Combattere il crimine senza addestramento e senza gli strumenti. La denuncia di un carabiniere

carabinieri-alta-uniforme01Roma, 1 dic – Riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione di un nostro lettore che denuncia le inadeguatezze addestrative di chi è preposto alla lotta contro il crimine.

Egregio Direttore le scrivo questa lettera affinché venga diffuso, a mezzo il suo prestigioso giornale informatico, il pensiero del tutto soggettivo e le condizioni in cui un operatore di polizia lavori oggi in questa nostra amata Nazione.

Mi sono arruolato negli anni 90 e, come da regolamento, sono stato formato in una scuola militare. Durante il periodo di addestramento ci sono state insegnate norme d’etica militare nonché valori della vita di un Uomo.

La mia passione per l’Arma dei Carabinieri nasce durante gli anni di fuoco a Palermo. In quel tempo non era retorica quando si diceva che in certe città o si diventa sbirro oppure delinquente, io – da siciliano, ho scelto la strada del giusto la strada dell’onestà, allontanandomi da quel mondo deviante che comporta una cultura criminale, che alla fine ti associa senza possibilità di scelta in quelle consorterie criminali che noi tutti conosciamo.

Uno dei primi esempi di vita mi venne dato dall’Agente di Polizia di Stato Antonino AGOSTINO, barbaramente ucciso unitamente a sua moglie a Carini(PA) il 05/08/1989 da parte del temibile cancro sociale denominato “Cosa nostra”.

Negli anni avvenire seppure ho prestato servizio in cd isole felici del centro Italia e sono stato testimone di diversi omicidi. Mi  ricordo l’uccisione di Luca BENINCASA da parte di alcuni rapinatori. Quella mattina anche io ero di pattuglia nella stessa zona ma il destino aveva scelto lui e no me ( non era il mio turno). Penso anche all’omicidio di Donato FEZZUGLIO e ancora oggi ho vivo il ricordo fotografico del suo corpo inerme.

A Palermo sono stato testimone della morte del nostro amato collega , morto a causa di una  caduta dal monte di Aspra (PA)  durante un’istallazione tecnica. 
Dopo questa corposa premessa sorgono  spontanee  le seguenti domande: ma in tutte queste occasioni. qual’ è il criterio di scelta del destino? quanto è adeguata la nostra preparazione professionale ? quanto siamo addestrati? Che tipo di equipaggiamento abbiamo?
Insomma quanto siamo attrezzati a dare una risposta alle nuove situazioni emergenti in questo contesto sociale, che evolvendosi con i tempi  è sempre più aggressivo nei nostri confronti?

Appare oggettivamente palese fare un’autocritica al fine di un confronto costruttivo e dico allora che, alle soglie del 2012, noi siamo una figura anacronistica priva di preparazione e equipaggiamento atti a garantire SICUREZZA a noi stessi e alla nostra popolazione, pur desiderosa  di riavere fiducia nei confronti dell’istituzione e allontanarsi dal quel sentimento anomico che oggi colpisce la maggior parte della nostra popolazione.

Dopo 24 anni di servizio, il sottoscritto ha frequentato un corso di formazione e  un corso di aggiornamento, nient’altro.

A mie spese ho affrontato corsi di auto difesa, poligono e università, scelte a mio dire obbligatorie, sotto tutti i punti di vista, andando in palestra per imparare a difendermi dalle aggressioni fisiche, che ogni giorno la stampa esalta come fatto più presente nella nostra società, Università per elevarmi culturalmente ( ndr non quella di Siena) , al poligono in quanto sparo una volta all’anno e mi chiedo quale sia la mia preparazione in caso di conflitto a fuoco.

Fine a quando non avevo in carico una famiglia queste attività sono state svolte tutte a mio carico, ma oggi avendo una moglie ed un figlio non posso permettermi più il lusso di sostenere queste predette spese, a mio avviso essenziali alla preparazione di un efficiente carabiniere .
Ma mi domando perché tutto ciò non è compreso nelle attività quotidiane di un carabiniere? Perché mi devo trovare solo impreparato e senza il giusto equipaggiamento ad affrontare  delle situazioni alle quali non so come rispondere?

Perché sento l’intervista del C.te Provinciale di Siena, che  per dovere di cronaca riferisce ai mass media, che i carabinieri sono adeguatamente prepararti ed equipaggiati! Riferendosi ai colleghi di Pitigliano barbaramente aggrediti?
Scusatemi ma io non mi sento preparato ad affrontare certe situazioni, lavorando con la paura  che un giorno non possa rientrare a casa per abbracciare  mia moglie e il mio bambino, vivo nel terrore di non vederli più.

Se l’Arma dei Carabinieri prevede il continuo addestramento nella preparazione professionale perché mi sento escluso in questo? Perché  non esiste il concetto di valore umano? Perché siamo mandati allo sbaraglio? Perché non abbiamo un minimo di dotazione personale di difesa? Non abbiamo neanche delle scarpe antinfortunistiche ( L 81/08 ndr) e non  mi venga detto che in ogni macchina ( con oltre 250.000 km ) ci siano i giubbetti antiproiettile.

Questa lettera non ha assolutamente un tono polemico ma vorrei che la stessa venisse considerata quale critica costruttiva al fine di una crescita comune per migliorare la nostra professione e per  dar modo di far amare sempre i carabinieri dal mondo e dalla nostra amata Patria.

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