Mar07022012

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Haiti: si arena l’ipotesi di impiego di una nave militare italiana

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cavourCosti eccessivi e tempi lunghi. Roma, 15 gen - L'idea del ministro della Difesa La Russa di inviare una nave militare in soccorso della popolazione terremotata di Haiti è naufragata in una manciata di ore o meglio si è arenata sulle secche del bilancio statale. Le Forze armate contribuiranno in maniera diversa, con aerei da trasporto - così come già stanno facendo - e con altri assetti, magari del Genio. Ma di navi, almeno per ora, non se ne parla.
Eppure la proposta era intrigante. L'aveva lanciata di buon'ora lo stesso La Russa. "Anche ad Haiti, come Forze armate e insieme alla Protezione civile - ha detto - siamo stati i primi a partire con un ospedale da campo e credo che si possa e si debba fare anche di più per stare vicino a chi soffre". In che modo? "Ho in mente la possibilità, se si vuole, e lo proporrò oggi al presidente del Consiglio di inviare anche una nave che, in una situazione del genere, potrebbe essere estremamente utile. Noi siamo pronti da oggi".
Naturalmente quella del ministro della Difesa non era un'idea estemporanea, lanciata per caso. La Marina militare, come sempre avviene in situazioni del genere, da subito aveva pianificato un possibile contributo, nel caso in cui le fosse stato richiesto.
E le opzioni praticabili erano diverse. Dall'impiego di una delle navi anfibie San Giusto, San Marco o San Giorgio, già in passato usate per i soccorsi in caso di calamità naturali, all'invio del modernissimo cacciatorpediniere Andrea Doria, di cui è comunque prevista una missione in Brasile, fino al possibile utilizzo della nuova portaerei Cavour. E proprio quest'ultima sarebbe stata la strada ritenuta fino all'ultimo più percorribile, nell'ambito di una joint venture proprio con il Brasile, che avrebbe contribuito con personale e elicotteri.
Al Coi, il Comando operativo interforze, la struttura della Difesa che pianifica le varie missioni, sono state ore di febbrile attività. Tutto ciò mentre La Russa si confrontava con Berlusconi e, probabilmente, con altri ministri.
Nel pomeriggio si è però appreso che la missione era abortita. Notizia che è stata poi confermata dallo stesso ministro della Difesa. "L'ipotesi di inviare una nave, che ha avuto origini anche da un'ipotesi brasiliana che ci aveva chiesto di cooperare, è stata esaminata attentamente, anche con il presidente del Consiglio. Ma le navi ci metterebbero da 10 a 20 giorni, a seconda del tipo. E a quel punto, probabilmente, i soccorsi americani e dei paesi più vicini sarebbero già stati utili, più di quanto potremmo fare noi". E dunque, "alla fine, almeno in questa prima fase, tranne se ci fosse una necessità futura diversa, non riteniamo l'invio di una nave la soluzione più efficace". Secondo il ministro "è meglio concentrare gli sforzi sui mezzi aerei e più immediati".
La portaerei Cavour, che si trova alla Spezia, avrebbe effettivamente impiegato 10 giorni per raggiungere Haiti, dove sono già arrivate e stanno affluendo diverse altre navi. Ma alle ragioni illustrate da La Russa se ne deve molto probabilmente aggiungere un'altra, forse determinante, legata all'alto costo che avrebbe comportato l'operazione. Soprattutto se la scelta fosse caduta proprio sul Cavour, un bestione da 27 mila tonnellate, con alloggi per 1.200 persone. Una considerazione che qualcuno deve aver fatto pesare nel corso delle "attente valutazioni" che sono state fatte e alle quali si è riferito anche La Russa.
Non per questo, però, le Forze armate italiane non faranno la loro parte. Come ha detto il ministro, fin da subito si sono mobilitate e l'Aeronautica ha messo a disposizione due aerei: un Falcon, con l'advanced team coordinato dalla Protezione civile (e composto anche da militari) che è gia' sul posto e un C-130 con un ospedale da campo che dovrebbe arrivare domani. Il luogo dove installarlo è gia' stato individuato dal team della protezione civile: si tratta dell'ospedale Saint Damien, gestito dall'italiana Fondazione Rava e specializzato nella cura dei bambini. Inoltre, un reparto del Genio dell'Esercito - il 2° reggimento di Trento - è stato messo in preallarme: si parla di una compagnia (tra i 100 e i 200 uomini) che potrebbe intervenire per la rimozione delle macerie, ripristinare la viabilità ed altri interventi, con buldozer, escavatori, mezzi campali e gruppi elettrogeni.(ANSA)

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