TFS: trattenuta del 2,50% sullo stipendio. Il ministero dell’Interno: è legittima

ministero-internoRoma, 12 apr – La Direzione centrale per le Risorse Umane del Ministero dell’Interno – Dipartimento di Pubblica Sicurezza, ha emanato due giorni fa una nota esplicativa a seguito dei “numerosi atti di diffida” che stavano giungendo da parte dei poliziotti in merito ad una presunta illegittima trattenuta stipendiale del 2,50 per cento ai fini del TFS (Trattamento di Fine Servizio). Di seguito il testo integrale della nota a firma del Direttore centrale, disponibile per il download in calce all’articolo.

In relazione ai numerosi atti di diffida che stanno pervenendo a questo Servizio, volti ad ottenere la cessazione del prelievo della trattenuta mensile del 2,50 per cento sull’80 per cento della retribuzione lorda dei dipendenti, si rappresenta quanto segue.

Si evidenzia, innanzitutto, che le novità legislative introdotte con il decreto-legge 30 maggio 2010, n.78, convertito con modifiche nella legge 30 luglio 2010, n.122, menzionate negli atti di diffida di cui sopra, non hanno apportato alcuna modifica alle disposizioni contenute nell’art. 37 del D.P.R. 29 dicembre 1973, n.1032, recante “Testo unico delle norme sulle prestazioni previdenziali a favore dei dipendenti civili e militari dello Stato”.
In particolare il summenzionato articolo 37 prevede il versamento del contributo previdenziale obbligatorio da parte dell’Amministrazione cui il dipendente appartiene, e stabilisce che la stessa debba rivalersi sul dipendente nella misura del 2,50 per cento della base contributiva indicata nel successivo articolo 38.

Il comma 10 dell’art.12 del D.L. 78/2010 ha apportato alcune modifiche nel computo dei trattamenti di fine servizio a decorrere dalle anzianità contributive maturate dal 1.1.2011, prevedendo che lo stesso debba essere effettuato secondo le regole di cui all’ articolo 2120 del codice civile, con applicazione dell’aliquota del 6,91 per cento alla retribuzione contributiva utile ai fini del TFS per ciascun anno di servizio.

Tali novità in materia di trattamento di fine servizio sono state chiaramente esplicitate dall’INPDAP con circolare 8.10.2010, n.17, il cui contenuto è stato tra l’altro richiamato nella circolare del Servizio Trattamento Pensioni e Previdenza di questo Dipartimento n. 333/H/G47 del 22 novembre 2010.

In particolare nelle suddette circolari è stato precisato che, al momento della cessazione del servizio, ai soggetti che possono vantare al 31 dicembre 2010 un’anzianità utile all’ erogazione di un TFS, sarà erogata una prestazione costituita dalla somma di due quote, la prima il cui calcolo sarà effettuato secondo le regole stabilite dal D.P.R. 1032/1973, la seconda con l’applicazione delle regole previste dall’art. 2120 del Codice Civile.

L’Ente previdenziale ha inoltre precisato che “nulla cambia circa le modalità di finanziamento delle competenti gestioni dell’istituto rimanendo confermato il contributo alle gestioni ex ENPAS (di cui fa parte anche il personale della Polizia di Stato) ed ex INADEL secondo l’attuale ripartizione in quote a carico del lavoratore e del datore di lavoro”.

Si ritiene utile evidenziare, infine, che la sentenza del TAR per la Calabria, Sezione di Reggio Calabria, citata anch’essa nel preambolo degli atti di diffida e riferita ad un ricorso del personale appartenente alla magistratura, non risulta essere definitiva ma si limita ad accogliere la censura, per la parte relativa al menzionato prelievo del 2,50 per cento sull’80 per cento della retribuzione, “previo accertamento dell’illegittimìtà”.

Tutto ciò premesso, allo stato attuale, tenuto conto che, le disposizioni contenute nel summenzionato art. 37 del D.P.R. 1032/1973 risultano tutt’ora vigenti, e che l’Ente previdenziale competente in materia contributiva non ha impartito disposizioni contrarie, non si ravvede alcun indebito prelevamento dì somme da parte di questa Amministrazione ai dipendenti della Polizia di Stato in attività di servizio. pdf Download nota esplicativa del Ministero dell’Interno

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