Roma, 6 mar - “Dei circa 67mila detenuti oggi presenti nelle 206 carceri italiane, uno su 3 è straniero, uno su 4 è tossicodipendente e considerevole è anche la percentuale di detenuti con malattie mentali. Tutto questo va ad aggravare le già pesanti condizioni lavorative delle donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, oggi sotto organico di ben 5mila unità. Il dato importante da considerare è che i detenuti affetti da tossicodipendenza o malattie mentali, come ogni altro malato limitato nella propria libertà, sconta una doppia pena: quella imposta dalle sbarre del carcere e quella di dover affrontare la dipendenza dalle droghe o il disagio psichico in una condizione di disagio, spesso senza cure adeguate e senza il sostegno della famiglia o di una persona amica. Forse è il caso di ripensare il carcere proprio prevedendo un circuito penitenziario differenziato per questi tre tipi di detenuti.”E’ quanto si chiede Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione di Categoria, presentando il Convegno nazionale che il SAPPE e l’Associazione Nazionale Funzionari Polizia Penitenziaria ANFU terranno a Roma lunedì 8 marzo prossimo a partire dalle ore 15 presso la Scuola di Formazione ed Aggiornamento del Personale di Polizia Penitenziaria in Via di Brava n. 99 sul tema: “Immigrazione e Tossicodipendenza. Pena, Carcere e Territorio – Riorganizzazione della Polizia Penitenziaria”.
Al Convegno parteciperanno ed interverranno, tra gli altri, il Sottosegretario alla Giustizia Giacomo CALIENDO, il Segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati Giuseppe CASCINI, il Capo dell’Amministrazione Penitenziaria Franco IONTA e quello della Giustizia Minorile Bruno BRATTOLI, esponenti di Associazioni del volontariato impegnate in carcere quali Comunione e Liberazione, Comunità di S. Egidio e Comunità Villa Maraini.
Aggiunge Capece: “Nonostante l’Italia sia un Paese il cui ordinamento è caratterizzato da una legislazione all’avanguardia per quanto riguarda la possibilità che i tossicodipendenti possano scontare la pena all’esterno, oggi sono circa il 25% del totale della popolazione detenuta. E’ infatti previsto che i condannati a pene fino a sei anni di reclusione, quattro anni per coloro che si sono resi responsabili di reati particolarmente gravi, possano essere ammessi a scontare la pena all’esterno, presso strutture pubbliche o private, dopo aver superato positivamente o intrapreso un programma di recupero sociale. Nonostante ciò queste persone continuano a rimanere in carcere. Un’altra soluzione per deflazione le carceri italiane che da tempo suggerisce il SAPPE è quella di espellere i detenuti stranieri e favorire al contempo la circolarità di quelli comunitari ristretti in Italia, facendo scontare loro la pena nelle carceri dei Paesi di provenienza. E anche di questo dibatteremo lunedì pomeriggio nel convegno che SAPPE ed ANFU hanno organizzato a Roma”. Condividi
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