Tolta la scorta davanti alla villa di Calderoli. Siulp: costi per 900mila euro

calderoli-scortaPresidio fisso di 8 agenti dopo le frasi anti-Maometto. Roma, 20 ago – (di Alberto Custodero) È stata tolta, ieri, la scorta di otto uomini, che presidiava 24 ore al giorno, la villa dell’ex ministro leghista Roberto Calderoli sui colli di Mozzo, in provincia di Bergamo, proprio mentre infuria la polemica sui costi per la protezione dei politici. La scorta a Calderoli è stata tolta su decisione del Comitato per la sicurezza, d’accordo con l’interessato per motivi non collegabili al caso Fini. L’esponente leghista era stato protetto dopo le minacce ricevute per aver esibito al Tg1 una maglietta con una vignetta satirica su Maometto. Quella sua esibizione, avvenuta il 15 febbraio del 2006, suscitò una violenta protesta davanti al Consolato Italiano di Bengasi, in Libia, e la polizia libica sparò sulla folla, uccidendo 11 manifestanti. Calderoli fu minacciato da organizzazioni islamiste.

Ma il pericolo – tenuto conto della caduta di Gheddafi – deve essere venuto meno se il prefetto di Bergamo ha deciso di revocare la protezione. Il presidio fisso davanti alla villa vedeva impegnati ogni giorno otto uomini delle forze dell’ordine, suddivisi a coppie su quattro turni di sei ore ciascuno. Agli uomini del presidio sono da aggiungere altri otto agenti, quattro a Roma, quattro a Bergamo, che fanno parte della scorta personale del senatore e che sono stati confermati. Un dispiego di mezzi che aveva scatenato le proteste dei sindacati di polizia Ugl e Siulp: solo negli ultimi due anni era costato 900mila euro. Non si placa, intanto, la bufera sulla scorta di Fini, alloggiata in un albergo di Orbetello in nove stanze prenotate per due mesi e mezzo e costate, secondo il quotidiano Libero, 80 mila euro. Ieri è stato il Giornale a sollevare il dubbio che in quelle lussuose camere possano essere stati ospitati i familiari dei poliziotti della scorta. «È vero che nel famoso albergo di Orbetello alloggiavano i parenti dei body guard di Fini? È menzogna giornalistica? rispondere prego», rilancia su Twitter, Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra. E a rispondere ci pensa il portavoce del presidente della Camera. «È una volgare menzogna – dichiara Fabrizio Alfano – gli agenti si sono rivolti a un legale per sporgere querela». Gli «angeli custodi» di Fini (9 contro i 20 di Schifani e i 30 di Monti), a luglio hanno arrestato un pregiudicato che voleva aggredire sotto casa il leader di Fli. Il «gruppo di lavoro» del Viminale, presieduto da Bruno Frattasi, inizierà a lavorare da oggi con il capo della Polizia Manganelli per riportate l’Italia in linea con gli altri Paesi.

Negli Usa hanno diritto a una scorta permanente presidente e vice-presidente, in Germania (i cui costi ricadono sul bilancio federale) il capo dello Stato, il presidente del Bundestag, e i ministri. In Francia il presidente dell’Assemblea nazionale e del Senato hanno solo una guardia del corpo e un autista. «È un retaggio tutto italiano», ammette il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino. (La Repubblica)

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