Tesoretto da 3 miliardi nel FUG ma a Polizia e Magistratura solo 63 milioni

polizia-poveraRoma, 16 feb – «Mentre nella Questure manca persino la carta per fare le fotocopie, mentre le volanti restano in garage perché senza benzina o per mancanza di manutenzione, mentre i poliziotti sono costretti ad anticipare di tasca propria i soldi per le missioni o per strumenti di lavoro, scopriamo che un tesoretto di tre miliardi di euro, che dovrebbe essere destinato proprio al funzionamento dei comparti Sicurezza e alla Giustizia, viene tenuto nascosto e bloccato dagli alti burocrati della Ragioneria dello Stato».

E’ quanto afferma Franco Maccari, Segretario Generale del COISP– il Sindacato Indipendente di Polizia

In effetti, lo scorso 10 gennaio, i parlamentari Costa e Pagano (NCD) depositavano un’interpellanza urgente per conoscere l’ammontare esatto delle risorse gestite dal Fondo Unico di Giustizia e il loro effettivo utilizzo.

A rispondere all’interpellanza il viceministro dell’Economia e delle Finanze Luigi Casero, che illustra dapprima i dati e poi una serie di desolanti intralci burocratici che hanno come risultato quello di far arrivare con il contagocce i denari sottratti al crimine. Leggiamo quindi l’elaborata risposta di Casero.

Signor Presidente, con il documento ispettivo in esame, gli interpellanti chiedono di conoscere: a quanto ammonti l’attuale consistenza del Fondo Unico Giustizia (FUG); quali somme e verso quali destinazioni siano state erogate dal 1o gennaio 2012 ad oggi; quali sono gli ostacoli e come si immagina di superarli, che impediscono la piena utilizzazione delle risorse finanziarie del Fondo.

In relazione al primo quesito, in attesa del consolidamento dei dati della chiusura contabile di fine anno – che saranno inseriti nel Rendiconto annuale della gestione del FUG, da approvare entro il 30 aprile 2014, …. la stima più aggiornata attualmente disponibile è quella alla data del 30 novembre 2013, alla quale la consistenza del FUG era, al netto di circa 415 milioni di risorse sequestrate e non confiscate – già versate comunque nel tempo allo Stato…. – di circa 978 milioni di risorse liquide e di circa 2,1 miliardi di risorse non liquide.

Occorre preliminarmente indicare di seguito i motivi per i quali non si provvede alla immediata devoluzione degli interi importi, principalmente legati a quanto la normativa attuale consente. Nel Fondo Unico Giustizia, infatti, confluiscono risorse sequestrate, che, in quanto tali, non sono di proprietà dello Stato, poiché il FUG è un Fondo ad incertam personam, nel quale le risorse giacciono fin quando un nuovo provvedimento dell’autorità giudiziaria non ne disponga la confisca e quindi il dissequestro. Pertanto, è soltanto per effetto di un’eventuale successiva sentenza di condanna passata in giudicato e di un provvedimento di confisca che le risorse fuoriescono dal FUG e possono essere acquisite al patrimonio dello Stato.

Tecnicamente, quindi, soltanto una volta disposta e comunicata la confisca dal competente ufficio giudiziario, Equitalia giustizia è in grado di versare le somme confiscate al bilancio dello Stato, al quale è inoltre versata una quota delle risorse sequestrate disponibili per massa, determinata annualmente con decreto ministeriale, in base a criteri statistici e con modalità rotativa…..

In proposito si rappresenta che i proventi connessi ai sequestri, per loro natura, non dovrebbero potere essere versati al bilancio dello Stato, a causa della loro provvisorietà e del fatto che potrebbero essere restituiti al titolare originario, in caso di revoca della misura. Viene presentata una tabella e adesso sintetizzerò i dati, comunicati da Equitalia Giustizia, delle somme versate al bilancio dello Stato nel 2012 e nel 2013.

