Camorra: bimbi tolti al boss, per giudici “rischio devianza da contesto familiare e territoriale”

carabinieri-posto-blocco-elicotteroNapoli, 16 feb – I bambini figli di esponenti del clan camorristici Elia, per i quali il Tribunale per i Minorenni di Napoli ha disposto la collocazione in casa famiglia, “risultano inseriti in un contesto familiare, territoriale e sociale gravemente pregiudizievole, al punto tale da comprometterne la possibilità di un equilibrato sviluppo della personalità con conseguente rischio di devianza”.

E’ quanto si legge nel provvedimento eseguito dai Carabinieri che ha portato all’esecuzione della sospensione della responsabilità genitoriale nell’interesse di 6 minori di età compresa tra i 3 e i 14 anni.

Il provvedimento scaturisce dall’indagine condotta dai Carabinieri della compagnia Napoli Centro conclusa il 17 gennaio con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip di Napoli, nei confronti di 45 indagati e che ha permesso di ricostruire l’intero organigramma del clan camorristico Elia, attivo nel quartiere del Pallonetto di Santa Lucia e nella zona centrale di Borgo Marinari, via Partenope e via Santa Lucia a Napoli.

L’ordinanza del gip faceva emergere tra l’altro l’utilizzo, da parte del clan, di diversi minori impegnati nelle attività di spaccio e confezionamento della droga. La situazione “di disagio” per i bambini, si legge nel provvedimento, “discende essenzialmente dall’inadeguatezza delle figure genitoriali investite della responsabilità educativa: figure che riproducono, in difformità con la funzione educativa che dovrebbero espletare, un sistema di valori connotato in senso delinquenziale e che riproduce, nella sfera familiare, il negativo contesto ambientale in cui il nucleo è inserito”.

A fronte di questa situazione, come stabilito dal Tribunale per i Minorenni di Napoli, “far permanere i minori nella loro abitazione, affidati alle cure delle rispettive famiglie, significherebbe farli restare in quel contesto che è già risultato essere per loro gravemente pregiudizievole”. Come ulteriore prova “della negatività del modello educativo finora proposto a questi minori”, viene citato il fatto che “spesso, proprio all’interno delle proprie abitazioni, i genitori avevano stabilito basi operative per l’attività di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti”.

“All’interno di queste case – si legge – i minori non perseguivano alcuno stimolo educativo o formativo, ma imparavano a padroneggiare i modus operandi delinquenziali tipici degli adulti a contatto con loro, in alcuni casi addirittura partecipando al confezionamento e spaccio delle dosi di stupefacente”.(AdnKronos)

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