Delitti ambientali: i forestali del SAPAF chiedono la revisione del ddl

delitti-ambientaliRoma, 7 mag – «Il testo sui delitti ambientali approvato dalla Camera dei Deputati ed ora in discussione al Senato, preoccupa non poco i Forestali e gli operatori di polizia, in quanto, anche se nella prima parte si introducono nuove fattispecie di reato, nella seconda, in cui si prevede la disciplina sanzionatoria, si introducono procedure devastanti per la tutela dell’ambiente».

Questo l’allarme lanciato dal Sindacato autonomo polizia ambientale forestale, il maggior sindacato del Corpo forestale dello Stato, che chiede lo stralcio della seconda parte del testo in discussione.

Secondo il SAPAF «nel testo sono previste procedure assurde che metterebbero in seria difficoltà le dinamiche investigative dei reati ambientali, come quella che prevede di impartire prescrizioni, da parte della polizia giudiziaria, per la regolarizzazione del reato, seguendone l’iter e verificando l’esatta applicazione. Assurdo pensare che la polizia giudiziaria (già in numero esiguo per contrastare i reati ambientali) possa avere le competenze per tali prescrizioni ma ancor di più è prevedere che la stessa polizia giudiziaria si erga a giudice, prevedendo proroghe ed estinguendo il reato d’ufficio!».

«Inoltre – prosegue la nota – , il testo prevede che, contrariamente alla normativa vigente, il pubblico ministero dovrebbe inviare alla polizia giudiziaria le eventuali denunce che riceve, invertendo uno dei principi caposaldo del nostro codice penale. Di fatto il testo introduce il concetto di estinzione della pena prevista per un reato/contravvenzione, adottando prescrizioni emanate da un organo di polizia, senza tener conto del danno ambientale prodotto da chi commette tali reati».

Ecco perché il SAPAF «chiede con forza e determinazione che in Senato la pdfseconda parte dell’atto 1345sui delitti ambientali venga totalmente cancellato, evitando così di fare un grosso regalo alle ecomafie ed a chi commette crimini ambientali».

In effetti, il testo licenziato alla Camera e ora all’esame delle commissioni Ambiente e Giustizia del Senato, introduce delitti in materia ambientale, prima puniti solo con contravvenzioni, ad eccezione del traffico illecito di rifiuti (2007) e della “combustione illecita” del decreto Terra dei Fuochi (2014). Viene inoltre introdotto all’articolo 452 ter il “disastro ambientale”, punito con pene da 5 a 15 anni. Mano pesante, dunque, se non fosse che la norma è scritta con tanti e tali paletti da renderne impossibile l’applicazione, almeno ai casi davvero rilevanti. E lo dicono gli stessi magistrati che devono utilizzarlo. Il nuovo testo qualifica infatti il “disastro” come “alterazione irreversibile dell’equilibrio dell’ecosistema” quando quasi mai, per fortuna, il danno ambientale si rivela tale.

In alternativa come un evento dannoso il cui ripristino è “particolarmente oneroso” e conseguibile solo con “provvedimenti eccezionali”. Ma il degrado ambientale potrebbe verificarsi anche se ripristinabile con mezzi ordinari. L’estensione della compromissione e del numero delle persone offese cozzano poi con la possibilità che il disastro possa consumarsi in zone poco abitate e non per forza estese.

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