Cocer carabinieri: dolore per la morte del cittadino tunisino; solidarietà ai colleghi coinvolti

carabinieri-bandoliera400Roma, 9 ago – «Figurarsi se si vuole mettere in discussione la sacralità della vita. Ci mancherebbe altro! Tutti siamo sinceramente dispiaciuti per la morte di Bohli Kayes; non vorremmo, però , che il tema della violenza delle forze dell’ordine, caro ad alcuni, divenisse motivo di una campagna di disinformazione. L’inchiesta della Procura della Repubblica analizzerà tutti gli elementi di questa dolorosa vicenda. L’Arma, come sua abitudine, fornirà tutta la collaborazione necessaria. Non affrettiamo, però, giudizi severi quanto imprecisi».

E’ il commento del Cocer carabinieriche interviene, con una nota, sulla vicenda dei tre colleghi coinvolti nella morte del pusher tunisino Bohli Kayes, avvenuta a Sanremo dopo l’arresto effettuato a Riva Ligure.

«Lo stesso procuratore, dott. Cavallone, rivolgendosi alla stampa ha riferito che “i carabinieri hanno usato legittimamente la forza per tenere ferma una persona arrestata” e, per questo, si ipotizza solo una eventuale colpa. Anche il medico legale ha accertato che sul corpo del cittadino tunisino non sono presenti segni di violenza».

«Per ora stiamo ai fatti. Nella serata del 5 giugno – spiega il Cocer -, Bohli Kayes, noto per i suoi precedenti penali e appena scarcerato, viene visto spacciare nei pressi di un supermercato. Al controllo dei carabinieri, il cittadino tunisino oppone forte resistenza e cerca di disfarsi della droga di cui era in possesso: circa 100 grammi di eroina. Aggredisce i militari con calci e pugni. Tenta più volte di fuggire; scavalca un guard-rail e cade. I carabinieri lo raggiungono e, dopo un ennesima colluttazione, lo bloccano con l’aiuto di un cittadino intervenuto a loro sostegno. Anche a terra, Bohli continua a dimenarsi. I due militari riportano lesioni guaribili in 15 e 20 giorni. Appena arrivati davanti alla caserma, Bohli, accusa un malore. I sanitari gli prestano le prime cure. in ospedale, dopo oltre 30 minuti e, a oltre un’ora dall’arresto, purtroppo muore».

«Grande dispiacere per la morte di Bohli Kayes – dichiara il Cocer – , ma grande rammarico per aver immediatamente condannato tre carabinieri indicandoli come violenti.

Diamo alla Procura il tempo necessario per capire cosa è successo. Ogni giorno siamo costretti ad imporre il rispetto della legge; a volte con la semplice presenza, e a volte, purtroppo, con il ricorso alla forza. Poche persone, non oppongono resistenza all’arresto. I più ci usano violenza; tentando di investirci per coprirsi la fuga o, addirittura ci sparano. E se succede in un posto famoso, allora si parla anche di noi».

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.