L’Arma dei carabinieri nel mirino del Garante della privacy

logo-garanteAvrebbe divulgato ai colleghi l’opinione politica di un Sottufficiale. Roma, 27 dic – Il Garante per la protezione dei dati sensibili ha avviato un procedimento nei confronti del Comando generale dell’Arma dei carabinieri intimandogli di fornire, entro il 31 gennaio 2012, ogni necessario chiarimento utile a chiarire eventuali violazioni del diritto alla riservatezza di un dipendente.

Il procedimento prende le mosse da una segnalazione fatta, ai sensi dell’art. 141, comma 1, lett. b, del D.L. 196 del 30 giugno 2003, da un maresciallo dell’Arma che svolge servizio in Piemonte.
Questi, infatti, ha denunciato come la scala gerarchica, con anomale forme di notifica individuale, abbia notiziato un numero imprecisato di colleghi della sua adesione ad uno specifico partito politico. 
Il militare sarebbe stato, peraltro, additato quale esempio negativo, da non emulare, e poi fatto oggetto di provvedimenti sanzionatori. Tutto ciò sembrerebbe essere stato fatto allo scopo di scoraggiare gli altri militari dal compiere scelte similari.

lettera-garanteLettera del garante. Clic per leggereSecondo la denuncia all’esame del Garante, sarebbero stati invitati i comandi periferici a notificare al personale dipendente un atto attestante i dati anagrafici nonché l’adesione del militare ad uno specifico partito politico, al fine di assicurare che la circostanza fosse conosciuta da tutto il personale appartenente alla Forza armata.

Tale divulgazione di dati sensibili avrebbe avuto ripercussioni di carattere personale sul maresciallo che sarebbe stato bersagliato di telefonate di ogni genere, anche denigratorie, da commilitoni attestati su posizioni politiche diverse.

Con il procedimento avviato, il Garante verificherà se l’Arma dei Carabinieri abbia, ai sensi dell’art. 4, comma 1, lettera d), del D.L. 196 del 30 giugno 2003, adeguatamente tutelato “i dati personali idonei a rivelare l’origine razziale ed etnica, le convinzioni religiose, filosofiche o di altro genere, le opinioni politiche, l’adesione a partiti, sindacati, associazioni od organizzazioni a carattere religioso, filosofico, politico o sindacale, nonché i dati personali idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale“.

Il difensore del militare, l’avvocato Giorgio Carta, ufficiale in congedo dell’Arma, dichiara: “siamo alle solite: ai cittadini in uniforme sono sistematicamente negati i più elementari diritti, anche quelli ormai riconosciuti da consolidate norme di civiltà giuridica. Soprattutto i carabinieri continuano ad essere considerati cittadini di serie B proprio dalla loro scala gerarchica cui pure è istituzionalmente demandata la repressione di ogni violazione di legge”.

“Gli stati maggiori di tutte le forze armate – prosegue il legale – ancora sono convinti che la sistematica negazione dei diritti del personale ne accresca l’efficienza e l’affidabilità, ma questa visione ottocentesca della potestà gerarchica si scontra ormai con il recente, repentino innalzamento del livello culturale dei militari. Il mio assistito, per esempio, è laureato in giurisprudenza, ma sopratutto è un militare coraggioso e fiero che non tollera i soprusi. Quindi, andremo fino in fondo alla questione”.

Grnet.it continuerà a tenere informati i lettori sugli sviluppi della vicenda.

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