Catania: infiltrazioni mafiose nei lavori di posa della fibra ottica, i Carabinieri arrestano 5 persone

Catania, 10 gen – L’8 gennaio, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, l’Ufficio GIP del Tribunale di Catania ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di

  • Antonio Tomaselli, reggente della famiglia SANTAPAOLA/ERCOLANO e già detenuto a seguito dell’operazione CHAOS;
  • Rocco Biancoviso di Scordia (CT);
  • Giuseppe Conti Pasquarello, di Misterbianco;
  • Angelo Di Benedetto, figlio di Santo di cui all’operazione CHAOS;
  • Alessandro Caruso di Scordia.

Nel contempo, si è proceduto al sequestro della Conti Calcestruzzi S.r.l.s., con sede a Misterbianco.

Il provvedimento, la cui esecuzione è avvenuta ieri a cura dei Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Catania, scaturisce dall’ulteriore approfondimento di segmenti investigativi dell’indagine del R.O.S. convenzionalmente denominata CHAOS, eseguita nella notte tra il 10 e l’11 novembre dello scorso anno, all’esito del quale è stato accertato che:

  • Rocco Biancoviso, in veste di affiliato a cosa nostra catanese – famiglia Santapaola/Ercolano -, in sinergici rapporti con Tomaselli, indirizzava verso quest’ultimo, titolare occulto della Conti Calcestruzzi S.r.l.s., alcuni imprenditori impegnati nei lavori di posa in opera della fibra ottica a Catania, così consentendo a Tomaselli di divenire fornitore esclusivo del cemento occorrente per l’esecuzione dell’opera (di qualità scadente e fornito all’impresa a condizioni deteriori rispetto a quelle praticate sul libero mercato);
  • Conti Pasquarello, titolare di fatto della predetta società, consentiva a Tomaselli di esercitare il controllo pieno ed esclusivo sulla stessa, della quale risultava essere socio occulto e unico dominus;
  • Angelo Di Benedetto ed Alessandro Caruso, in conseguenza del rinvenimento di mezzi d’opera oggetto di furto in pregiudizio degli imprenditori e dopo gli arresti eseguiti nell’ambito dell’operazione CHAOS, tentavano di farsi consegnare 5.000 euro, quale compenso per la restituzione, così favorendo l’associazione mafiosa Mazzei, intesi carcagnusi, cui Santo, padre di Angelo, appartiene.

Il quadro indiziario è stato ulteriormente corroborato dalle dichiarazioni delle parti offese e da quelle di collaboratori di giustizia.

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