficie coperta di 500 mq. A cui aggiungono due ulteriori stanze che saranno rese fruibili per gli alloggi di servizio del personale. I lavori di ristrutturazione dureranno dodici mesi. Un’altra villa confiscata alla mafia che si trova nello stesso complesso residenziale alle spalle della Circonvallazione a Palermo ospita da oltre un anno la sede dell’ordine dei giornalisti siciliani. Anche a Corleone quella che avrebbe dovuto essere la casa della famiglia Riina: tre piani, sei appartamenti, uno per la moglie Ninetta, gli altri per i 4 figli e per il cognato Leoluca Bagarella fu confiscata nel 2001. E dal 27 giugno 2005 ospita la caserma della Guardia di Finanza. (ANSA)

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