Monti a Famiglia Cristiana: abbiamo trovato un Paese disastrato

Mario-Monti1Nei prossimi mesi al via l’operazione per la crescita. Roma, 5 giu – Famiglia Cristiana di questa settimana intervista il premier Mario Monti che sottolinea l’impegno del suo governo a “ricostruire un Paese disastrato” e “devastato dall’improvvidenza e dalla disattenzione per il futuro”. ”La situazione drammatica in cui si trovano i giovani italiani è il risultato di una scarsa attenzione per il futuro che c’è stata nel passato”, dice il presidente del Consiglio, ”Noi, oggi, dobbiamo programmare il futuro. Ma siamo impegnati per l’ottanta per cento del nostro tempo a rimettere in sicurezza un Paese che è stato devastato dall’improvvidenza e dalla disattenzione per il futuro… Anche in buona fede, con finalità ridistributive a vantaggio dei più deboli, ma con totale disattenzione alle conseguenze per le generazioni future”. Il risultato, oggi, è ”un Paese disastrato”. E Monti continua: ”Il nostro Governo si è ispirato sin dall’inizio al fondamentale principio enunciato dal Papa a Milano in questi giorni: ”I partiti non devono promettere cose che non possono realizzare”.

Di seguito il testo completo dell’intervista, firmata dal direttore di Famiglia Cristiana don Antonio Sciortino.

Presidente, perchè in Italia non si riesce a mettere al centro dell’attenzione la famiglia, che è la risorsa principale della società? Perchè non c’è una vera politica familiare e un fisco più equo per chi ha figli?

”Forse, in Italia non si dedica sufficiente attenzione alle politiche per la famiglia proprio perchè essa è una grande risorsa. E la si dà per scontata. Molti problemi del Paese sono stati risolti o attenuati da una forte presenza della rete familiare. Questo è particolarmente visibile nei momenti di crisi come quello attuale. Ma concordo, sarebbe un grave errore, a lungo andare, non avere specifiche politiche, tenute e sviluppate con continuità nel tempo, a favore della famiglia. Questo è un tema che il nostro Governo si è posto. Detto ciò, come coniughiamo il tempo breve assegnato a questo Governo e la difficile situazione finanziaria con una spiccata attenzione alla famiglia? Ebbene, il ministro Andrea Riccardi ha ripreso in mano il Piano nazionale delle famiglie, decidendo di concentrare la gran parte dei fondi a disposizione (circa 70 milioni di euro) alla promozione dei servizi per i bambini fino ai tre anni e lo sviluppo dell’assistenza domiciliare per gli anzianì

Cosa pensa del cosiddetto “Fattore famiglia” come criterio di imposizione fiscale?

Per quanto riguarda il “Fattore famiglia”, il ministro con delega alla famiglia Andrea Riccardi si è detto favorevole. Ma in questa fase economica lo considera incompatibile, purtroppo, con gli impegni di spesa. La sua attuazione costerebbe alle casse dello Stato una cifra tra i 17 e i 21 miliardi di euro. Qualcosa di simile all’ordine di grandezza della Manovra che abbiamo dovuto impostare, a tamburo battente a dicembre, per salvare finanziariamente l’Italia.

Ma questa cifra non va spesa tutta e subito. Quel che conta è avere un progetto chiaro per la famiglia, che si sviluppi negli anni.

