RIORDINO DELLE CARRIERE PERSONALE FORZE ARMATE E DI POLIZIA: SERGENTI/SOVRINTENDENTI PENALIZZATI

Roma, 30 giu – ( di Domenico Bilello) – Leggendo e rileggendo le proposte di riordino delle carriere presentate alla Camera dei Deputati dagli esponenti della maggioranza di Governo e da illustri esponenti dell’opposizione,  con l’unica eccezione della proposta presentata dall’On. BARBIERI, risulta in modo incontrovertibile l’intendimento dei nostri rappresentanti di procedere con l’unificazione dei ruolo dei volontari in servizio permanente delle FF.AA., appartenente nella gerarchia militare alla categoria della truppa, con quello dei sergenti delle FF.AA., appartenente alla categoria dei Sottufficiali, creando ex-novo una nuova categoria e parimenti convogliarne all’interno il personale dei due differenti ruoli che appartengono appunto a due differenti categorie, con differenti mansioni, con differenti responsabilità, con differenti impieghi e con differenti profili professionali e di carriera.

Tale ipotesi di unificazione dovrebbe avvenire non con la promozione dei subalterni nel ruolo e nella categoria superiore bensì, unico caso nella storia d’Italia, con un demansionamento ope legis di una intera generazione di sottufficiali, ovvero con la semplice retrocessione dei superiori (circa 10.000 per le FF.AA.) che si ritroverebbero inverosimilmente retrocessi in un nuovo ruolo insieme a loro attuali subalterni, essi di fatto vedrebbero buttate alle ortiche i sacrifici connessi all’aver partecipato ad un concorso per titoli ed esami per accedere alla categoria dei sottufficiali. Per far ciò, i Sergenti hanno non solo dovuto vincere un concorso ma superare anche un corso di circa 1 anno con, in molti casi, il relativo cambio di sede.

Lo scenario sopra delineato, purtroppo, non è il frutto di una svista oppure di una semplice dimenticanza di qualche deputato, che purtroppo conosce poco le nostre FF.AA., bensì è il comune denominatore delle varie proposte di riordino giacenti nel nostro Parlamento, che dovrebbero avere come fine la necessità di riordinare le carriere del personale militare, creando i tanto sperati e attesi sbocchi di carriera per tutti, tranne che per i sergenti! In poche parole i sergenti sono “l’agnello sacrificale” che, appunto, dovrà essere immolato sull’altare della ingiustizia per permettere ad altri di poter beneficiare dei fondi disponibili.

Questa palese ed incredibile ingiustizia trova la sua amorale giustificazione nel fatto che,  non si possono promuovere i sergenti nel ruolo dei marescialli in quanto le nostre FF.AA. hanno già troppi marescialli. Sembrerebbe che questi Sottufficiali una mattina abbiano deciso loro di diventare militari e di essere promossi sottufficiali e non siano frutto dei vari modelli di difesa che si sono succeduti negli ultimi 20 anni.

La prova della consapevolezza dell’ingiustizia, che si sta per perpetrare sulla pelle e sulla vita professionale dei sergenti, la si trova nell’intervento di un’onorevole alla Camera dei deputati in una precedente legislatura in cui, durante la discussione di un analogo progetto di riordino, tra l’altro approvato da un ramo del parlamento, seraficamente affermava che “il legislatore dopo l’approvazione del riordino, si doveva fare carico delle sperequazioni a carico dei sergenti delle FF.AA.”. Ovvero prima di bastono e poi ti porto all’ospedale…

Siamo oramai giunti ad una rappresentazione “gattopardesca” di una situazione che vede i sergenti delle FF.AA. stritolati tra i meccanismi di una macchina chiamata “riordino” che, invece di produrre un sensibile miglioramento della prospettiva di carriera e quindi un tangibile aumento del benessere in senso lato, e sotto il profilo strettamente motivazionale, potrebbe produrre indiscutibilmente e senza giri di parole una definitiva “mazzata” a carico dei poveri sfortunati, che prestano onorato servizio da 15-20 anni nelle nostre FF.AA..

Ovviamente, pure per i Volontari non è tutto roseo. Viene previsto in tutte le proposte di legge di riordino una ulteriore facoltà per le FF.AA. di mantenere in tutto o in parte l’accesso al ruolo sergenti tramite concorso.   

Se questi incomprensibili propositi saranno portati a compimento assisteremo, dopo il recente contenzioso avviato per gli arruolati con la legge n. 958/86,  ad ulteriori controversie legali per l’accertamento di un’incontrovertibile “danno” esistenziale, professionale e biologico di una intero ruolo della Pubblica Amministrazione, per buona pace dei propositi di valorizzazione professionale del dipendente pubblico.

Alla domanda se si possa barattare il ruolo, la categoria e la propria dignità per un emolumento economico “di mancato riordino” che vada a risarcire parzialmente il danno subito, la risposta è ovviamente scontata ma forse è il caso di ribadirla: NO!!!

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