Libri: Giotto Ciardi, carabiniere e partigiano Medaglia d’Oro al Valore

giotto-ciardiSarà presentato dal sindaco di Livorno Cosimi e dal colonnello Nuzzi. Livorno, 5 set – ”Giotto Ciardi carabiniere e partigiano”: è il titolo dell’importante volume che sabato 8 settembre alle ore 11 nella sala del Consiglio Comunale di Livorno sarà presentato dal sindaco Alessandro Cosimi insieme al Comandante provinciale dei Carabinieri Colonnello Saverio Nuzzi. Edito dal Comune e curato da Giovanni Laterra, il volume si inserisce tra quei titoli (per citarne solo alcuni: ”Memorie dell’antifascismo livornese”, ”Deportazione: il mio diario ”di Frida Misul, ”Dora: quando la vita vince la morte. Memoriale dal campo di concentramento di Mittelbau Dora-Nordhausen” di Gherardo Del Nista, ”Alfredo Sforzini: 1914 – 1943”) dedicati dal Comune di Livorno a vicende e persone in qualche maniera legate a Livorno e protagoniste della lotta antifascista e partigiana.

Alla cerimonia di presentazione del libro, occasione per ricordare gli accadimenti dell’8 settembre 1943 (la data dell’annuncio dell’armistizio con gli Alleati e della fine dell’alleanza militare con la Germania), saranno presenti il presidente del Consiglio Comunale Enrico Bianchi, l’assessore alle Culture Mario Tredici, la figlia di Giotto Ciardi, signora Paola, e Catia Sonetti direttore di Istoreco (che collabora all’iniziativa insieme ad A.N.P.I. Livorno, A.N.P.P.I.A Livorno, A.N.E.I. Livorno, A.N.E.D. Pisa). Il volume contiene la trascrizione del breve memoriale lasciato dalla Medaglia d’Oro al Valor Militare, Giotto Ciardi, pochi mesi prima della morte, avvenuta nel 1995, in cui ripercorre i tratti salienti della sua esperienza durante gli anni della seconda guerra mondiale.

giotto-ciardi250Il capitano dei carabinieri Giotto CiardiNato a Boschi di Lari in provincia di Pisa nel 1921, richiamato alle armi nel 1940, transitato volontariamente nell’Arma dei Carabinieri, all’atto dell’annuncio dell’armistizio, l’8 settembre 1943, Ciardi si trovava di stanza in Dalmazia. Le riflessioni maturate nei tre precedenti anni di guerra, unite a un temperamento deciso e ad una certa temerarietà, fecero sì che da quello stesso giorno si schierasse senza indugi con i partigiani, jugoslavi prima e italiani dopo, combattendo in Dalmazia e in Toscana. Nell’aprile 1945, negli ultimi giorni di guerra, nella località di Avenza (una frazione di Carrara), si rese protagonista dell’episodio che gli valse la Medaglia d’Oroe varie altre onorificenze, anche internazionali, come la Bronze Star statunitense. Oltre a questi riconoscimenti, la guerra gli lasciò gravi mutilazioni che lo afflissero sino alla fine. Il memoriale di Ciardi e i rapporti partigiani di parte jugoslava e italiana che lo riguardavano sono stati in seguito raccolti dalla figlia Paola che li ha stampati e rilegati in un opuscolo destinato a parenti e amici, affinchè la memoria di quanto fatto da Giotto non andasse persa. In seguito lo scritto è stato distribuito anche agli studenti che hanno partecipato al premio a lui intitolato, un’iniziativa annuale sui temi della Resistenza voluta dalla famiglia Ciardi e indirizzata agli istituti scolastici cittadini.

In ”Giotto Ciardi carabiniere e partigiano”, il memoriale è preceduta da un’introduzione che prende le mosse da quanto riportato nell’opuscolo per inquadrarlo storicamente, puntualizzarlo e completarlo con informazioni provenienti da fonti diverse. Oltre a notizie reperite direttamente ad Avenza, grazie alla collaborazione della locale sezione della biblioteca civica di Carrara e dello storico Pietro Di Pierro, di grande aiuto è stata la documentazione conservata nell’archivio della famiglia Ciardi e la disponibilità del Comando provinciale di Livorno dei Carabinieri. Nell’introduzione, sulla scorta dei materiali disponibili, si è mirato soprattutto a mettere in evidenza come i disastrosi anni della guerra a fianco della Germania portarono, chi come Ciardi aveva gli occhi per vedere e l’intelligenza per riflettere, a capire la vera realtà in cui il fascismo aveva dopo vent’anni sprofondato l’Italia e a fare, sin dall’8 settembre ’43, ”la cosa giusta”. (Adnkronos)

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