Gentiloni: prevenire fondamentalismo in carcere con formazione ad hoc della Polizia Penitenziaria e nuove assunzioni

gentiloni-minnitiRoma, 5 gen – «Da anni sosteniamo che per prevenire il problema del radicalismo islamico nelle carcere italiane, anche in relazione all’aumento delle presenze di detenuti stranieri di religione musulmana, bisogna potenziare una formazione ed un aggiornamento professionale “mirato” per le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria, che stanno in prima linea nelle carceri 24 ore al giorno. Colpevolmente non è stato fatto. Auspico che con il richiamo del Presidente del Consiglio Gentiloni non si perda ulteriore tempo e si predispongano urgenti interventi, a cominciare da corsi di apprendimento delle lingue straniere e di conoscenza religiosa».

E’ quanto afferma in una nota Donato Capece, segretario generale del SAPPE, sindacato della Polizia Penitenziaria.

«Aggiungo che – prosegue la nota -, come primo e più rappresentativo Sindacato della Polizia Penitenziaria, da più di vent’anni chiediamo la realizzazione di corsi ad hoc a fronte di un altissimo numero di detenuti stranieri presenti in Italia (ad oggi oltre 18.500) e nuove assunzioni di Agenti per sanare la carenza di organico di settemila unità. Lo abbiamo chiesto al Ministero della Giustizia ed al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, guidato da Santi Consolo, senza alcun riscontro».

«Noi, che rappresentiamo chi sta nella prima linea delle sezioni detentive, sappiamo bene che il carcere è un terreno fertile nel quale fanatici estremisti, in particolare ex combattenti, possono far leva sugli elementi più deboli e in crisi con la società per selezionare volontari mujaheddin da inviare nelle aree di conflitto, grazie ad un meticoloso indottrinamento ideologico. Non è infatti un caso la radicalizzazione di molti criminali comuni, specialmente di origine nordafricana, che pure non avevano manifestato nessuna particolare inclinazione religiosa al momento dell’entrata in carcere, che si sono trasformati gradualmente in estremisti sotto l’influenza di altri detenuti già radicalizzati».

«Eppure – sottolinea Capece -, nessuno ha raccolto mai i nostri appelli di avere una formazione e un aggiornamento professionale adeguato. Men che meno il DAP guidato da Santi Consolo. Ma, nonostante tutto, le donne e gli uomini appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria hanno fronteggiato e fronteggiano, nelle carceri italiane, il pericolo del radicalismo integralista ogni giorno, con professionalità e senso del dovere, anche attraverso il Nucleo Investigativo Centrale del Corpo, che è un settore di eccellenza anche in questo settore. Lo ha fatto e lo fanno, in carcere, le donne e gli uomini appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, che è l’unica Forza di Polizia del Paese competente nel settore».

Gentiloni: prevenzione, prevenzione, prevenzione

“Uno dei risultati più importanti” del lavoro della commissione sulla radicalizzazione – ha detto il premier – è aver appurato che “i percorsi di radicalizzazione si sviluppano soprattutto in alcuni luoghi, nelle carceri e nel web, più che in altri luoghi che abbiamo magari molto seguito negli scorsi anni o decenni. Non c’è un idealtipo uguale per ciascuno dei soggetti che si radicalizzano, sono situazioni molto diverse. Ma bisogna lavorare sulle carceri e sul web per la prevenzione”.Lo dice il premier Paolo Gentiloni dopo aver incontrato a Palazzo Chigi in una conferenza stampa con il ministro dell’Interno Marco Minniti dopo l’incontro con la Commissione di studio sul fenomeno della radicalizzazione e dell’estremismo jihadista.

LA CONFERENZA

 

“C’è una specificità” italiana nei fenomeni di radicalizzazione e “per certi versi è più rassicurante nel senso che le dimensioni numeriche della radicalizzazione sono minori che in altri Paesi. Ma il fatto di avere un numero minore di persone radicalizzate o foreign fighters non ci deve indurre a sottovalutare il fenomeno e la necessità di capirlo”.

“La minaccia – ha detto ancora Gentiloni – non autorizza a fare equazioni improprie tra migrazione e terrorismo”. La “bussola su cui si muove il governo” richiede da un lato “politiche migratorie sempre più efficaci, che coniughino attività umanitaria e accoglienza” da un lato 3 “politiche di rigore e di efficacia nei rimpatri” dall’altro. Gentiloni ha anche ribadito come l’Italia stia facendo “un grande sforzo sul contrasto alla radicalizzazione e alla minaccia terroristica” e su questo fronte è necessario un impegno a “medio termine assieme alle comunità islamiche, ingaggiandole in un’attività di prevenzione”.

“Ho incontrato con il ministro Minniti la Commissione di studio sul fenomeno della radicalizzazione e dell’estremismo jihadistaha che ha lavorato negli ultimi 4-5 mesi sulle forme di radicalizzazione nelle minoranze fondamentaliste islamiche. E’ un lavoro che proseguirà, perché quello che ho sottolineato nell’incontro con gli esperti che fanno parte di questo gruppo, è che l’esigenza del governo di comprendere sempre meglio le modalità e i percorsi della radicalizzazione per potersi meglio attivare per contrastarla, non si esaurisce oggi ma certamente ha bisogno di continuare. Mi fa molto piacere che gli esperti abbiano convenuto”.

Minniti, Cie più piccoli, diversi dal passato – I Cie che dovranno ospitare le persone irregolari da respingere “non avranno nulla a che fare con quelli del passato. Punto. Non c’entrano nulla perché hanno un’altra finalità, non c’entrano con l’accoglienza ma con coloro che devono essere espulsi”. Lo dice il ministro dell’Interno Marco Minniti. “Ne parleremo alla conferenza Stato-Regioni già convocata per il 19 gennaio. Proporrò strutture piccole, che non c’entrano nulla con quelle del passato, con governance trasparente e un potere esterno rispetto alle condizioni di vita all’interno”. Il tema dei Cie sarà affrontato “in Conferenza Stato-Regioni il 19 gennaio: la nostra idea è quella di piccoli numeri, per non sovraccaricare il territorio con strutture troppo grandi. Parliamo di 1.500/1.600 posti in tutto, in un Paese con 60 milioni di abitanti. Se mi si dice che non si riesce a gestirli mi sembra difficile”. I Cie, in ogni caso, “rappresentano solo un pezzo della nostra proposta complessiva”, aggiunge.

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