Roma, 17 feb - “Abbiamo tutti il massimo rispetto umano e cristiano per il dolore dei familiari dei detenuti che nel corso degli anni sono deceduti in carcere. Ma non possiamo accettare una falsa rappresentazione delle carceri italiane come luogo fuori dalle regole democratiche e dal rispetto dei diritti umani in cui quotidianamente e sistematicamente avvengono violenze in danno dei detenuti ed ogni decesso è quindi sospetto. Non accettiamo che al duro, difficile e delicato lavoro che quotidianamente le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria svolgono con professionalità, zelo, abnegazione e soprattutto umanità vengano associati i terribili vocaboli di violenza, indifferenza, cinismo e omertà. Non è la politica che deve dare giudizi superficiali o attribuire frettolosamente responsabilità, ma la Magistratura che deve accertare - come sempre con serenità, equilibrio e pieno rispetto dei valori costituzionali - gli elementi di cui è in possesso quando si verificano in carcere questi tragici eventi critici”.E' quanto dichiara Donato CAPECE, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, la prima e più rappresentativa organizzazione dei Baschi Azzurri, in relazione alla conferenza stampa tenuta al Senato di Radicali e dalle Associazioni dei detenuti sulle morti in carcere.
“Noi, che rappresentiamo il primo e più rappresentativo Sindacato della Polizia Penitenziaria, siamo i primi a chiedere che il carcere sia una casa di vetro, perché non abbiamo nulla da nascondere. Ma non è accettabile il gioco al massacro dell’onorabilità della Polizia penitenziaria e dei suoi appartenenti. E’ dovere della Magistratura (alla quale rinnoviamo la nostra totale fiducia) accertare eventuali comportamenti contrari alle leggi. Senza ombra di dubbio alcuna, si pone al di fuori della legittimità e deve essere penalmente e disciplinarmente punito chi eventualmente pone in essere atti violenti nei confronti di detenuti. E questo a tutela dell’onorabilità dell’Istituzione penitenziaria, del Corpo di Polizia e dei suoi appartenenti che svolgono ogni giorno un lavoro duro e difficile con alta professionalità e non comune senso del dovere. Ci offendono le sollecitazioni a fare piena luce su alcune morti avvenute in carcere (tanto più se, come in alcuni casi, avvenute molti anni fa) quasi a instillare il dubbio (a gente che nulla sa di carcere e delle reali dinamiche penitenziarie) che questi tragici eventi fossero stati seguiti e gestiti con leggerezza e disinteresse o, peggio ancora, con omertà. Ed è sconfortante e squalificante che vi si addirittura una parte politica - ben precisa ed identificabile - che tenti di mettere ‘etichette di partito’ sul dramma ed il dolore di tante famiglie.”
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