Infatti, abbiamo una considerazione positiva della famiglia. Ma noi dobbiamo anche fare attenzione alle conseguenze finanziarie nel corso del tempo. Se oggi l’Italia attraversa una situazione così critica, con gravi ripercussioni economico-sociali, è anche perchè nel corso dei decenni i Governi italiani che si sono succeduti si sono fatti guidare da istanze a volte bassamente politiche, il più delle volte di elevata finalità etica, tuttavia con scarsa consapevolezza della necessità di far fronte alle spese con effettive entrate. Creando così grandi disavanzi e debiti pubblici, che hanno caricato il peso su italiani che allora erano bambini. O non erano ancora nati. Quella è stata la più grande devastazione delle famiglie. Noi ci troviamo, oggi, a cercare di rimediare a quella situazione. Ecco perchè siamo cauti. Forse, può sembrare troppo cauti. Il nostro Governo si è ispirato sin dall’inizio al fondamentale principio enunciato dal Papa a Milano in questi giorni: ”I partiti non devono promettere cose che non possono realizzare. Il ”Fattore famiglia” è, comunque, uno degli elementi che devono guidare la politica del Governo, anche attraverso lo strumento fiscale. Non bisogna neanche dimenticare la decisione che abbiamo preso di sbloccare i fondi europei per il Sud: 700 milioni di euro destinati alle due priorità indicate dal Piano famiglia: asili nido e anziani non autosufficienti.

Lei sa bene quali sono i dati della disoccupazione in Italia. Soprattutto quella giovanile. Un ragazzo su tre è senza futuro. Non stiamo perdendo le migliori energie?

Non c’è dubbio. La situazione drammatica in cui si trovano i giovani italiani è il risultato di una scarsa attenzione per il futuro che c’è stata nel passato. Noi, oggi, dobbiamo programmare il futuro. Ma siamo impegnati per l’ottanta per cento del nostro tempo a rimettere in sicurezza un Paese che è stato devastato dall’improvvidenza e dalla disattenzione per il futuro. Quindi, non solo non vogliamo riproporre queste conseguenze drammatiche, ma prima ancora di ricostruire, pensiamo di dover togliere relitti dal terreno. Il nostro è un Paese disastrato. Anche in buona fede, con finalità ridistributive a vantaggio dei più deboli, ma con totale disattenzione alle conseguenze per le generazioni future. Il riconoscimento dell’insormontabile difficoltà è avvenuto quando un intero sistema politico ha fatto un passo indietro. E ha chiesto a esponenti della società civile di prendersi carico del Paese, per qualche tempo. È molto difficile fare questa operazione e, al tempo stesso, dare messaggi caldi, messaggi di speranza, di fiducia e di sostegno nell’immediato, nel breve periodo. Non sto dicendo che siamo solo presi da un obiettivo di risanamento. Sto dicendo che siamo in una situazione senza precedenti per un Governo italiano. Quella di dover contemperare la molta durezza, che è necessaria per rimediare i guasti del passato, con una prospettiva più umana per il futuro.

Quali saranno, in particolare, le misure a favore del lavoro dei giovani?

Pensiamo che questo sia il punto essenziale. Nei mercati del lavoro, delle professioni e tanti altri, si è sempre dedicata più attenzione a proteggere (tante volte a iperproteggere) chi è dentro. Non curandosi di chi è fuori e bussa al castello, che tiene alzato il ponte levatoio. A pagare sono soprattutto i giovani. Ecco perchè abbiamo fatto una riforma del mercato del lavoro che da sola, ovviamente, non basta. Ma riduce certe forme di protezione, a vantaggio di maggiori possibilità di ingresso per i giovani. E abbiamo anche colto al balzo la palla offertaci dalla Commissione europea: un progetto pilota contro la disoccupazione giovanile in Italia (in particolare al Sud), attivando un fondo potenziale di otto miliardi per l’occupazione. Vogliamo anche istituzionalizzare la presenza dei giovani al tavolo di discussione della politica economica cui partecipano sindacati e associazioni.

I cittadini, finora, hanno percepito la fase del rigore, ma non quella della crescita. Le famiglie, soprattutto con figli, chiedono più equità e una diversa ripartizione dei pesi. Non possono accettare ulteriori sacrifici.

