Carabinieri: la prima volta di una motovedetta alla “Canale 13”

MV-CC-813Intervista al comandante e al vice-comandante dell’unità. Roma, 24 giu – (dalla nostra inviata Stefania Taruffi) Si chiama “Di Bonaventura” la motovedetta dei carabinieri “classe 800” che ha partecipato per la prima volta dal 16 al 21 giugno alla “Canale 13“, l’esercitazione multinazionale e interforze italo-maltese nelle acque e nello spazio aereo limitrofo l’isola di Malta.

Ci raccontano com’è andata il maresciallo Capo Igor Sistilli, e il maresciallo Capo Igor Boscaro, rispettivamente, il Comandante e il Vice Comandante della motovedetta di base a Pozzallo (RG) .

Maresciallo Sistilli qual è stato il ruolo dei Carabinieri nell’ esercitazione “Canale 13”?

«I Carabinieri, come polizia militare, operano innanzitutto per i servizi di Polizia Giudiziaria in mare. In questo caso, noi supportiamo le attività di Search and Rescue, che sono tipiche della Capitaneria di Porto; interveniamo dunque in tutte le operazioni di Sicurezza, quando a bordo delle imbarcazioni si trovano “scafisti” armati, ad esempio, com’è successo anche a Lampedusa».

Qual è la vostra area d’intervento in mare e come v’inserite in questo contesto d’interoperabilità con le altre Forze?

equipaggio-motovedettaL’equipaggio della motovedetta dei Carabinieri CC813«Normalmente noi lavoriamo sia singolarmente, a supporto dell’Arma dei Carabinieri, per quelle che sono le attività in mare (recupero naufraghi, attività di Polizia Giudiziaria in mare, recupero archeologico e di armi). Per quanto riguarda il supporto al contrasto all’immigrazione dai paesi limitrofi, supportiamo soprattutto la Capitaneria di Porto e la Guardia di Finanza, operando dunque solo a ridosso della costa, mentre la Marina Militare opera soprattutto nelle “blue water”, in altre parole nelle acque internazionali.

La Capitaneria di Porto dà un “allarme precoce” sia con i radar avanzati, sia con gli elicotteri e indica i target a mare. Quando le unità della Marina Militare riescono a bloccare e fare da primo filtro, l’operazione la portano a termine loro; quando invece questo filtro non basta, perché il numero dei migranti è troppo elevato, come si è verificato nel 2010-2011, a quel punto intervengono tutte le unità, dalle più piccole alle più grandi, ognuna con le proprie capacità. Gli equipaggiamenti di tutte le Forze sono standard. A quel punto tutti gli operatori, benché vengano da Forze Armate diverse o da Corpi di Polizia, seguono le stesse procedure nautiche, che sono per tutti identiche. Il buon senso fa il resto».

Qual è la portata dei flussi migratori e quali sono le criticità rispetto al vostro lavoro?

«Nel 2010 e nel 2011 c’è stato il boom delle migrazioni dai paesi africani che ci ha dato molti problemi, soprattutto nel controllo a terra: quando bisognava effettuare la foto d’identificazione, il trasferimento ai Centri di Prima accoglienza (CPA); poi c’è stato il respingimento alla frontiera dei cittadini nord africani, tunisini in maggior parte, che a Lampedusa hanno creato i conosciuti problemi con la distruzione del centro in ben due occasioni. Nel 2012 i flussi migratori sono diminuiti. Ogni anno bisogna riattivare tutto il dispositivo organizzativo e procedurale con i paesi europei che vogliono partecipare, soprattutto Francia, Spagna, Italia, Malta. Quest’ultima soprattutto, per la sua pozione centrale e strategica al centro del Mediterraneo, ci è di grande supporto indirettamente, comunicando alla nostra base di Pozzallo (Ragusa), dove noi siamo operativi, i punti nave e gli obiettivi a mare. A questo punto interveniamo noi sul recupero. Se siamo in acque internazionali, torniamo in Italia. Se ci troviamo in acque nazionali maltesi, si fa base a Malta».

Una volta a terra subentrano altre problematiche rispetto ai migranti. Ci può identificare quelli legati alla parte militare?

DI-BONAVENTURA-StefanoStefano Di Bonaventura, al quale è dedicata la motovedetta CC813, era un carabiniere ausiliario che fu ucciso in uno scontro a fuoco a Palermo nel 1986, nel corso di una rapina. Insignito della Medaglia d’Oro al Valor Militare.«I problemi organizzativi più che altro sono di competenza politica e dei civili. Noi, come militari, ci poniamo in modo molto pratico e quindi quando termina il nostro operato a mare e quindi il migrante, o il profugo, mette piede a terra, avviene lo smistamento non in base alle etnie, ma per destinazione futura. Per quanto riguarda le etnie subsahariane, in alcuni casi hanno diritto all’asilo politico, perché sono dei veri “apolidi” , oppure provengono da situazioni di guerra e non sanno più dove andare, come i somali che si trovavano in Libia durante la guerra, che non potevano né tornare in Somalia, né restare in Libia. In questo caso dunque, rimangono in territorio italiano più a lungo. Mentre i nordafricani, che non hanno diritto all’asilo politico, esclusi i minori che hanno un trattamento diverso e sono affidati alle strutture logistiche, sono rimpatriati periodicamente. E’ soprattutto in questa fase che si viene a creare il problema nei CPA, soprattutto quando il flusso è maggiore (a Lampedusa si parlava di 5.000/6.000 persone che arrivavano settimanalmente). In questo caso il numero dei migranti era superiore ai residenti di Lampedusa e questo, ovviamente, ha creato grandi problemi, non tanto d’integrazione, quanto prettamente logistici, perché il territorio non era in grado di accogliere e supportare una tale massa di persone».

Maresciallo Boscaro, rispetto alla “Canale 13” quanto è stato importante interfacciarvi con gli altri paesi?

«Questa è stata per noi la prima esperienza nell’ambito di questa esercitazione ed è stata molto importante e utile sia per la nostra unità, (con un equipaggio composto da 6 persone) , sia per implementare le Forze operanti nel bacino del Mediterraneo. La partecipazione all’esercitazione “Canale 13” ci ha permesso di essere pronti a operare in uno scenario internazionale o comunque a collaborare con unità di altri paesi. E’ stata un’occasione per collaudare le nostre procedure, soprattutto a livello di comunicazioni radio, che sono di vitale importanza in qualsiasi tipo di attività per mare. E’ stata un’occasione anche per migliorare la nostra operatività, per addestrarci a lavorare in un team allargato con diverse Forze in campo. Essendo la prima volta e poiché l’Arma dei Carabinieri opera in contesti diversi dalla Marina Militare, con diverse procedure, eravamo un po’ l’incognita per gli organizzatori dell’esercitazione di quest’anno. L’incognita era costituita soprattutto dalla corretta applicazione dei protocolli di comunicazione da parte nostra, che invece abbiamo eseguito con grande professionalità. Possiamo quindi ritenerci molto soddisfatti. Ovviamente il plauso va a tutti i componenti dell’unità, perché lavoriamo in forte sinergia. Lavorare in questo contesto internazionale ci ha messi alla prova, ma siamo riusciti a svolgere molto bene i compiti assegnati.

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