Brucellosi: la Forestale sequestra altre 1.112 bufale nel casertano

forestale-brucellosi-agostoRoma, 8 ago – Non ha avuto sosta l’attività investigativa, delegata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, al Corpo forestale dello Stato, sempre in relazione all’accertamento della qualità e salubrità degli alimenti derivati dal latte di bufala.

Dopo il sequestro del maggio e giugno u.s. di 800 bufale all’interno di tre allevamenti del casertano, che ha portato al blocco del latte del caseificio e alla distruzione del latte infetto, in data odierna sono stati posti sotto sequestro su disposizione del GIP del Tribunale di S. Maria Capua Vetere altri 1112 animali, localizzati in quattro distinti allevamenti.

Anche questa attività – si legge in una nota della Procura – si è resa necessaria a seguito della scoperta dell’illegale sistema di copertura della brucellosi ai danni della salute pubblica e del consumatore. I controlli della Forestale hanno evidenziato, infatti, che i capi di bestiame sequestrati erano stati sottoposti alla somministrazione di dosi massicce di vaccino, servito ad occultare la presenza della malattia infettiva durante i controlli sanitari.

Tale “accorgimento” fraudolento è finalizzato ad evitare l’abbattimento dell’animale infetto, come invece previsto dal programma europeo di eradicazione della brucellosi proprio al fine di eliminare il rischio di infezione. Conseguenza dell’espediente utilizzato dagli allevatori è il passaggio del batterio vivo della brucella dall’animale al latte prodotto, con evidente pericolo di contaminazione anche per il consumatore.

Il sistema criminale, smascherato dalla Forestale, favorisce la permanenza del batterio negli allevamenti e negli altri luoghi di lavorazione del latte infetto, con conseguente pericolo di contaminazione per gli operatori che manipolano il latte prima della pastorizzazione.

L’attività investigativa, denominata dalla polizia giudiziaria operante “Operazione Bufale sicure 2”, è stata condotta dal personale del Corpo forestale dello Stato (Comando Provinciale di Caserta e Nucleo Agroalimentare e Forestale – NAF – di Roma), sotto la direzione della Procura della Repubblica. L’indagine del Corpo forestale dello Stato ha fatto emergere che il vaccino era stato somministrato agli animali (dei quali alcuni trovati affetti appunto da brucellosi) in età adulta, malgrado l’Unione Europea consenta, e solo in alcune zone del Sud Italia, la somministrazione di vaccino limitatamente alle bufale in età compresa tra i 6 e i 9 mesi e con il rispetto dei protocolli sanitari.

Scopo degli allevatori incriminati, come si è detto, è l’occultamento dell’infezione da brucellosi, che, in presenza del vaccino, non può essere rilevata con il metodo tradizionale di analisi (metodo SAR “Siero Agglutinazione Rapida”), normalmente utilizzato in Italia e all’estero ma utilizzando il metodo di seconda analisi denominato, FdC (Fissazione del Complemento) che, appunto, ha consentito di fare emergere la presenza di capi brucellotici. Doppio è stato il danno perpetrato dagli allevatori, sia alla salute, sia all’economia. I titolari dell’allevamento, infatti, non solo nascondevano la malattia infettiva delle bufale, eludendo i controlli messi in atto dalle autorità sanitarie territoriali e nazionali a partire dall’anno 2000, ma, dopo aver sfruttato fino allo stremo gli animali per ricavarne quanto più latte possibile, procedevano al loro abbattimento al solo scopo di percepire i contributi previsti dall’Unione Europea.

Anche in questa seconda operazione si è rilevato prezioso l’ausilio specialistico dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo, centro di eccellenza e referenza nazionale di rilievo europeo per la prevenzione della brucellosi, che sottoporrà le bufale sequestrate a uno speciale protocollo operativo. Le 800 bufale, oggetto del primo sequestro, sono state sottoposte nel frattempo a un’ulteriore verifica del siero sanguigno da parte dell’ASL territoriale, come disposto dal Ministero della Salute con il quale è in atto un’intensa collaborazione; questi esami hanno dato riscontri positivi, confermando il preoccupante contesto illegale già accertato. Con questa operazione – spiega la Procura – s’intende riportare gli allevamenti posti sotto accertamento, attraverso l’applicazione dello specifico protocollo, a un regime di integrità sanitaria, sicuro per gli operatori e per i consumatori. Si ritiene inoltre, dagli ulteriori approfondimenti posti in atto in altri allevamenti, che l’illegale pratica di somministrazione del vaccino in età adulta avvenga in modo frequente in numerosi altri allevamenti del casertano.

L’azione della Procura di S. Maria Capua Vetere e del Corpo forestale dello Stato, in considerazione dell’alto valore economico e territoriale degli alimenti prodotti con il latte bufalino, non va dimenticato, è finalizzata esclusivamente ad assicurare un livello di qualità e di sicurezza della mozzarella di bufala e della mozzarella di bufala campana DOP, senza ombre, per gli allevatori, per i caseifici e per i cittadini consumatori e quindi stroncare questa pratica illegale che, individuati allevatori, mettono in atto per mantenere elevato il numero delle bufale gravide e mascherare così la brucellosi ancora presente negli allevamenti, mascherando così la brucellosi ancora presente negli allevamenti, al fine di garantirsi la produzione del prezioso latte.

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