Questo è fondamentale. Dei tre termini: rigore, equità e crescita, quello che per ora meno si è esplicitato è la crescita, che andrà in onda nei mesi prossimi. In realtà, ci sono due problemi. Uno è di comunicazione. L’altro è che per il cittadino è facile capire che si stava andando verso una situazione greca, ma è ben difficile rendersi conto dell’equità o dell’iniquità di una Manovra. La mia convinzione è che abbiamo fatto molto sul piano dell’equità. Prendiamo poi la lotta all’evasione fiscale. Lei ha visto quanto si è strillato perchè abbiamo intensificato la lotta all’evasione con provvedimenti concreti e sgradevolissimi – mi rendo conto – come l’abbassamento della soglia dell’utilizzabilità del contante o la trasparenza totale dei conti bancari di fronte alle autorità fiscali. O, ancora, certe azioni della Guardia di finanza, che hanno fatto prendere un pizzico di salutare paura in più al contribuente, con buoni risultati. Sa che i produttori di carta per scontrini hanno aumentato massicciamente la produzione? Siamo stati criticati per essere stati troppo duri sul fronte dell’evasione. Le assicuro che saremo ancora più duri in futuro.

Bisognerebbe colpire i grandi evasori…

Soprattutto i grandi evasori, certo. E a proposito di grandi patrimoni, lei avrà visto che abbiamo riaperto i cosiddetti scudi fiscalì.

Riaperti un po’ troppo blandamente…

Non secoli fa, ma nel luglio dell’anno scorso, quando l’onorevole Bersani, nel pieno della crisi finanziaria, ha fatto pubblicamente la proposta di andare a riaprire gli scudi, si sono levate voci critiche nell’ambito del suo stesso partito. E non le dico le reazioni che ci furono, allora, da parte del Centrodestra! Ebbene, lo abbiamo fatto. E se proprio dovessi indicare il momento in cui abbiamo deciso di farlo, nell’ostilità della buona parte delle forze politiche, è stato quando abbiamo capito che senza quell’operazione non avremmo potuto garantire la copertura dell’inflazione neppure alle fasce più basse dei pensionatì

Verrà mai il tempo di approntare una patrimoniale, come è avvenuto in Francia?

Abbiamo affrontato la questione e l’abbiamo in gran parte realizzata. Abbiamo, anzitutto, messo un’imposta di bollo su certi tipi di attività finanziaria, che in passato ne erano esenti. Abbiamo assoggettato a maggiore tassazione il patrimonio immobiliare. Quella sui capitali scudati è, chiaramente, un’imposta patrimoniale. Abbiamo gravato di più le macchine di lusso, gli aerei, le barche. Perchè non abbiamo fatto un’imposta sulle ”grandi fortune” come la chiamano in Francia? Perchè non si poteva. Si sarebbe dovuto lavorare per due anni per acquisire le basi statistiche conoscitive. Meglio, allora, un’imposizione patrimoniale abbastanza completa, come quella che abbiamo fatto. Piuttosto che dichiarare: faremo tra un anno, due anni, una bella imposta sulle grandi fortune, alla francese, senza poterla fare nel presente. Avremmo ottenuto solo che i capitali sarebbero scappati.

Riuscirà, prima della fine del suo mandato, a rendere esecutivo un diritto sacrosanto, cioè la cittadinanza per i minori figli di stranieri, come ha chiesto con forza anche il capo dello Stato?

È una questione che, personalmente, sento molto. Però, ho avuto un mandato che è, essenzialmente, quello che i Governi politici avevano ritenuto di non essere più in grado di fare, in quelle drammatiche circostanze: assicurare un risanamento all’economia italiana. Noi dobbiamo ispirarci anche al principio della parsimonia nel caricare la barca dell’attività di Governo del suo programma e poi della realizzazione con altre tematiche. Che sono pure importantissime, magari più del risanamento economico. Ma proprio per questo sono controverse nel panorama politico. E rischiano di determinare conflitti tra le diversissime parti politiche che sostengono il Governo. Se fosse risolto il problema della cittadinanza dei minori figli di stranieri, al prezzo di scompaginare la maggioranza di Governo e del risanamento dell’economia italiana, potrei avere una soddisfazione intima morale, ma considererei fallito il mio mandato. Forse, sono troppo pragmatico.

