Forestale: scoperto maxi traffico illecito di rifiuti nel nord Italia

forestale3Oltre un anno e mezzo di indagini, più di 250 Forestali impegnati, 12 indagati, 7 arresti, 60 perquisizioni, 1 impianto di coincenerimento  e 46 automezzi sequestrati, un giro d’affari di quasi 30 milioni di euro nel solo periodo 2007-2009. Roma, 18 nov  – Un noto impianto di coincenerimento, posto sotto sequestro nel  comune di Pavia, utilizzava nella produzione di energia elettrica e termica, oltre alle biomasse vegetali, rifiuti di varia natura – legno, plastiche, imballaggi, fanghi di depurazione di acque reflue urbane ed industriali ed altri materiali misti – che per le loro caratteristiche chimico fisiche superavano i limiti massimi di concentrazione dei metalli pesanti – cadmio, cromo, mercurio, nichel, piombo ed altri – previsti dalle autorizzazioni. Un presunto traffico illecito di rifiuti realizzato all’interno dell’impianto di produzione di energia che ha generato un giro d’affari di circa 30 milioni di euro nel solo periodo 2007-2009 ed ha portato al sequestro dell’impianto e di più di 40 mezzi, all’arresto di 7 persone ed alla esecuzione di 60 perquisizioni.
Questo il risultato della maxi operazione “Dirty Energy”, frutto di un anno e mezzo di accurate indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Pavia – diretta dal   Procuratore Capo dr. Gustavo Adolfo Cioppa – e condotte dai Sostituti dr. Roberto Valli, Luisa Rossi  e  Paolo Mazza.
Tali indagini hanno preso spunto da una iniziale notizia di reato trasmessa per competenza dalla Procura della Repubblica di Grosseto e sono state sviluppate dal Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale di Pavia del Corpo forestale dello Stato, in collaborazione con personale della Polizia di Stato – Gabinetto Regionale della Polizia Scientifica di Milano e Direzione Centrale Anticrimine di Roma.
Dalle indagini svolte è stato possibile accertare il coinvolgimento di diversi impianti di trattamento dei rifiuti provenienti dal circuito della raccolta urbana, dall’industria e da altre attività commerciali dislocati in Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana e Puglia, impegnando oltre 250 Forestali su tutto il territorio.
L’ingresso delle circa 40.000 tonnellate di rifiuti gestiti illecitamente dall’impianto veniva reso possibile ed apparentemente regolare attraverso la falsificazione dei certificati d’analisi, con l’intervento di laboratori compiacenti e con la miscelazione con rifiuti prodotti nell’impianto, così da celare e alterare le reali caratteristiche dei combustibili destinati ad alimentare la centrale. Oltre al traffico illecito di rifiuti e alla redazione di certificati di analisi falsi si ipotizza una frode in pubbliche forniture e una truffa ai danni dello Stato, visto che tali rifiuti non potevano essere utilizzati in un impianto destinato alla produzione di energia da fonti rinnovabili che ha goduto di pubbliche sovvenzioni.
Tra i materiali combustibili impiegati anche la lolla di riso, proveniente dall’adiacente riseria e convogliata nell’impianto sequestrato dalla Forestale attraverso una condotta aerea, che veniva frequentemente miscelata all’interno dell’impianto con polveri provenienti dall’abbattimento dei fumi, fanghi, terre dello spazzamento strade ed altri rifiuti conferiti da ditte esterne. A seguito della miscelazione la lolla perdeva le caratteristiche di sottoprodotto e diventava un rifiuto speciale, anche pericoloso, che non poteva più essere destinato alla produzione di energia pulita, ma bensì essere smaltito presso impianti esterni autorizzati.
Gli accertamenti eseguiti hanno permesso di accertare che ingenti quantitativi di lolla di riso, anche di quella miscelata con i rifiuti, sono stati venduti illecitamente ad altri impianti di termovalorizzazione,  ad industrie di fabbricazione di pannelli in legno e ad aziende agricole ed allevamenti zootecnici (pollame e suini) – dislocati in Lombardia, Piemonte e Veneto – che la utilizzavano per la formazione delle lettiere per gli animali.
Tenuto conto della miscelazione con i rifiuti prodotti in azienda l’incenerimento della lolla all’interno dell’impianto, che è ubicato in prossimità della città di Pavia, pone seri interrogativi sul probabile superamento dei limiti imposti per quanto riguarda le emissioni in atmosfera, e di conseguenza sulla qualità dell’aria.
In questo modo, si traevano illeciti vantaggi dalla vendita della lolla di riso come sottoprodotto, dal risparmio sui costi di smaltimento dei rifiuti prodotti dall’impianto che periodicamente venivano miscelati alla lolla di riso ed infine dalla vendita di energia allo Stato a prezzo vantaggioso.
La lunga ed articolata investigazione, estesa a numerosi regioni italiane,  si è concretizzata, grazie alla stretta collaborazione tra la Procura della Repubblica di Pavia, il Corpo forestale dello Stato e la Polizia di Stato,  attraverso molteplici attività d’indagine, tra cui servizi di osservazione, controllo e pedinamento, video-registrazioni, tracciamento del percorso dei mezzi di trasporto con l’uso di GPS, consulenze tecniche, perquisizioni, informazioni testimoniali.
Originariamente l’impianto di coincenerimento  era stato progettato per la produzione di energia elettrica e calore attraverso la combustione di lolla di riso, cippato di legno ed altre biomasse, tutte fonti rinnovabili. Dopo alcuni anni, in virtù di successive innovazioni normative e di specifiche autorizzazioni, l’impianto ha iniziato ad utilizzare, come combustibili, anche rifiuti di variegata natura, assimilabili, a norma di legge, alle fonti rinnovabili.    
Detti rifiuti, per poter essere utilizzati assieme alle biomasse per la produzione di energia, dovevano però assolutamente rispettare i rigorosi parametri chimico fisici e le precise tipologie fissati dall’Autorità amministrativa per la salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica.
Condizioni, queste, che non risultano essere state rispettate.

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