Prostituzione: mai più in strada e pagamento delle tasse, ecco la riforma

lucciole1Roma, 26 ago – Niente sesso a pagamento nelle città sotto i 30mila abitanti; mai in luoghi pubblici o aperti al pubblico, pena una sanzione di qualche migliaio di euro; controlli sanitari obbligatori periodici e soprattutto tasse. Potrebbero essere questi i capisaldi della “riforma” del mestiere più antico del mondo secondo le 23 iniziative legislative presentate da tutte le forze politiche, compreso il ddl del governo Berlusconi, che attendono di riprendere il loro iter parlamentare, a palazzo Madama innanzitutto, dove 9 proposte hanno già iniziato il loro cammino in commissione Affari costituzionali e in commissione Giustizia. Mentre fa discutere la proposta del sindaco di Napoli Luigi De Magistris di aprire in via sperimentale un quartiere a luci rosse nel capoluogo campano, in Parlamento i partiti si confrontano sulle nuove norme che dovranno regolamentare la prostituzione nel nostro Paese. E se c’è assoluta identità di vedute sulla necessità di vietare il sesso a pagamento in luoghi pubblici, di inasprire le pene contro la prostituzione minorile, di prevedere per legge controlli sanitari periodici e di tassare le prestazioni, occorrerà nel corso del dibattito parlamentare trovare un punto di sintesi su altri aspetti del problema. Una mediazione dovrà essere trovata ad esempio sulle proposte della Lega, che chiede modifiche radicali. Come, ad esempio, quella, che di certo non troverà il gradimento dei piccoli centri, di consentire l’esercizio della prostituzione nelle città con più di 30mila abitanti, come prevede la proposta dell’ex deputato Matteo Brigandì, o nei centri con più di 10mila abitanti, come chiede invece Emanuela Dal lago, presidente della commissione Attività produttive di Montecitorio.

Anche sulle location il Carroccio ha una posizione piuttosto radicale, affidando alle autorità locali la scelta, ma disegnando al tempo stesso una mappa ben dettagliata e restringendo, di fatto, il campi d’azione dei Comuni: per l’esercizio della prostituzione vanno individuate aree industriali dismesse, lontane da edifici abitati o destinati ad esercizi commerciali, con l’obbligo di rispettare una “congrua distanza” da chiese, scuole, ospedali e parchi pubblici. Altra novità che la Lega vorrebbe introdurre, secondo la proposta del senatore Piergiorgio Stiffoni è l’obbligo per l’operatrice del sesso di richiedere il pagamento anticipato della prestazione (se non lo fa va incontro a cinque giorni di carcere e ad una multa di 500 euro) e di mostrare al cliente il certificato medico che ne attesta lo stato di salute. Se alla mancata richiesta di pagamento anticipato si aggiunge anche il rifiuto di sottoporsi ai controlli medici, la pena arriva ad un mese di carcere e la multa sale fino a 5mila euro. Anche la Lega, come gli altri partiti, prevede l’obbligo, per chi esercita, di sottoporsi a controlli sanitari periodici (ogni 10 giorni secondo la proposta Stiffoni), regolarmente registrati dalle strutture sanitarie locali. Con l’obbligo di interrompere l’attività nel caso in cui siano accertate patologie sessualmente trasmissibili. Salate le multe per chi sgarra: fino a 10mila euro e perdita del permesso di soggiorno, accompagnata con l’espulsione immediata nel caso di extracomunitari, secondo la proposta Dal Lago.

luccioleLa “riforma” della prostituzione, secondo la proposta del deputato del Pdl Riccardo De Corato, sostenuta da altri esponenti del centrodestra tra i quali anche l’ex ministro Ignazio La Russa, comporta anche modifiche al codice penale, come l’introduzione dell’articolo 580-bis, secondo il quale il giudice chiamato a decidere su casi di omicidio colposo, quando la morte (o la malattia) siano state provocate da patologie trasmesse sessualmente da chi esercita abitualmente l’attività, tenga conto, quale elemento di valutazione della colpa, anche della frequenza dei controlli clinici e sanitari obbligatori effettuati da chi è sottoposto a giudizio. In alcune proposte, come quella della presidente della commissione bicamerale per l’Infanzia, Alessandra Mussolini, e quella della deputata del Pd Delia Murer, viene rivisto il concetto di favoreggiamento, che non costituisce reato quando c’è reciproca assistenza fra soggetti che esercitano la prostituzione. La parlamentare del Pd chiede inoltre l’istituzione del Fondo nazionale per il finanziamento di progetti per il contrasto alla prostituzione e per la riduzione del danno, sui quali è chiamato a decidere una commissione interministeriale. Nelle case in cui viene esercitata l’attività, secondo la proposta del Pd, è vietata la presenza di minori, anche se figli di chi svolge l’attività. E non è punibile il proprietario dell’immobile che lo concede in locazione, in usufrutto o in comodato a chi vi esercita la prostituzione, a condizione che il corrispettivo “non sia in alcun modo determinato in relazione all’esercizio dell’attività di prostituzione o rapportato ai relativi proventi”. (Adnkronos)

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