Agguato a carabiniere, un fermo a Lamezia Terme

auto_carabinieri2Lamezia Terme (Catanzaro), 19 nov – Sarebbe stato identificato e fermato l’uomo che lo sorso mese di maggio aveva ferito un Carabiniere durante un agguato notturno nel corso del quale aveva scaricato contro l’autovettura del militare un intero caricatore di pistola . Ad identificarlo sono stati gli uomini del nucleo operativo e radiomobile della compagnia lametina al termine di una meticolosa indagine. L’uomo fermato, secondo quanto reso noto, è un pregiudicato di 38 anni legato da vincoli parentali con famiglie criminali della zona. I dettagli dell’operazione sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa tenutasi nell’ufficio del Procuratore della Repubblica di Lamezia Terme alle ore 10.30.

La persona fermata è Gianfranco Di Cello, 38 anni, indicato dagli inquirenti come elemento vicino alla cosca Cappello-Arcieri. E’ accusato di tentato omicidio, lesioni aggravate e porto e detenzione illegale d’arma da fuoco. L’uomo è ritenuto responsabile del ferimento di un carabiniere che, fuori dal servizio, si trovava in compagnia della sua fidanzata in località Guerrieri-Serra, a nord del quartiere Bella di Lamezia, quando fu avvicinato dalla persona fermata che gli aveva intimato di abbandonare la zona. Il carabiniere, per evitare problemi, con la sua uto, una Ford Focus, si era allontanato ma aveva imboccato una stradina senza sbocco. Da qui la necessità di ritornare indietro, cosa che probabilmente fu interptetata male da Di cello il quale avrebbe sparato, con una pistola, sei colpi contro la vettura del militare, il quale fu ferito alla mano sinistra. I particolari dell’identificazione dell’attentatore sono stati resi noti nel corso di una conferenza stampa dal procuratore capo di Lamezia Salvatore Vitello, dal colonnello Salvatore Sgroi, comandante provinciale dei Carabinieri e dal compandante della compagnia di Lamezia Terme Stefano Bove, nonchè dal comandante del nucleo operativo della compagnia, tenente Michelangelo Lobuono. Ai fini delle indagini – è stato detto – sono stati decisivi i rilievi tecnico-scientifici del Ris di Messina che nell’immediatezza dei fatti rinvennero sulla mano e su alcuni abiti di Di Cello residui d’arma da fuoco compatibili con i bossoli rinvenuti sulla scena del crimine. (AGI)

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