Macario Marongiu: storia di un carabiniere partigiano che combattè il nazifascismo

carabinieri-partigianiRoma, 25 apr – (di Giuseppe Lussorio Fadda) Ghilarza, il paese dove abito, è il paese di Antonio Gramsci, il più grande degli antifascisti italiani che purtroppo non ha potuto gioire alla liberazione dell’Italia perchè morì nel 1937, a causa dei venti anni passati dentro le carceri fasciste.

Il 25 aprile di ogni anno, nell’anniversario della liberazione, vengono ricordati nomi illustri che lottarono contro la dittatura fascista. Oggi, da Ghilarzese acquisito, voglio ricordare un altro cittadino di Ghilarza, che con le sue imprese eroiche contribuì a liberare l’Italia dal nazifascismo.

Quest’uomo si chiamava Macario Marongiu, era un Maresciallo Maggiore dell’Arma dei Carabinieri che ho avuto l’onore è la fortuna di conosce quando era in quiescenza; era un uomo mite ed umile, durante le nostre conversazioni non mi ha mai accennato alle sue imprese. Solo dopo la sua morte, grazie alla sorella Onorina, ho saputo delle sue gesta eroiche.

Tziu Macariu, come veniva chiamato dai Ghilarzesi, non amava ricordare i suoi trascorsi da Carabiniere e Partigiano, era una persona che sapeva di aver fatto il suo dovere nella difesa della libertà e della legalità e questo gli bastava. Ho un ricordo indelebile della sua umiltà nel raccontare i fatti di come, ultraottantenne, era riuscito a far scappare due banditi armati che avevano tentato di rapinarlo nella sua abitazione. Dopo la sua morte grazie ai figli e alla sorella sono riuscito ad avere della documentazione e poter fare una breve biografia della sua vita avventurosa. Purtroppo non posso elencare tutti gli episodi di cui sono venuto a conoscenza, perché sarei costretto a scrivere pagine e pagine.

Macario Marongiu si era arruolato nell’Arma il 12 giugno 1940, all’età di 19 anni, dopo aver terminato la Scuola Allievi Carabinieri, in piena Guerra Mondiale fu inviato al fronte Italo-Jugoslavo; nel 1941 partì volontario per il Fronte Russo. Dopo due anni di guerra in quel fronte venne promosso Appuntato sul campo per meriti di Guerra, (diventando il più giovane Appuntato dell’Arma dei Carabinieri), con la seguente motivazione:

«Militare energico, leale, capace, prendeva parte alla campagna in Russia con una sezione di G.U., chiedeva di essere distaccato al nucleo reggimentale presso cui volontariamente rimaneva peraltro dieci ininterrotti mesi. Vivendo con le truppe di prima linea disagi e sacrifici. Partecipava alla battaglia di Visitino, Sachteroseca e Techebotorewskhis, distinguendosi per coraggio, serenità d’animo, alto senso del dovere e sprezzo del pericolo».

Rientrato in territorio italiano, si unì prima alla formazione clandestina “Valbrembo” delle Fiamme Verdi e poi alla formazione Carabinieri “Gerolamo”, e prese parte alla lotta partigiana contro le truppe nazifasciste. Durante questo periodo, fu impiegato nel controspionaggio dell’esercito alleato e prese parte ad azioni di sabotaggio, di spionaggio militare e operazioni offensive, dimostrando in diverse circostanze, enorme coraggio e spirito di sacrificio. Per le benemerenze acquisite nella lotta alla liberazione fu proposto alla promozione a Vicebrigadiere.

Durante le operazioni di spionaggio, usava due carta di identità rilasciate dal comune di Cinesello Balsamo a nome di Carlo Borghi e di Mario Merani.

