Concorso in Polizia: un «monstrum» burocratico che non garantisce il posto a chi lo vince

poliziotti1Solo il 55% dei vincitori del concorso entrano in Polizia: il dramma delle “seconde aliquote”. Roma, 1 set – Potrà sembrare un’esagerazione, ma la questione è reale e tremendamente seria – come sempre quando si tratta di posti di lavoro -. Tutto ebbe inizio quando il governo Berlusconi decise di sospendere a partire dal 1 gennaio 2005 la leva obbligatoria (legge 23 agosto 2004, n.226) introducendo, de facto, il lavoro precario all’interno delle Forze armate (fenomeno prima completamente sconosciuto in questo ambito). Insieme ai Volontari in Servizio Permanente (VSP) fecero la loro comparsa i Volontari in ferma prefissata (VFP, annuale e quadriennale) una parte dei quali, a seconda delle risorse finanziarie disponibili, potrebbe transitare nel servizio permanente alla fine della ferma. Ma da quel momento in poi le cose cominciarono a complicarsi.

Per garantire comunque l’afflusso di personale nelle mansioni esecutive, evidentemente “desertificato” dalla sospensione della leva, la medesima legge non solo si “inventò” il precario in uniforme, ma dato che la maggioranza dei giovani che sognano la divisa sovente aspirano ad entrare nelle Forze di Polizia, venne inserito un codicillo che prevede una riserva di posti pari al 45% di quelli messi a concorso dalla Polizia di Stato, a patto che gli aspiranti avessero svolto (o stessero svolgendo) obbligatoriamente servizio nelle Forze armate in qualità di Volontari in ferma prefissata: in pratica si dimezzava la portata della sospensione della leva obbligatoria pomposamente annunciata. Ma il dramma continua.

Nei ruoli iniziali della Polizia di Stato, come si è detto, il 55% dei vincitori dei posti messi a concorso, viene immesso direttamente, senza passare per le Forze armate mentre il restante 45% (la famigerata “seconda aliquota”), ugualmente vincitore di concorso deve attendere la fine della ferma sotto le armi, che può durare fino a quattro anni (ma in alcuni casi anche sei), risultando a tutti gli effetti di legge al ministero dell’Interno come “allievi Agenti in forza assente”. Tuttavia la mostruosa burocrazia statale, manda in fumo i sogni persino dei vincitori di concorso: un’altra norma in contrasto con la precedente prevede che, ogni anno, si debbano mettere a concorso un certo numero di posti nella Polizia di Stato e la giostra delle percentuali ricomincia! La Polizia di Stato, per soddisfare la cronica mancanza di personale, invece di attingere dalle “seconde aliquote” dei concorsi precedenti, bandisce uno nuovo concorso, sempre con le medesime (schizofreniche) disposizioni di legge. Risultato: il 45% dei vincitori del concorso precedente si vedono soffiare il posto dal 55% degli aspiranti del nuovo bando. In pratica, nelle Forze armate, vi sono poliziotti già vincitori di concorso in “prestito” al dicastero di palazzo Baracchini.

Oltre al danno per questi giovani, per via del differente trattamento economico, si aggiunge anche la beffa, che prende il nome di “Strade Sicure”, un’altra alzata di ingegno del governo Berlusconi fortemente voluta dal pittoresco La Russa: dato che il 95% del personale militare che partecipa a questa operazione, pensata per dare man forte alle forze di Polizia, proviene per l’appunto dai Volontari in ferma prefissata, si arriva al paradosso che vede moltissimi “allievi Agenti in forza assente” appartenenti alla “seconda aliquota” dei vincitori di concorso in Polizia, girare per le strade con i loro futuri colleghi, indossando però un’uniforme diversa. Insomma, un papocchio in piena regola. Ma se pensate che le assurdità siano finite qui vi sbagliate di grosso.

Per soprammercato infatti, le famose percentuali con cui vengono suddivisi i vincitori di concorso nella Polizia di Stato (55% e 45%), previste da precise disposizioni di legge, vengono bellamente e spudoratamente ignorate. Il motivo? Semplicemente perchè il ministero della Difesa, oberato dai tagli del governo Berlusconi e sottoposto alle drastiche riduzioni di organico volute da Monti, non ha più i soldi per assumere altri Volontari in ferma prefissata e quindi non può più “fornire” nemmeno quel 45% dei posti messi a concorso dalla Polizia di Stato, “costringendo” il ministero dell’Interno ad immettere direttamente nei loro ranghi non più il 55% dei vincitori, ma percentuali che arrivano anche al 91%, in barba a coloro che aspettano speranzosi nelle Forze armate pure vincitori di concorso.

Il buon senso farebbe dire a tutti che basterebbe una modifica alla legge preesistente, anche (e soprattutto) in vista dei drammatici tagli agli organici delle Forze armate a cui fa da contraltare il quasi totale blocco del turn-over nelle Forze di Polizia, per sistemare questa situazione kafkiana ben lontana dai canoni di efficienza della PA che si tenta in tutti i modi di perseguire e che tiene “parcheggiati” quasi 1700 giovani. Anche perchè, come dichiara Giancarlo Dionisi, Direttore dell’ufficio concorsi della Polizia di Stato, quando (e se) questi militari arrivano finalmente ad indossare l’uniforme da poliziotto, “molti sono già anziani, spesso con famiglia, e con un’impostazione troppo militare. Io preferirei ripristinare il concorso pubblico aperto a tutti, alla società civile. Entrerebbero persone giovani e più qualificate. Laureate innanzitutto. E anche molte più donne”.

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