Sicurezza: studio fondazione ICSA, obiettivo razionalizzazione delle risorse

auto-polizia4Le proposte: dalle scorte alla sicurezza privata. “Tagli al comparto non con l’accetta ma con il bisturi”. Roma, 3 giu – ”L’obiettivo è arrivare alla sicurezza partecipata. La sicurezza interna si realizza con il contributo di tutti, ognuno con le proprie competenze. Occorre insistere sulla prevenzione: più ci saranno scuole e fabbriche e meno, domani, saranno necessari commissariati di polizia e prigioni”. Francesco Carrer, criminologo ed esperto per il Consiglio d’Europa sui temi relativi alla sicurezza e alla criminalità, riassume così all’Adnkronos le proposte di razionalizzazione e coordinamento delle competenze in materia di sicurezza interna, stilate dalla Fondazione Icsa, presieduta da Marco Minniti. Si va dal sistema delle scorte alla revisione della legge sulla “sicurezza privata”, alla stesura di un “Libro bianco sulla sicurezza interna”, per avere un quadro dello stato dei fatti e prevedere quelle che potrebbero essere le esigenze future”. Il documento, che arriva dopo una riflessione durata circa un anno per l’equipe di 8 esperti dell’Icsa, tra i quali il generale Leonardo Tricarico, coordinati dallo stesso Carrer, analizza gli scenari e le minacce legate alla criminalità ribadendo le competenze esclusive dello Stato in materia di ordine pubblico e di pubblica sicurezza rispetto alla sicurezza urbana. ”Lo studio – spiega Carrer -vuole essere un contributo a pensare la sicurezza interna. Vorremmo che i tagli al comparto non fossero realizzati con l’accetta ma con il bisturi, ovvero attraverso risparmi”. ”L’obiettivo – rimarca il consigliere scientifico della Fondazione Icsa – è razionalizzare la materia della sicurezza per renderla più aderente alle mutate esigenze della società. Vanno pianificate le attività con una puntuale definizione di regole, compiti e funzioni per le diverse forze di polizia”.

Favorire la mobilità professionale e la possibilità di transito fra corpi e ministeri

Tra le proposte dell’Icsa per coordinamento delle competenze in materia di sicurezza interna, anche ”rafforzare la complementarietà Polizia-Arma dei Carabinieri, aumentare la razionalizzazione e ridurre le duplicazioni e le ridondanze” che sono ”causa di costi evitabili nel settore della logistica e delle specializzazioni”. Ma non solo. Lo studio della Fondazione presieduta da Minniti, propone infatti di ”favorire la mobilità professionale e le possibilità di transito fra Corpi e ministeri, oltre che negli impieghi civili all’interno dello stesso ministero di appartenenza”. Così, si legge nel documento, ”un impiegato civile proveniente da una Forza di polizia sarà più adatto a ricoprire determinati ruoli e non necessiterà di ulteriore formazione”. Inoltre occorrerebbe ”ripristinare le ridotte mansioni d’ufficio. Ciò consentirebbe di disporre di personale operativo che sia realmente tale e che possa essere impiegato a tutto campo senza limitazioni di sorta”, e ”ricollocare le migliaia di sottufficiali ed equivalenti in esubero”. Una delle indicazioni che arriva dallo studio, è poi quella di ”ridurre l’obbligo di arruolamento di volontari a ferma breve provenienti dalle Forze armate, ripristinando concorsi esterni anche su base inter-regionale, per facilitare un maggior contatto geografico con la popolazione e limitare le richieste di avvicinamento alle regioni di origine”. Per la Polizia di Stato, invece, l’Icsa suggerisce di ”potenziare l’impiego di personale civile per le attività di Polizia amministrativa e sociale, recuperando all’attività operativa parte di coloro che oggi vi sono addetti”.

Potenziamento dell’attività di intelligence per l’attività di prevenzione

Capitolo a parte la revisione del sistema delle “scorte”. Sarebbe necessaria, segnala l’Icsa, ”una rivisitazione globale della dottrina, non solo rispetto all’impiego defatigante di migliaia di uomini per la tutela di obiettivi fissi e mobili, ma anche in relazione a una più attenta classificazione di tali obiettivi, unitamente al potenziamento dell’attività di intelligence ai fini dell’attività di prevenzione”. La razionalizzazione dell’attuale sistema delle scorte appare ”prioritaria ai fini di una verifica della spesa, della realizzazione di significative economie di personale e di aumento della sicurezza dell’intera collettività”. Nell’ottica di una rimodulazione del sistema sicurezza, l’Icsa segnala anche la necessità di rivedere la legge sulla sicurezza privata, il cui personale – spiega il rapporto della Fondazione – ”se correttamente selezionato, formato e impiegato, rappresenta, come già accade in molte realtà straniere, un importante supporto alle Forze di polizia nel campo della sicurezza interna e consente di ridurre drasticamente l’impiego anomalo di queste ultime”. A questo proposito si potrebbe valutare ”l’opportunità di istituire istituti secondari dedicati alla specializzazione della sicurezza (sull’esempio del Que’bec), da considerare come base comune da cui accedere ai concorsi per le Forze di polizia o per le società di sicurezza privata, o di facilitare a tutti i giovani l’accesso alle Forze di polizia in nome dell’uguaglianza delle opportunità (sull’esempio dei Cadets de la Republique e dei Corsi preparatori integrati della Polizia francese).

Arruolamento del personale: DIS, AISE e AISI avvenga dall’esterno

Il rapporto dell’Icsa propone inoltre di ”evitare per quanto possibile l’impiego di militari delle Forze armate per il pattugliamento dei centri urbani, fine a se stesso, poco influente sulla sicurezza reale e talora negativo sul piano della sicurezza percepita (Operazione Strade sicure). In linea più generale, – rimarca lo studio – evitare l’anomalia dell’intervento delle Forze armate se non quando si rendano indispensabili contributi di sorveglianza di obiettivi fissi”. Al centro della proposta dell’Icsa anche la possibilità di ”prevedere che l’arruolamento del personale impiegato nel sistema di intelligence (Dis, Aise e Aisi) avvenga prevalentemente per arruolamento dall’esterno, al fine di non depauperare il patrimonio del personale delle Forze di polizia e delle Forze armate, rivedendo l’attuale sistema delle indennità oggi previste, particolarmente incentivante”. Lo studio traccia infine quelli che potranno essere gli scenari che, a breve e medio termine, le forze di polizia saranno chiamate ad affrontare. Fari puntati anzitutto su centri storici e periferie: ”Da tempo – scrive l’Icsa – ospitano in maniera inadeguata immigrati regolari ed irregolari, tendnedo a rappresentare vere e proprie enclave di tutti i problemi sociali e criminali delle nostre città. Anche se per il momento non hanno dato adito a fenomeni gravi di rivolta, come nelle realtà francesi e inglesi, il sistema della loro strutturazione potrà portare al costituirsi di veri e propri quartieri-ghetto, all’interno dei quali le seconde e terze generazioni di immigrati troveranno propri modelli di organizzazione e forme di integrazione devianti e criminali, ispirati anche a valori culturali e religiosi”. (Adnkronos)

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