Forestale, aumenta il bracconaggio anche a causa della crisi

forestale-pettirossoIn due anni 2.246 i reati, concentrati in Puglia, Lombardia e Campania. Roma, 24 feb – In tempo di crisi il bracconaggio aumenta e si diffonde sempre più in alcune regioni italiane. Secondo gli ultimi dati del Corpo Forestale dello Stato, da gennaio 2010 a settembre 2012 sono 2.246 i casi di reato accertati, concentrati soprattutto in Puglia, Lombardia e Campania. Le persone denunciate sono state 1.567, 12 gli arresti e 513 perquisizioni, oltre 5 mila illeciti amministrativi per un importo totale delle sanzioni notificate pari a circa un milione di euro.

A incrementare la cattura dei volatili contribuisce la crisi economica che “sta incidendo anche nel sostentamento alimentare. Nelle regioni del Sud Italia ci troviamo spesso di fronte a persone che cacciano per necessità” dice all’Adnkronos Claudio Marrucci, responsabile del Nucleo Operativo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato, organismo di pronto intervento che opera controlli su tutto il territorio nazionale, anche attraverso attività di investigazione. “I piccoli uccelli che vengono catturati – spiega Marrucci – sono poi utilizzati dai ristoranti, soprattutto in Lombardia, in particolare nel bresciano dove si cucinano con la polenta, oppure vengono cotti allo spiedo”. Sono passeri, pettirossi o altre specie di volatili grandi quanto il palmo di una mano che vengono catturati attraverso lacci, reti o tagliole nascoste nei boschi o fra gli alberi, dove rimangono imprigionati, feriti e straziati.

Tra le attività antibracconaggio del NOA le operazioni “Adorno” e “Pettirosso”

“Sono varie – aggiunge Marrucci – le pratiche cruente utilizzate dai cacciatori, tra le tante gli archetti realizzati piegando a ferro di cavallo dei ramoscelli su cui i volatili, appoggiandosi, provocano lo scatto rimanendone prigionieri e agonizzanti per ore. Diffuso è anche l’uso di reti che vengono sistemate intorno ad abitazioni o tra gli alberi dove gli uccelli rimangono impigliati. O ancora trappole di ferro che scattano a molla non appena l’uccello si poggia uccidendolo all’istante”. “Comunemente – prosegue – si sostiene che il bracconiere sia colui che non ha la licenza di caccia, ma questo è vero solo in parte. Si pensi piuttosto al cacciatore che all’interno di un parco, munito di regolare licenza di caccia finisce per uccidere specie che non sono consentite dalla legge perchè protette o in via di estinzione”. Tra le attività compiute dal Noa, due sono quelle fondamentali: “l’operazione Adorno e l’operazione Pettirosso – spiega Marrucci- La prima viene compiuta nei mesi che vanno da aprile a giugno in Calabria per la difesa del falco pecchiaiolo, chiamato più comunemente Adorno, che nel periodo in cui compie la sua attività di migrazione finisce spesso nel mirino dei fucili”. “L’altra – continua- si svolge nei mesi che vanno da settembre a dicembre nelle valli del bresciano particolarmente interessate dal fenomeno del bracconaggio, soprattutto nella Valcamonica, nella Valsabbia e nella Valtrompia. Nell’ultima operazione sono state denunciate 110 persone per la caccia di specie non consentite e per maltrattamento di animali. In alcuni casi anche per furto aggravato”. Ma il fenomeno non si limita a queste aree geografiche, riguarda invece anche altre regioni come la Puglia, nelle zone di Margherita di Savoia e di Lesina dove è molto diffusa la caccia agli acquatici o all’interno del Parco Nazionale del Gargano, e nelle isole pontine. (Adnkronos)

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.