Lodi: tutta la città ai funerali dell’Appuntato Giovanni Sali

Funerali-SaliIl sindaco: è un brutto giorno. Si cercano ancora i due proiettili. Roma, 8 nov – (dell’inviato Fabrizio Cassinelli) Tutta la città ha recato omaggio, ieri, al carabiniere buono, Giovanni Sali, l’Appuntato ucciso in circostanze misteriose sabato scorso, durante un giro di pattuglia, a Lodi. Sali era ”il carabiniere amico di tutti” e stamani pareva proprio che tutti, amici, conoscenti, commercianti, colleghi, passanti, si fossero fermati dentro e fuori la cattedrale mentre il vescovo, Mons. Giuseppe Merisi, officiava la celebrazione solenne delle esequie.

Fuori, in piazza, bandiere a mezz’asta e folla. Dentro, gente in lacrime, tanti colleghi ma anche persone comuni. E ripetuti applausi. Dopo il silenzio suonato dal trombettiere, alla lettura della preghiera del carabiniere, durante la benedizione della salma, prima che il feretro venisse portato via, quasi a confortare il pianto straziante delle due figlie, Erika ed Elena, che non volevano lasciare andare la bara. Tanti i momenti toccanti per un uomo ”a cui non potevi non voler bene”, soprattutto in una città ancora a misura d’uomo dove tutti si conoscono come una volta. ”La nostra comunità, ammutolita… prega per l’anima del Carabiniere Giovanni Sali”, ha detto il vescovo nell’omelia, davanti alle autorità politiche, alla presenza dei sottosegretari all’Interno e alla Difesa, davanti al Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Leonardo Gallitelli, al Comandante interregionale Pastrengo, Antonio Girone, al Comandante della Legione Lombardia, Marco Scursatone, ai comandanti provinciali di Milano e Lodi, a carabinieri, poliziotti, finanzieri di ogni ordine e grado che gremivano la chiesa in divisa e in borghese, con le famiglie e da soli.

Una funzione solenne, ma non retorica. L’affetto della gente era palpabile, la drammatica partecipazione dei colleghi evidente. Sul sagrato del Duomo il Generale Gallitelli, visibilmente affranto, ha scambiato qualche parola con i suoi collaboratori e con il procuratore della Repubblica di Lodi, Armando Spataro. Il sindaco della città, Lorenzo Guerini, ha parlato di “giorno brutto” e ha sottolineato che l’omicidio dell’appuntato è un crimine “fuori scala” per Lodi, che non è una città insicura. L’Appuntato scelto Sali incarnava alla perfezione la figura del carabiniere di quartiere, di quella “polizia di prossimità” voluta dal modello di sicurezza contemporaneo: cordiale, disponibile, attento, rassicurante con la sua stazza. Eppure qualcuno lo ha ucciso.

“Perchè?” Una domanda che viene sussurrata perfino prima del “chi?”. Sul fronte delle indagini si procede senza sosta. Mentre si attendono gli esiti scientifici sulle tracce ed eventuali impronte trovate durante i primi rilievi, sulla pistola d’ordinanza in primis, dovrebbero essere in dirittura d’arrivo anche le prime risultanze sugli esami istologici effettuati sul corpo del carabiniere. Gli investigatori però stanno continuando i sopralluoghi nel vicolo adiacente alla chiesa della Maddalena dove l’uomo è stato colpito, alla ricerca, secondo quanto si è appreso, dei proiettili che lo hanno mortalmente ferito. Dei tre colpi sparati dalla sua pistola di ordinanza, di cui sono stati trovati i bossoli, due mancano ancora all’appello, mentre solo un’ogiva è stata trovata e repertata, quella che si è conficcata in un box a pochi metri dal luogo dell’omicidio. Le ogive dei due colpi che hanno raggiunto il carabiniere al torace, invece, non sono ancora state trovate. Una ha lesionato polmone e cuore, e secondo l’autopsia è stata la causa della morte, l’altra è stata deviata da una macchinetta fotografica che il militare aveva nella divisa ed è finita chissà dove. Tra i suoi colleghi, a denti stretti, si ripete che se non fosse stato solo, ma con un compagno, come accade per le pattuglie appiedate di altri corpi, forse sarebbe andata diversamente. Ma essere carabiniere significa anche reprimere la rabbia, il dolore, e andare avanti, stingendo in gola le proteste, come vuole il lapidario motto della Benemerita, mai tanto terribilmente appropriato: “Usi a obbedir tacendo e tacendo morir”. (ANSA)

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