Per ricordare il contributo dato dalla formazione partigiana di cui faceva parte l’allora Appuntato Marongiu scrivo testualmente quanto riportato dal sito dell’Arma dei Carabinieri: «Al momento dell’insurrezione generale, ordinata il 25 aprile 1945, i 700 carabinieri della “Banda Gerolamo” del maggiore Giovannini intensificarono la loro attività e parteciparono nei giorni 25, 26 e 27 alla liberazione di Milano. Secondo i piani prestabiliti e decisi in armonia col C.L.N. varie squadre di Carabinieri occuparono tempestivamente le caserme della città, assicurando i necessari servizi d’ordine e di difesa degli edifici pubblici e rastrellando ingente quantità di materiale e documenti. Fra gli episodi più importanti va ricordata l’occupazione della caserma del 205° Comando Regionale Repubblicano e l’attacco alla Caserma Medici, sede dei Comando nazista. Gli alleati, sopraggiunti dopo due giorni dalla liberazione, trovarono non solo a Milano, ma in tutta la Lombardia, l’Arma interamente ripristinata dalla “Gerolamo” nelle sue sedi e in piena attività istituzionale».

Nel 1945 il Comandante Supremo delle Forze Alleate del Mediterraneo Centrale, per il contributo dato alla liberazione dell’Italia dall’esercito Nazifascista, lo insignì del “CERTIFICATO DEL PATRIOTA“, con la seguente motivazione:

«Nel nome dei governi e dei popoli delle nazioni unite, ringraziamo Macario Marongiu, per aver combattuto il nemico sui campi di battaglia, militando nei ranghi dei Patrioti, tra quegli uomini che hanno portato le armi per il trionfo della libertà. Svolgendo operazioni offensive, compiendo atti di sabotaggio, fornendo informazioni militari, con il loro coraggio e la loro dedizione i patrioti italiani hanno contribuito validamente alla liberazione dell’Italia e alla grande causa di tutti gli uomini liberi. Nell’Italia rinata i possessori di questo attestato saranno acclamati come Patrioti che hanno combattuto per l’onore e la libertà».

Il suo nome era stato inserito dalla polizia nazifascista come tra i più attivi e pericolosi agenti del controspionaggio partigiano-alleato, durante una retata fu fermato dai tedeschi, ma visto i documenti da cui risultava essere altra persona i nazifascisti non avevano la certezza che fosse proprio lui. Per poter essere riconosciuto, fu chiamato un militare italiano, originario di Ghilarza, che si era schierato dalla parte della milizia fascista. Tutti e due si conoscevano molto bene, prima della guerra vivevano a Ghilarza ed erano amici, Per l’allora Appuntato Marongiu non c‘era scampo, sarebbe stato riconosciuto e fucilato sul posto. Ma anche se la scelta fatta dal suo compaesano era completamente diversa da quella fatta da Tziu Macariu , disse di non averlo mai visto. In quel frangente l’ ideologia fascista di quel militare di Ghilarza svanì e trovò spazio la vecchia amicizia che gli salvò la vita. Dopo la guerra si ritrovarono a Ghilarza amici più di prima.

Dopo la fine della guerra fu trasferito in Sardegna dove comandò varie Stazioni tra cui quella di Castiadas, San Vito e Desulo. Come comandante di queste Stazioni si distinse per il suo operare e lo stare vicino alla popolazione, ottenendo diversi encomi per operazioni di polizia giudiziaria. Nel 1951, nella tremenda alluvione di San Vito (Ca) gli fu concesso un encomio con la seguente motivazione:

«Comandate di Stazione in comune rimasto isolato a causa di disastrosa alluvione con crolli di case e generale devastazione, si prodigava instancabilmente per vari giorni consecutivi e sotto l’imperversare della pioggia torrenziale, nelle ardue operazioni di soccorso, destando la viva ammirazione delle autorità e delle popolazioni». Era un grande appassionato di poesia sarda e nelle lettere che inviava ai familiari e amici usava scrivere in sardo in perfetto endecasillabo rimato.

Un giorno un cittadino di Castiadas (Ca), paese dove comandò per tanti anni la Stazione dei Carabinieri, nel ricordare la figura del Maresciallo Marongiu, usò queste parole per descrivere la sua umanità nei confronti della popolazione: “Fidi unu Babbu pro tottus“, (è stato un padre per tutti).

Brigadiere (r) CC
Giuseppe Lussorio Fadda

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