Carabiniere rapito nello Yemen: si chiama Alessandro Spadotto. Ancora nessuna rivendicazione

sanaaIl governo yemenita: “faremo di tutto per rintracciarlo”. Sana’a, 30 lug. – Il governo di Sana’a ha promesso che farà tutto il possibile per rintracciare i rapitori e liberare il carabiniere italiano, sequestrato domenica a Sana’a. Lo ha detto personalmente al giornale yemenita Al Thawra il ministro degli Esteri, Abu Bakr al Qirbi, che domenica sera ha avuto una lunga conversazione telefonica con il responsabile della Farnesina, Giulio Terzi. Qirbi, il quale ha assicurato che le ricerche sono cominciate immediatamente. ha ricordato che i sequestri sono “da condannare”, sono “rifiutati da tutti i cittadini yemeniti e anche vietati dall’Islam”.

Il carabiniere, Alessandro Spadotto, 29 anni, di San Vito al Tagliamento (Pordenone), in forza al 13° battaglione di Gorizia, era in Yemen da appena tre settimana, come capo della sicurezza dell’ambasciata italiana; ed è stato prelevato nel quartiere diplomatico, nei pressi della legazione. I rapimenti degli stranieri sono piuttosto frequenti in Yemen, di solito realizzati da membri di tribù che utilizzano gli ostaggi per fare pressioni sul governo. “Se è così, avremo la conferma a breve”, spiega William Strangio, capo missione InterSos in Yemen, raggiunto telefonicamente. “Di solito – spiega – i rapitori si fanno sentire nel giro di due/tre giorni e spesso chiedono la liberazione di un membro di tribù in prigione”. Ma non sempre è cosi’: “E’ accaduto nel passato che gli ostaggi vengano scambiati con qualche gruppo terroristico. A marzo è stato rapito un diplomatico saudita (il vice-console nella città di Aden, Abdallah al-Khalidi; ndr) da criminali comuni legati a gruppi tribali, ma dopo qualche tempo l’ostaggio è stato venduto a un gruppo vicino ad al-Qaeda; e il console non è ancora stato rilasciato”. Nel maggio scorso, l’ambasciatore bulgaro yemenita, Boris Borisov, rimase ferito nel maggio scorso da un gruppo di uomini armati che tentavano di rapirlo nel centro di Sanaa.

Intanto non c’è ancora alcuna rivendicazione da parte dei gruppi jihadisti vicini ad al-Qaeda, nè dalle milizie tribali attive nello Yemen. Lo rivela la polizia yemenita, che afferma di non essere in possesso di elementi che possano portare a individuare chi siano i responsabili del sequestro del militare. Le mancate rivendicazioni avvalorano l’ipotesi che il carabiniere, sia quindi nelle mani di una banda di criminali locali. Intanto il sito yemenita di informazioni “Lahajnews” ricostruisce le ore seguite al rapimento. Citando fonti della polizia locale, il sito riferisce che sarebbero passate circa due ore prima che gli addetti dell’ambasciata italiana a Sana’a denunciassero il sequestro del militare e lanciassero l’allarme alle forze di sicurezza locali. “Lahajnews” afferma che il nostro connazionale era uscito dalla sede dell’ambasciata italiana intorno alle 14 di ieri ora locale, le 15 in Italia, per recarsi in una zona commerciale della capitale yemenita. Dopo due ore, intorno alle 16 ora locale, le 17 in Italia, gli addetti dell’ambasciata hanno riscontrato che il carabiniere era irreperibile e hanno attivato i canali necessari per rintracciarlo.

Tuttavia, fonti tribali contattate dal sito “Mareb Press” riferiscono che il carabiniere italiano è in mano ad un gruppo tribale di Mareb, circa 170 km a est di Sana’a. I rapitori della tribù di Obeida avrebbero agito per far valere alcune loro richieste nei confronti del governo yemenita e, sempre secondo le fonti, non vi è alcun coinvolgimento dei terroristi di al-Qaeda. Le fonti forniscono infine il nominativo del capo del gruppo responsabile del rapimento: si tratterebbe di Ali Nasser Hariqdan.

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