Ilva, gli operai: qui sarà guerra, lo Stato cominci a mandare i militari. Faremo una rivoluzione

ilvaQui non c’è futuro, siamo disperati, conciliare a tutti i costi lavoro e salute. Taranto, 27 lug  (di Giacomo Rizzo) – Facce scavate e sguardi ruvidi. Accampati sull’asfalto, in attesa di una nuova marcia. I lavoratori dell’Ilva sono disperati. E pronti a tutto.

Hanno passato la notte per strada, presidiando le vie d’accesso alla città. Scioperano e urlano la propria rabbia. Difendono il posto di lavoro, hanno paura. E la paura può generare reazioni incontrollate. Tra il rischio di contrarre il cancro e lo stipendio fisso non hanno dubbi. «Se l’alternativa – sussurra uno dei lavoratori – deve essere ammalarci di tumore tra 20 anni o morire di fame tra un mese scelgo la prima strada. Intanto dobbiamo fare la spesa al supermercato e dare da mangiare alle nostre famiglie, poi si vedrà».

Indossano elmetti e tute da lavoro. Vogliono esorcizzare i cattivi pensieri. Ognuno ha una storia da raccontare. «Ho il mutuo e le bollette da pagare. Se l’Ilva chiude – protesta un altro operaio – per me non ci sarà futuro. Devo solo trovare un albero, la corda ce l’ho già: quella è l’unica soluzione». Sorridono in maniera nervosa, si confrontano con i sindacati e i toni si fanno duri. «Devono darci delle risposte. Non ce la facciamo più. Vogliamo tornare a lavorare». Si aggrappano alle bandiere e si confessano. Fianco a fianco. Come in una veglia di preghiera. «Abbiamo le nostre ragioni e i cittadini devono comprendere il nostro stato d’animo. Ci aspettiamo che le famiglie siano dalla nostra parte. Abbiamo una tremenda paura, non smetteremo di lottare fino a quando non ci daranno delle risposte giuste. E’ inammissibile chiudere la fabbrica».

Le parole come le pietre. «Siamo in mezzo a una strada. Il lavoro – si sfoga uno dei manifestanti – non c’è nemmeno al nord. Per mangiare dovremmo uscire dall’Italia. Ma lo sanno che stanno giocando sulla nostra pelle?». Si legge l’angoscia nei loro occhi. Migliaia di operai, padri di famiglia, chiedono alla proprietà dell’Ilva uno sforzo per rendere finalmente la fabbrica ecocompatibile. «Chiediamo a Riva, che è il nostro padrone, di mettere a norma l’azienda. Ha già investito tanto – aggiunge un operaio – ma forse ancora non basta. Sono 14 anni che lavoro in Ilva. Da 11 anni faccio il rappresentante sindacale e ho sempre combattuto per i lavoratori. Nessuno si aspettava una situazione del genere. Si è sempre detto: “l’Ilva è un colosso, non chiude, non può mai succedere una cosa del genere”, ma purtroppo la realtà è ben diversa». Disperati. E pronti a tutto.

«Sono disperato» confida un altro degli operai. «Ho due bambini piccoli e temo per il nostro futuro. Non so fino a quando riusciremo a stare qui in modo civile. Se, come si dice, spegneranno gli impianti, ci sarà una vera guerra. Secondo me lo Stato dovrà cominciare a mandare i militari qui perchè faremo una rivoluzione». E la mobilitazione continua, all’ombra delle ciminiere.(ANSA)

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