Sicurezza: tra prefetture e questure il governo taglia 70 sedi

PrefetturaRoma, 3 dic – Dopo il taglio delle province, la scure si abbatte su prefetture e questure. Il governo taglia almeno 70 strutture e i sindacati di polizia già sono in rivolta. Il regolamento che attua la legge approvata nel luglio scorso arriva in consiglio dei ministri e segna una vera e propria rivoluzione per forze dell’ordine e Vigili del Fuoco. Anche perché, dopo il parere del Consiglio di Stato e delle commissioni parlamentari, entra subito in vigore. Per sostituire gli uffici chiusi si istituiscono i «Presidi territoriali» che però potranno essere al massimo 18.

Maggiori poteri vengono assegnati a prefetti che diventano «rappresentanti dello Stato sul territorio». Secondo i calcoli già fatti dai «tecnici» del Viminale il taglio immediato delle spese sarà pari a 5 milioni e 700 mila euro, mentre il resto dei risparmi arriverà grazie al riordino di strutture e personale e dovrà essere «pari al 20 per cento». Secondo la relazione che illustra il provvedimento «non saranno alterati i livelli di sicurezza», ma proprio su questo le rappresentanze dei lavoratori sono pronte a dare battaglia.

Riordino in 14 articoli

Il regolamento che sarà esaminato mercoledì riorganizza gli uffici seguendo lo schema già previsto per la riduzione delle province che passano da 86 a 51. E dunque sono 35 le prefetture e altrettante le questure che dovranno sparire. Al loro posto è stata prevista l’istituzione di 18 Presidi che dovranno garantire, come viene specificato nella relazione
«di mantenere invariati i servizi ai cittadini con riferimento alle esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, del soccorso pubblico e della garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali». L’obiettivo, così come viene specificato nel provvedimento, sono «gli esiti positivi per la finanza pubblica derivanti dal fatto che il nuovo disegno organizzativo, caratterizzato da elementi di flessibilità, comporterà, senza alterare i livelli di sicurezza per i territori, una diversa articolazione territoriale delle strutture a cui potranno conseguire risparmi e ottimizzazioni della spesa pubblica in termini di impiego delle risorse umane, strumentali e logistiche».

Prefetti e questori

Al prefetto nuovi e più incisivi poteri perché «opera quale soggetto garante delle politiche di coordinamento dell’azione amministrativa sul territorio, secondo criteri di collegialità e raccordo, e nel rispetto dei principi di leale cooperazione e di sussidiarietà. A tal fine si pone inoltre quale recettore istituzionale delle istanze e delle esigenze rappresentate dal territorio e dalle rispettive comunità, attraverso l’istituzione del nuovo Ufficio unico di garanzia dei rapporti tra i cittadini e lo Stato». Nelle strutture periferiche ci sarà invece, come prevede l’articolo 7 del regolamento, «il prefetto presidiario coadiuvato ai fini della tutela dell’ordine e della sicurezza da un comitato territoriale dell’ordine e della sicurezza pubblica, con funzioni consultive, composto dal questore presidiario e dai responsabili delle articolazioni periferiche delle altre Forze di polizia e a cui partecipano i sindaci dei comuni compresi nello specifico ambito territoriale, quando siano interessati possono partecipare i componenti dell’ordine giudiziario, d’intesa con il procuratore della Repubblica competente». Nel provvedimento viene specificato che questa collaborazione sarà garantita anche da «articolazioni dell’Arma dei carabinieri e del Corpo della guardia di finanza».

I tagli alle spese

Nella relazione l’esempio pratico sui risparmi fa riferimento all’affitto degli immobili. Attualmente «risulta un onere finanziario per la locazione pari a 35 milioni e 867 mila euro. Dunque un costo medio pari a 338 mila euro per ogni prefettura. Con l’accorpamento si può arrivare a 17 milioni e 256 mila euro, mentre i Presidi costeranno 6 milioni di euro e
dunque il risparmio è quantificabile in 5 milioni e 700 mila euro». Il taglio del 20 per cento si dovrà invece ottenere «attraverso la gestione comune del personale, dei sistemi informativi automatizzati, dei contratti e attraverso il vincolo dell’utilizzazione in via prioritaria di beni immobili di proprietà pubblica».

La battaglia sindacale

In relazione alle dichiarazioni rilasciate sabato dal Ministro Cancellieri, con le quali ha affermato che rispetto alla chiusura di 38 Questure “non ci sono malumori tra i poliziotti perché stiamo facendo cose interessanti come lo sblocco del turn over”, Romano (SIULP), Tanzi (SAP), Mazzetti (UGL POLIZIA DI STATO) e Innocenzi (CONSAP), non nascondono la loro irritazione rispetto all’infondatezza delle dichiarazioni del Ministro, che ritengono una vera e propria provocazione al personale in uniforme che, tra mille difficoltà e attacchi gratuiti e violenti senza nemmeno essere pagato per quello che sta facendo, garantisce la democrazia e la salvaguardia dell’ordine e della sicurezza pubblica.

«Se non ci fosse stato un incontro specifico in materia nel corso del quale (in rappresentanza di oltre il 70% dei poliziotti, a cui si sono aggiunte altre sigle), abbiamo esposto la nostra ferma contrarietà alla chiusura delle Questure, avremmo potuto pensare ad una vera e propria volontà del Ministro di provocare i servitori dello Stato. A suo favore resta soltanto una possibilità, sottolineano i sindacalisti, e cioè quella che il Ministro, avendo abbandonato per impegni istituzionali la riunione prima che terminasse, sia stata male informata dai suoi più stretti collaboratori, che hanno proseguito l’incontro, in merito alle lamentele esposte dai rappresentanti sindacali».

«Delle due l’una: se è stata male informata il Ministro deve immediatamente correre ai ripari e cambiare i suoi stretti collaboratori poiché la inducono a gravissimi errori su un tema delicatissimo ed esclusivo; se invece è stata informata correttamente, allora siamo di fronte ad una vera e propria provocazione che i poliziotti italiani, in nome del diritto alla sicurezza dei cittadini, non possono far cadere. Per questo sarà manifestazione. Perché i poliziotti sono stanchi, demotivati, maltrattati e pure non pagati, per dirla in una sola parola sono incazzati. Tutto il resto è provocazione e demagogia irresponsabile».

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