Poliziotto e la moglie confezionavano false prove, arrestati

auto-polizia4Centro della vicenda il suicidio della dirigente comunale Orsola Fallara. Reggio Calabria, 17 nov (di Alessandro Sgherri) – Fabbricavano false prove da esibire in inchieste giudiziarie. Poi si rivolgevano ai familiari di indagati, veri o ipotetici, chiedendo denaro in cambio dei documenti per alleggerire la loro posizione. Alla fine, però, la truffa è venuta fuori ed un poliziotto è stato arrestato dai carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria insieme alla moglie e ad un amico odontotecnico con le accuse di associazione per delinquere finalizzata alla violenza privata, tentata truffa, falso e sostituzione di persona.

A mettere in piedi il meccanismo truffaldino – dice l’accusa – è stato il vice sovrintendente della polizia Antonino Consolato Franco, di 51 anni, alla squadra mobile nel 2006; nel 2008 al Nucleo operativo di protezione di Reggio Calabria e poi trasferito ai servizi tecnici della Questura di Vibo Valentia quando l’inchiesta ha cominciato a delineare le sue responsabilità. L’uomo, con l’aiuto della moglie, Rosa Bruzzese, di 42 (ai domiciliari), dipendente di un negozio di telefonia, e di Angelo Belgio, di 40, fabbricava falsi documenti con timbri ora della Procura, ora della Questura, poi scriveva lettere anonime i familiari delle sue vittime. A cadere nella rete tesa da Franco, anche la dirigente dell’ufficio tributi del Comune di Reggio Orsola Fallara che si è suicidata nel dicembre scorso quando era indagata per abuso d’ufficio in relazione alla percezione di una somma di 750 mila euro.

Ben prima che la Procura la indagasse, però, nel 2008, il poliziotto aveva inviato, spedendola al fratello Paolo Fallara, una falsa ordinanza di custodia cautelare in cui spiccava il nome della dirigente. Tramite sms inviati da telefonini con schede intestate ad ignari utenti, i tre chiesero 30 mila euro per fornire ulteriori notizie e la data dell’esecuzione dell’arresto. Paolo Fallara, però, si rivolse ai carabinieri. I militari fermarono Franco e Belgio sul luogo in cui avrebbero dovuto incassare un anticipo di 13 mila euro. Il poliziotto si giustificò dicendo di essere con un informatore in cerca di notizie per la cattura di latitanti, ma i carabinieri non se la sono bevuta ed hanno scoperto anche le tentate truffe ai familiari di Alessandro e Giuseppe Marcianò, condannati all’ergastolo in appello per l’omicidio del vice presidente del Consiglio regionale Franco Fortugno, e di Mario Congiusta, padre dell’imprenditore Gianluca, ucciso a Siderno. Adesso, hanno spiegato il procuratore aggiunto, Ottavio Sferlazza, ed il comandante dei carabinieri, col. Pasquale Angelosanto, dall’analisi di agende e computer ”potrebbe emergere un quadro indiziario ancora più importante”. (ANSA)

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