Archeologia: recuperate preziose opere negli Usa grazie a memoria di ferro di un maresciallo dei carabinieri

reperti-usaRoma, 19 nov – (di Silvia Lambertucci) Ritrovato grazie all’incredibile memoria fotografica di un carabiniere in vacanza a New York, torna a casa dopo più di vent’anni nel museo civico di Terracina, lo splendido busto di una statua romana della Fortuna, rubato nel giugno del 1988 insieme ad altre sei opere marmoree di grande valore. E dall’America arriva anche un altro gioiello dell’arte antica, un piccolo Zeus di bronzo, di epoca imperiale, trafugato nell”80 a Roma dall’Antiquarium del Museo Nazionale Romano: esposto persino al museo di Cleveland -racconta il nuovo comandante dei carabinieri dei beni culturali Pasquale Muggeo – era stato appena comperato all’asta da un’ignara collezionista, che ha dovuto restituirlo.

”Due opere di notevole bellezza”, commenta il direttore generale per le antichità del ministero dei beni culturali, Stefano De Caro. Che sottolinea l’efficacia dei rapporti di collaborazione avviati già da qualche anno, su questo piano, con gli Usa. Ma torna anche a riproporre la necessità di “studiare” le tante opere che emergono dagli scavi archeologici. Trovato dalla soprintendenza di Roma in uno scavo nella chiesa dei SS. Sergio e Bacco in piazza Madonna dei Monti, il bronzetto, fa notare De Caro, ”era inedito”, se ci fossero state pubblicazioni sarebbe stato piu’ difficile venderlo all’estero. Come invece è successo, tanto che la statuina, che nella Roma del I o II secolo d.C. faceva bella mostra di sè insieme a quelle di altre divinità nel pantheon casalingo di una agiata famiglia, una volta arrivata negli Stati Uniti è passata di mano più volte ed è stata addirittura pubblicata su una nota rivista di antiquariato, con una expertise firmata da Marion True, l’ex curatrice del Getty Museum processata in Italia per traffico di reperti antichi insieme con il mercante Giacomo Medici. I carabinieri hanno riconosciuto il piccolo Zeus nel 2006 tra gli oggetti in vendita da Sotheby’s a New York. Sono scattati controlli e accertamenti, poi le indagini in America in collaborazione con gli agenti dell’Ice, l’immigration and Customs Enforcement. Alla fine è partita la rogatoria internazionale e le autorità statunitensi hanno convinto l’attuale proprietaria, che lo aveva comperato da Sotheby’s, a restituire. Presto lo si potrà ammirare nella sala dei bronzi del Museo romano di Palazzo Massimo, assicura la direttrice Rita Paris. Ancora più avventuroso il ritrovamento del torso di statua femminile rubato a Terracina, riconosciuto nelle vetrine di un antiquario newyorkese da un maresciallo capo dei carabinieri della tutela del patrimonio in vacanza con moglie e figli. Insospettito, il militare è entrato nel negozio, ha chiesto spiegazioni al proprietario e ha fotografato la statua con il suo telefonino. Una volta tornato in Italia ha continuato gli accertamenti e capito che aveva visto giusto, la statua era rubata. Per farla tornare sono bastati sette mesi. E qualche strada si è aperta, ammette il generale Muggeo, anche per ritrovare le altre sei statue rubate quella notte del 1983 nel museo di Terracina.

Nemmeno quarantenne, nei carabinieri dei beni culturali dal 2001, il maresciallo capo Michele Speranza sorride intimidito alle telecamere e attribuisce al caso il colpaccio che gli ha fatto ritrovare a New York, nel negozio di un antiquario di Madison Avenue la statua romana. Di certo può vantare una formidabile memoria fotografica. Perchè quel busto di donna in marmo con cornucopia, scolpito con tutta probabilità per ornare il giardino o il ninfeo di una villa romana nel I o II secolo d.C, era uno dei tantissimi reperti schedati nella banca dati dei carabinieri dei beni culturali, vero e proprio archivio digitale dei ”wanted’ dell’arte messo a punto negli anni dai militari che lavorano con il ministero dei beni culturali. ”E’ evidente che quell’immagine mi doveva essere passata sotto gli occhi di recente”, cerca di spiegare oggi il maresciallo Speranza. ”Comunque mi ricordava qualcosa, per cui sono entrato nella galleria e ho chiesto al proprietario se mi sapeva dare indicazioni sulla provenienza della statua”. La reticenza del commerciante, che si è subito chiuso a riccio, rifiutandosi di mostrare una licenza di esportazione che in realtà non aveva mai avuto, lo ha insospettito ancora di più. Così il maresciallo capo Speranza ha tirato fuori il telefonino e intanto ha fotografato la statua. Tornato a Roma ha controllato nell’archivio e ritrovato la foto che combaciava con la sua. L’inchiesta del reparto operativo è partita così ed è filata via liscia, tanto più che il commerciante, messo di fronte all’evidenza dagli agenti dell’Immigration ad Custom Enforcement, ha deciso alla fine di restituire spontaneamente la statua. Che ora, grazie al maresciallo e alla sua vacanza a New York, tornerà a Terracina nel suo museo. (ANSA)

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