Qual è il suo rapporto con Benedetto XVI? Che ne pensa delle recenti vicende che ruotano intorno ai ”corvi” in Vaticano?

Nelle diverse occasioni di incontro con il Papa, mi sembra che fin dall’inizio si sia stabilito un solido e diretto rapporto sul piano delle relazioni istituzionali. Vi è poi una componente profonda di vicinanza, che è per me fonte di incoraggiamento e di sostegno. E che, se permettete, si colloca in una sfera personale. Certamente sono stupito e profondamente addolorato da quello che leggo sulle vicende vaticane. Sono addolorato perchè, in sè, sono vicende dolorose. Ma anche perchè penso (senza poter avere la minima idea, ovviamente, nè compete a me di averla, sui fatti) al moltissimo dolore che questo getta, almeno temporaneamente, su molte persone. E al dolore che questo ha provocato alla persona e nel cuore del Santo Padre. Pur essendo la persona e il cuore di grande solidità. E non solo di grande dolcezza.

Il suo Governo non ha dato segnali positivi nei confronti del Terzo settore. Aver inglobato l’Agenzia nel ministero del Lavoro, con incertezza di competenze e ruoli sul futuro, fa pensare a una politica economica che non contempla corpi intermedi tra Stato e mercato, che contribuiscano alla coesione sociale del Paese. Come risponde a queste perplessità?

La decisione di procedere al superamento dell’Agenzia del Terzo settore non discende da una sottovalutazione dell’importanza che il Terzo settore riveste nel nostro Paese. Nè dell’opportunità che a esso siano assicurate funzioni di indirizzo, promozione e vigilanza. Ciò su cui ci si è interrogati è se, dato il livello di finanziamento che si era in grado di assicurare all’Agenzia, non esistesse una modalità di garantire al Terzo settore un servizio migliore di quello attuale, a parità di costi. In questo contesto, il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali si è reso disponibile a subentrare nei compiti principali svolti dall’Agenzia. Con la funzione di garantire al Terzo settore un punto di riferimento stabile, strutturato e competente.

Si giungerà mai a un accordo su un intervento finanziario necessario a garantire l’effettiva parità degli istituti scolastici?

In merito alle questioni finanziarie, ricordo che dal 2004 al 2008 le risorse destinate alle scuole paritarie si sono mantenute sostanzialmente costanti. E sono state pari a circa 530 milioni di euro. Con tali risorse, negli anni scorsi, è stato possibile rispondere alle diverse esigenze. E, soprattutto, trovare un equilibrio tra le attese sia delle scuole dell’infanzia che delle scuole primarie parificate. Dal 2009 gli stanziamenti sono stati ridotti e integrati con altri aggiuntivi, assegnati in base a una procedura complessa, che prevede un decreto interministeriale di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze e il ministro per i Rapporti con le Regioni, sentita la Conferenza permanente Stato-Regioni e Province autonome.

Dopo l’attentato di Brindisi, pensa che ci sia il pericolo di un ritorno in Italia della strategia della tensione?

Fin dal giorno dell’attentato sto seguendo da vicino gli sviluppi delle indagini. E ribadisco la mia grande fiducia nell’operato delle Forze dell’ordine e della magistratura per individuare gli esecutori di questo terribile gesto. Ancora più atroce perchè ha colpito dei ragazzi che si stavano recando a scuola. Il Governo intende avere la più grande fermezza e determinazione nel contrasto a ogni tipo di criminalità. E vogliamo operare perchè il Paese sia più che mai unito. Anche se recentemente in Italia ci sono stati sintomi inquietanti, mi auguro che rimangano episodi isolati. E che, in futuro, il Paese non riviva più episodi del genere.

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