Scontri di Roma: troppi uomini sotto i palazzi aspettando il blitz

black-blocUn militare contro 10 violenti, previsioni errate della sicurezza. Roma, 17 ott – Pochi uomini, pagati poco, male equipaggiati e con pochi mezzi a disposizione. Reparti dislocati in zone che da subito era chiaro che non sarebbero state interessate dal corteo, tantomeno dalle violenze. Previsioni delle attività info-investigative che hanno fallito, annunciando blitz violenti e improvvisi che non hanno avuto riscontro con la realtà. Dopo i temuti e in qualche modo previsti scontri di sabato scorso a Roma vanno sotto accusa le misure di sicurezza messe in campo. Atti vandalici gratuiti erano messi in conto, qualche “scaramuccia” con le forze dell’ordine anche, magari dei tafferugli o delle cariche. Ma trovarsi in piazza migliaia di manifestanti che si muovono secondo logiche paramilitari e hanno a disposizione oggetti da usare come vere armi, trovarsi di fronte al fatto che, dopo quanto accaduto 14 dicembre 2010 la capitale fosse ancora devastata dalla guerriglia urbana, era una possibilità che non si sarebbe dovuta verificare. Almeno nelle intenzioni di chi, da tempo, lavorava per gestire la manifestazione.

Da settimane arrivavano a Roma dispacci dalle Questure di tutta Italia sulla presenza di estremisti tra i manifestanti, mentre negli uffici della Questura della capitale si susseguivano i tavoli tecnici per approntare i dispositivi di sicurezza. Al Viminale poi si è riunito anche il Casa, il Comitato di analisi strategica antiterrorismo, dove polizia, carabinieri e rappresentanti Aisi e Aise avevano fatto un’analisi tecnica delle informazioni in mano all’intelligence. Che cosa, allora, non ha funzionato? Per gli scontri in Gran Bretagna della scorsa estate erano stati dispiegati nelle città diverse migliaia di poliziotti, a Londra per stroncare le violenze nei giorni più caldi erano addirittura 16mila. Sabato a Roma, numeri alla mano, ce n’erano circa 2mila, tra polizia, carabinieri, guardia di finanza e forestale. Troppo pochi, ma probabilmente tutti quelli a disposizione.

Uomini che poi – lamentano ogni giorno i loro sindacati – sono pagati poco, demotivati, con un equipaggiamento non all’altezza (si è visto con gli idranti). Anche domani i maggiori sindacati della polizia e dei vigili del fuoco scenderanno in piazza davanti alla Camera, al Senato e nelle principali piazze delle città italiane per chiedere ai cittadini un contributo per acquistare carburante da destinare alle volanti e agli automezzi. Il dispositivo messo a punto alla Questura di Roma parla di circa duemila uomini per gestire la manifestazione, dei quali poco meno della metà (circa 950) dislocati a protezione degli obiettivi sensibili e gli altri (circa mille) nella zona del corteo. Di questi ultimi però, solo poche centinaia erano schierati a seguire costantemente il corteo, posizionati a San Giovanni o immediatamente gestibili in caso di gravi disordini. Parliamo di 200/300 uomini: se, come ha detto il prefetto della capitale Giuseppe Pecoraro, i violenti erano “3-4.000 professionisti”, vuol dire che c’erano più o meno 10 estremisti per ogni appartenente alle forze dell’ordine. Per gli agenti una situazione troppo pericolosa, quasi impossibile da gestire, che sarebbe potuta ulteriormente degenerare ai loro danni.

Mentre a San Giovanni andava in scena la devastazione, molti di loro erano a protezione degli obiettivi sensibili nel centro storico: presidiavano sedi istituzionali, di governo, bancarie, ministeri, il Vaticano, ma anche Consob e Antitrust (20 uomini), uffici dei sindacati (40), della Protezione civile, di emittenti radiotelevisive (Rai anche a Saxa Rubra, Sky, Mediaset, Telecom) e qualcuno anche alla Equitalia-Gerit. Centinaia di uomini a proteggere i “palazzi” spesso anche molto lontani dalle zone calde della manifestazione. Certo i circa mille uomini dislocati nelle strade attraversate dal corteo sarebbero potuti bastare per arginare almeno le violenze più gravi, se non fosse che le forze dell’ordine erano prima di tutto schierate con sbarramenti fissi a bloccare il passaggio per strade e traverse (tra Via Cavour e i Fori Imperiali) che portavano verso quegli obiettivi sensibili già ben presidiati. Il timore più grande erano infatti i famosi ‘blitz’, le azioni improvvise di piccoli nuclei di manifestanti che staccandosi dal corteo principale potevano sparpagliarsi verso altri obiettivi.

Uno scenario già visto in precedenti occasioni e il piano di sicurezza era stato messo a punto proprio per limitare gli effetti di queste scorribande. Peccato che di blitz sabato scorso non ve ne siano stati, se mai una sorta di “battaglia campale”. Ma non è stata solo una questione di uomini. La “premessa” che ha giustificato il dispiegamento delle forze dell’ordine era, come si legge, che “si è appreso dalle attività info-investigative che non tutte le componenti del Coordinamento 15 ottobre hanno accolto con soddisfazione” il percorso prestabilito del corteo, “e da più parti è stata ventilata l’ipotesi di un tentativo di deviazione dallo stesso, presumibilmente all’altezza di Largo Corrado Ricci (ai Fori Imperiali, ndr), ovvero lungo l’itinerario per tentare di superare e/o aggirare gli sbarramenti delle forze dell’ordine”.

I responsabili della sicurezza si aspettavano cioè che arrivati ai Fori Imperiali i violenti tentassero l’assalto al centro storico e ai palazzi del potere, dirigendosi verso piazza Venezia invece che a San Giovanni. Una possibilità della quale si parlava sotto forma di “trattativa” nei giorni precedenti il 15. Forse quello di non fare blitz ma concentrarsi in un punto ben preciso è stato un colpo di scena dei manifestanti violenti, di certo una previsione sbagliata dall’alto che ha condizionato il piano d’azione delle forze dell’ordine. Quando a San Giovanni sono iniziati a volare sanpietrini, bombe carta, spranghe e bastoni era ormai troppo tardi per rimediare. (TMNews)

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