Capitano dei CC punito ingiustamente. Il PD chiede spiegazioni in Parlamento

Capitano-Massimo-FerrariL’ammiraglio Di Paola è stato interrogato da cinque deputati del Pd sulla “logica” che aveva ispirato l’azione disciplinare. Roma, 4 apr (di Ivano Tolettini) Il caso del capitano dei carabinieri punito ingiustamente dai superiori approda in Parlamento. Cinque deputati del Pd interrogano a risposta scritta il ministro della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, sulla vicenda del capitano Massimo Ferrari, dopo che i giudici del Tar di Venezia gli hanno dato ragione, annullando i tre giorni di consegna che gli erano stati inflitti dai superiori per una presunta imprecazione nei confronti del cagnolinodi una cliente di un bar del centro di Schio a causa delle sue intemperanze.

Poiché «la vicenda ha avuto particolare eco all’interno dell’Arma dei carabinieri», i parlamentari chiedono al ministero della Difesa «quali immediate azioni intenda intraprendere nei confronti dei superiori gerarchici del capitano e quali immediate iniziative per ricondurre l’esercizio della potestà sanzionatoria a canoni di legalità e ragionevolezza tali da impedire un uso per finalità diverse da quelle espressamente contemplate dalle norme dell’ordinamento militare».

Come dire, poiché Ferrari è stato punito ingiustamente dai superiori con tre giorni di consegna, i deputati sollecitano il ministro Di Paola a intervenire presso il comando generale dell’Arma affinché simili, o reputati tali, abusi non si ripetano. I cinque politici intervengono perché il Tar ha accolto il 3 dicembre scorso il ricorso di Ferrari, dopo che il comandante interregionale carabinieri “Vittorio Veneto” aveva respinto il ricorso gerarchico contro i tre giorni di consegna inflittigli il 19 maggio 2012 dal comando provinciale. La vicenda riguardava le attenzioni del cane di una cliente del bar Scledum di Schio nei confronti di alcuni avventori, tra cui il capitano Ferrari. L’ufficiale, a dire della proprietaria della bestiola, avrebbe usato espressioni non consone al suo ruolo, anche se il testimone del militare aveva spiegato che era stato lui a pronunciarle e non già il capitano. Per questo motivo il Tar nell’accogliere il ricorso, sottolineava che il comando provinciale di Vicenza aveva sbagliato nel non valutare le «deposizioni testimoniali prodotte da Ferrari», anche perché «i testi indicati dal ricorrente non sono mai stati ascoltati in comando o da altri militari da questi appositamente delegati».

I giudici del Tar, dunque, avevano sentenziato che il provvedimento che macchiava la carriera di un ufficiale, erano frutto di un «processo emotivo, più che una scevra valutazione dei fatti». Certo è che l’Arma, con l’annullamento della punizione, poteva riesaminare il caso, a patto però che il giudizio fosse di «ufficiali dell’Arma dei carabinieri non in servizio presso la legione interregionale carabinieri “Vittorio Veneto”». I cinque deputati del Pd nell’interrogazione a Di Paola chiedono quali azioni «intenda intraprendere nei confronti dei superiori gerarchici del capitano Ferrari», perché avrebbero abusato del loro potere. «Appare evidente – concludono- l’esercizio di una giustizia esercitata in maniera ingiustificata dall’autorità investita del potere disciplinare per fini estranei alla logica e alla previsione della norma regolamentare». (Il Giornale di Vicenza)

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