Stellette padane, la Lega ci riprova. Proposta di legge per l’esercito regionale

esercito-immigratiRoma, 5 apr – (di Elisabetta Reguitti) Una Linea Maginot per difendere il Nord dal rischio immigrati. Prende corpo una nuova bufala da vendere alla base leghista: quella cioè del sogno di un esercito padano. Ma il nesso temporale tra questa provocatoria proposta e “il fuori dalle balle” dei giorni scorsi di Umberto Bossi non può certamente sfuggire. La Lega irrobustisce il suo muro contro l’immigrazione e contemporaneamente prosegue il braccio di ferro con Berlusconi che nei giorni scorsi aveva ipotizzato il rilascio di permessi di soggiorno temporanei.

Ieri però alla Camera è stato il giorno dell’annuncio degli eserciti regionali sul modello della guardia nazionale americana, pronti a intervenire in caso di calamità naturali, attentati, gravi incidenti a infrastrutture, ma anche per mantenere l’ordine pubblico. Dunque dopo lo scioglimento delle Camicie Verdi (il sedicente servizio d’ordine considerato la premessa necessaria per la nascita di una guardia nazionale padana e dei volontari padani) torna il chiodo fisso leghista di istituire un corpo militare proprio. In questo caso chi deciderebbe? Il Consiglio dei ministri oppure direttamente i governatori regionali.

La proposta di legge, firmata da tutti i componenti del Carroccio (escluso il capogruppo Marco Reguzzoni) era stata presentata il 15 marzo, ma nel caos dei flussi migratori la Lega ha pensato bene di brandirla come fosse lo spadone di Alberto da Giussano contro i migranti, spiegando addirittura che “nella Repubblica manca uno strumento agile e flessibile che possa essere impiegato a richiesta degli esecutivi regionali per far fronte alle situazioni che esigono l’attivazione del sistema di protezione civile”. Quindi “l’importazione dell’Istituto della guardia nazionale permetterebbe di assicurare il soddisfacimento di queste esigenze liberando i reparti operativi delle forze armate da compiti di presidio del territorio”.

Le milizie federaliste del “corpo dei volontari militari” sarebbero composte da uomini e donne non più in servizio che non abbiano superato i 40 anni. Il reclutamento avverrebbe su base regionale con l’obbligo di prestare servizio un mese all’anno e la retribuzione sarebbe identica alla paga giornaliera che si riceve nell’esercito. Il corpo regionale, secondo la Lega, non dovrebbe disporre di più di 20 mila uomini raggruppati in 20 battaglioni. Il Carroccio ha poi anche stabilito che le uniformi sarebbero identiche a quelle dell’esercito, ma con un distintivo in più per ogni regione. L’esercito padano sarebbe naturalmente armato.

Il senatore democratico Stefano Ceccanti, membro della commissione Affari costituzionali, assicura che “finché è in vigore l’attuale articolo 117 della Costituzione, l’idea di eserciti regionali semplicemente non esiste” e definisce la proposta di legge come “esplosivi a salve per cercare di oscurare gli errori sull’ immigrazione”. Francesco Boccia, coordinatore delle commissioni Economiche del Pd, minaccia di far saltare il tavolo del federalismo e avverte: “Ci aspettiamo che Bossi e Calderoli prendano le distanze”. Secondo il senatore Idv Felice Belisario “se l’idea dell’esercito regionale è una boutade, è di pessimo gusto. Se è seria, come temiamo, siamo sempre più preoccupati”.

In serata, poi, le agenzie di stampa battono le parole del ministro della Difesa Ignazio la Russa da Abu Dhabi, di ritorno dall’Afghanistan: “Non conosco la proposta e non l’ho potuta valutare. Quando torno vedrò, ma anche negli Stati più federalisti del mondo, l’esercito non viene mai regionalizzato. È una delle caratteristiche dello Stato unitario”.  (Il Fatto Quotidiano) ico_commenti Commenta

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