Forestale: sulle tracce dell’orso “Dino”

orso-DINOContinuano le indagini della Forestale sulla presunta uccisione in Veneto dell’esemplare di plantigrado.Vicenza, 27 ago – Continuano le indagini condotte dal Corpo forestale dello Stato del Comando provinciale di Vicenza in merito alla presunta uccisione dell’orso “Dino”. Gli investigatori stanno verificando la veridicità del racconto riportato dalla stampa, poiché numerosi particolari non appaiono supportati da riscontri concreti. L’esemplare di plantigrado aveva fatto la propria comparsa nel territorio italiano  nel 2009 ed era stato seguito con particolare attenzione dagli studiosi per individuarne la provenienza e monitorarne gli spostamenti. Il plantigrado era stato identificato geneticamente con il codice “M5” e tale tipo di analisi ha consentito di stabilire che non si trattava di un esemplare appartenente al nucleo reintrodotto in Trentino, ma proveniente dalla Slovenia. L’orso era stato munito di radiocollare, nell’ottobre di quello stesso anno, apparecchio che, peraltro, ha cessato di funzionare nel successivo mese di aprile.

Dino si è rivelato un animale problematico fin dalla sua comparsa, causando danni nelle vallate da lui attraversate: distruzioni di arnie ed uccisioni di animali da allevamento.

Un orso “problematico” può essere definito “dannoso” o “pericoloso” a seconda del suo comportamento, in relazione alle definizioni di seguito specificate.

Orso dannoso. Un “orso dannoso” è un orso che arreca ripetutamente danni materiali alle cose (predazione di bestiame domestico, distruzione di alveari o danni a coltivazioni, o in generale danni a infrastrutture) o utilizza in modo ripetuto fonti di cibo legate alla presenza umana (alimenti per l’uomo, alimenti per il bestiame o per il foraggiamento della fauna selvatica, rifiuti, frutta coltivata nei pressi di abitazioni, ecc.). Tali situazioni si verificano quando il soggetto ha perso la naturale diffidenza nei confronti dell’uomo e risulta condizionato ed attratto dalle fonti di cibo di origine antropica. Un orso che causa un solo grave danno (o che ne causa solo sporadicamente) non è da considerarsi un orso dannoso.

Orso pericoloso. Esistono una serie di comportamenti che lasciano prevedere la possibilità che l’orso costituisca una fonte di pericolo per l’uomo. Salvo casi eccezionali e fortuiti, un orso dal comportamento schivo, tipico della specie, non risulta pericoloso e tende ad evitare gli incontri con l’uomo. La pericolosità di un individuo e, in genere, direttamente proporzionale alla sua “abituazione” (assuefazione) all’uomo. In altri casi la pericolosità prescinde dall’assuefazione all’uomo ed è, invece, correlata a situazioni particolari, ad esempio un’orsa avvicinata quando è con i piccoli o un orso avvicinato quando difende la sua preda o la carcassa su cui si alimenta.

Nello specifico l’Orso “Dino” non è mai stato pericoloso avendo evitato accuratamente l’uomo.

E’ opportuno evidenziare che, l’orso bruno è una specie protetta nel nostro Paese e ne è vietato l’abbattimento, salvo particolari e motivate situazioni che attengono principalmente alla sicurezza ed all’incolumità delle persone. Si tratta, in quest’ultima ipotesi, di casi rarissimi che devono, comunque, essere autorizzati dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare.

E’, inoltre, importante ricordare che l’orso è una specie in via di estinzione in Italia. Presente in maniera ancora significativa nel ‘700 è gradualmente scomparso dalle vallate alpine ed appenniniche, sopravvivendo solo in piccoli nuclei. Ciò è stato causato dalla pressione antropica, che ha sottratto con i disboscamenti e le pratiche agricole vaste aree del territorio, indispensabili per un animale che percorre abitualmente grandi spazi. La caccia indiscriminata, nell’ottocento ed agli inizi del novecento, ha poi ridotto ulteriormente la popolazione di orsi il cui tasso di riproduzione è per natura molto basso.   

Da alcuni anni sono stati avviati dei progetti di reintroduzione dell’orso, in particolare, nel Parco nazionale Adamello Brenta ed in Abruzzo, dove il Corpo forestale dello Stato sta curando un progetto Life di notevole importanza relativo all’Orso bruno marsicano.

Per la salvaguardia e tutela dei plantigradi è stato approvato e sottoscritto il “Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi Centro-Orientali (PACOBACE)”, a cura del Ministero dell’Ambiente della tutela del territorio e dell’ambiente e dell’ISPRA, che contiene tutte le indicazioni necessarie per consentire alle Amministrazioni competenti di porre in essere gli interventi per la salvaguardia di tale specie. Da tale documento si possono trarre utili indicazioni per adottare mezzi di dissuasione (soprattutto recinzioni elettrificate) che pongono al riparo gli allevatori da eventuali perdite, senza causare, al contempo, danni al plantigrado.

Per quanto riguarda gli spostamenti dell’Orso “Dino” la sua ultima segnalazione sul territorio nazionale, documentata da immagini risale al giugno del 2010, nella Foresta di Tarvisio, ovvero a molti chilometri di distanza da dove si sarebbe verificato l’episodio riportato dalla stampa. Appare altamente improbabile che “Dino” abbia percorso a ritroso i chilometri che lo separavano dal funesto banchetto senza essere avvistato in un periodo dell’anno in cui aumenta in maniera significativa la presenza di turisti nelle vallate alpine.

E’ molto alta, invece, la possibilità che “Dino” sia tornato in Slovenia per ricongiungersi al proprio gruppo di appartenenza.

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