I versamenti allo Stato per provvedimenti dell’autorità giudiziaria – quindi, confische –, che vengono poi automaticamente versati, sono 82.478.000 euro circa nel 2012 e 75.026.000 euro nel 2013, per un totale nel biennio 2012-2013 di circa 157.504.000 euro. I versamenti allo Stato per somme sequestrate….. quindi quelli sequestrati e in parte versati con i criteri statistici, sono 72.280.000 euro nel 2012, non c’è ancora la cifra per il 2013.

I versamenti allo Stato per utile della gestione finanziaria del FUG sono 14.422.000 euro nel 2012 e 23.058.000 euro nel 2013. In relazione alle destinazioni, a partire dall’anno 2012, come chiedeva l’interpellante, si indicano i dati forniti dal Ministero dell’interno e dal Ministero della giustizia. Le somme, per quanto riguarda il Ministero dell’interno, nel 2012 sono 37.294.000 euro, di cui spettano al Dipartimento della pubblica sicurezza 29.413.000 euro e, nel 2013, 35.417.000 euro, di cui spettano al Dipartimento della pubblica sicurezza 24.000.000 di euro.

Per il Ministero della giustizia le somme iscritte al capitolo 1537, afferenti al FUG, sono, per il 2012, 24.000.000 di euro e per il 2013, anche relativamente all’ultimo bimestre 2012, sono 28.400.000 euro. Per completezza, si deve anche considerare che, per entrambi gli esercizi finanziari 2011 e 2012, le assegnazioni sono state fatte al netto degli oneri…., relativo alle agevolazioni fiscali per la mediazione civile, per un totale di circa 20.300.000 euro.

Le risorse sono state sempre impiegate per far fronte alle spese di funzionamento dell’amministrazione, e, dunque, per le esigenze strutturali di efficiente funzionamento dell’organizzazione giudiziaria nel suo complesso. Quanto agli ostacoli che impediscono l’integrale sfruttamento delle risorse del Fondo, essi sono stati ampiamente verificati in seno ad un tavolo tecnico coordinato lo scorso anno dal Ministero dell’economia e delle finanze, all’esito del quale si è convenuto sull’impossibilità di una utilizzazione proficua delle risorse finanziarie del FUG mediante l’alienazione della relativa componente titoli. Il tema della vendibilità dei titoli sequestrati impatta, quindi, da un lato, con la necessità di tutelare le posizioni giuridiche soggettive degli imputati non condannati con sentenza definitiva – quindi rientriamo nel campo delle somme sequestrate e non confiscate – e, dall’altro, con quella di verificare le modalità di restituzione delle somme ricavate dalla vendita dei titoli già sequestrati, nel caso di dissequestro. Estremamente complessa appare, a monte, la stessa selezione dei titoli vendibili e la determinazione del prezzo di vendita, di talché è stata ipotizzata la vendita dei soli titoli quotati, considerato che, per quelli non quotati, la congruità del prezzo di vendita sarebbe contestabile per definizione, con conseguenti elevati rischi di contenzioso, in caso di successivo dissequestro.

Da ultimo, deve precisarsi che la normativa vigente (articolo 6, comma 21-quinquies, del decreto-legge n.78 del 2010, convertito dalla legge n.122 del 2010, e articolo 10, comma 21, del decreto legge n.98 del 2011, convertito dalla legge n.11 del 2011) ha subordinato la possibilità di vendita degli strumenti finanziari sequestrati all’adozione di un successivo decreto del Presidente del Consiglio, che ne avrebbe dovuto determinare termini e modalità. Tale decreto, per tutte le difficoltà operative, che sono state sopra menzionate e che riguardano le norme contenute nella legge, non è ancora stato attuato.

La risposta del viceministro sembra non aver soddisfatto il COISP che a tale proposito chiede «che vengano chiamati a rispondere delle proprie responsabilità gli alti burocrati probabilmente strapagati che, fuori da ogni controllo, con inefficienza ed irresponsabilità hanno causato un danno enorme al Paese».

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