Carabinieri, il tenente e la guerriglia urbana

roma-15-carabinieriRoma, 19 ott – (di Monica Ferdinandi) Pubblichiamo un’intervista ad un tenente dei carabinieri che ci rivela i retroscena della manifestazione di Roma del 15 ottobre.

Qual è stata la vostra reazione alle prime avvisaglie di disordini?

Ai primi disordini in zona ci siamo imbarcati a bordo di un mezzo per guadagnare la testa del corteo e ci siamo trovati in una traversa dopo un giro che ignoro che dava il fronte ad un corteo di dimostranti in fuga da cariche laterali.

Alla nostra vista siamo stati oggetto di violenze da frange estreme.

Sei stato a contatto con manifestanti violenti?

Si . ma non fisicamente perchè è stato un continuo avanzare e indietreggiare. Eravamo oggetto di lanci di bombe carta, sanpietrini, sassi, bottiglie, bidoni in ghisa da una distanza di 20 metri circa.

Cosa hai provato in quei momenti? Hai avuto paura?

Abbastanza. Siamo addestrati ed equipaggiati ma il numero per affrontarli ci era parso subito molto esiguo. Eravamo scarsi 18 operatori c.c. tra cui 2 lanciatori e 2 operatori di p.s. in borghese per altro senza neanche l’equipaggiamento necessario.

Quali sono state le iniziative intraprese per fronteggiarli?

Inizialmente siamo scesi dai mezzi appostandoci davanti agli stessi. Subito venivamo fatti oggetto di lancio di bombe carta e grossi sassi da una distanza molto breve.. circa 20 metri.. Ci veniva così ordinata la testuggine. Sbigottito, vista la troppa vicinanza dei violenti e l’ assoluta pericolosità per noi operatori abbiamo dovuto eseguirla.
Dopo pochi istanti di formazione in testuggine di iniziativa nostra abbiamo dovuto interromperla perchè per i manifestanti eravamo diventati ancora più vulnerabili dando loro la possibilità di avvicinarsi ulteriormente..10 metri circa.

I tuoi comandanti come hanno fronteggiato eventuali minacce?

Gli ordini erano tanti, inutili e disordinati, in quel giorno avevamo con la mia squadra tanti comandanti, un funzionario di p.s., il suo assistente, un nostro ufficiale superiore (che faceva più confusione che tutto il resto) visto che continuamente marcava la sua figura di collegamento tra la p.s. e i c.c., un comandante di plotone e un comandante di squadra. Con ordini sbagliati e continui ci stancavamo inutilmente. Inizialmente la testuggine, poi si rendevano conto che non potevamo fronteggiarli e salivamo sui mezzi con difficoltà per guadagnare la fuga. Successivamente una volta sui mezzi e dopo un giro che non posso indicare visto che non conosco Roma, ritornavamo sullo stesso punto per riscendere dal mezzo e in formazione accennare brevi cariche di alleggerimento ovviamente senza risultati visto che eravamo in pochi. Nuovamente riguadagnavamo con difficoltà la salita sui mezzi e la fuga, questa volta definitiva per fortuna. In quei frangenti anche i mezzi erano oggetto di picconate e tentativi di apertura da parte dei manifestanti, la distanza tra noi e loro era diventata minima. Andavamo nuovamente in piazza San Giovanni esattamente dove precedentemente eravamo appostati dove la situazione era nel frattempo diventata drammatica dal punto di vista dell’ ordine pubblico.

L’organizzazione dell’ordine pubblico ti è sembrata adeguata?

Assolutamente no. Gli uomini erano pochi e distribuiti in contingenti da 20 unità al punto che in nessuna occasione siamo riusciti a compattarci ad altre unità degli stessi c.c., p.s. o g.d.f. anch essi in evidenti difficoltà…

Quali sono le tue impressioni generali sulla giornata

Dal mio punto di vista sull’ordine pubblico in base, alla mia esperienza in strada,  credo che stiamo assistendo passivamente ad una recrudescenza della violenza e che i mezzi a nostra disposizione non sono più efficaci per bande così ben organizzate. Caricarli è inutile perchè ci mirano da lontano con sassi, Molotov, fionde e bombe carta.

Non sono manifestanti con i quali arrivi al contatto fisico e riesci a disperderli. Attaccano e scappano se va bene.

I nostri gas lacrimogeni per loro sono solo fumo visto che hanno maschere anti gas ed e l’unico strumento che abbiamo. I nostri mezzi per ordine pubblico non sono assolutamente adatti. Alcuni mancano di protezione ai radiatori e basta sfondarlo per renderlo fuori uso. E loro lo sanno. Tutti i mezzi poi non hanno l esclusione delle porte: in una situazione pericolosa un autista non può chiudersi all interno per non lasciare la squadra a terra senza dare loro la possibilità di rientrare nel veicolo in caso di estremo pericolo. Basterebbe apportare poche, semplici, economiche modifiche che le nostre officine tranquillamente potrebbero fare. Credo poi che l’ unione fa la forza ed è stato evidente al mondo che a Roma siamo stati deboli. Credo che tante volte andiamo all’avventura.

Credo anche che l’ addestramento all’ordine pubblico vada fatto non solo agli operatori ma anche a chi ha la gestione degli stessi per ogni grado e forza. Tra noi in squadra ci deve essere un operatore munito di estintore per spegnerci letteralmente in caso si venga investiti da Molotov.

Credo tante cose, ma credo che queste cose siano utopia.

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