MISSIONI ALL’ESTERO: INTERSOS,CON DL ANTICRISI C’E’ CONFUSIONE

Roma, 6 lug. – L’inserimento della proroga della partecipazione italiana alle missioni internazionali nel provvedimento anticrisi “crea confusione, ne sminuisce l’importanza e non permette di raccogliere , attraverso il dibattito parlamentare, l’approfondimento e l’ampio consenso che la materia richiede”. In una lunga analisi inviata, alla vigilia dell’iter parlamentare di conversione in legge, ai parlamentari di Senato e Camera, il segretario generale di Intersos, Nino Sergi, sottolinea problematicita’, perplessita’ e contrarieta’ al nuovo testo. ” Sarebbe politicamente auspicabile che l’art 24 sia ‘stralciato’ dal DL 78/2009 e abbia un iter parlamentare e un dibattito autonomi”, scrive Sergi, che sottolinea come la scelta dell’articolo unico per tutta la materia riduca “ulteriormente quella distinzione tra interventi civili (umanitari, di ricostruzione, sviluppo e supporto istituzionale) e interventi militari nelle aree di crisi, che sempre il Parlamento era riuscito a garantire, con amplissimo consenso, tenendo distinti i differenti mandati”. La novita’ e “la confusione”, insiste Sergi, “sta nel fatto che i 510 milioni di euro disponibili per il quadrimestre luglio-ottobre 2009 costituiscono un paniere unico da cui attingere per tutte le attivita’/presenze elencate, senza definire lo stanziamento relativo a ciascuna di esse, esautorando cosi’ il Parlamento dal pronunciarsi su tale definizione. Sara’ il ministro della Difesa a stabilire la ripartizione del fondo e a definire quanto spettera’ alle iniziative di cooperazione rispetto alle missioni militari”.
Inoltre, spiega il segretario generale Intersos, “il ministro degli Esteri potra’ destinare fino al 15% delle risorse previste per iniziative di cooperazione in altre aree di crisi che emergessero nel quadrimestre, affermando cosi’ che con una mano si da’ (per le necessita’ in Afghanistan, Iraq, Libano, Pakistan, Sudan, Somalia) e con l’altra si toglie, al sopraggiungere di altre crisi”.

L’elenco delle altre attivita’/presenze finanziate all’interno del paniere, continua Sergi, “mette sullo stesso piano la missione del singolo funzionario e quella dei quasi cinquemila militari in Afghanistan e in Libano, gli interventi di assistenza alla popolazione locale e le opere infrastrutturali, l’azione militare e quella diplomatica.
All’interno del DL, il Pakistan e l’Afghanistan hanno una rilevanza particolare. Tuttavia, l’intervento ‘a sostegno del settore sanitario, istituzionale e tecnico e della piccola impresa’ in questi due Paesi, invece di essere affidato alla Direzione generale Cooperazione alla Sviluppo, istituzionalmente preposta a tali attivita’, e’ delegato a una specifica task-force presso il Mae”. Il documento di Intersos esprime “perplessita'” sulla scelta e chiede se non sia piu’ ragionevole utilizzare, “rafforzandola e dotandola degli strumenti necessari e delle procedure appropriate, la struttura ministeriale a cui sono affidati questi interventi, piuttosto che esautorarla, trascurando un prezioso patrimonio di conoscenze e esperienze”.
Altro ‘punto caldo’ riguarda ‘le misure volte ad agevolare l’intervento delle organizzazioni non governative che intendono operare in Pakistan e in Afghanistan’, identificate dal Mae. A questo proposito, argomenta Sergi, “occorre sottolineare che per intervenire in simili contesti le Ong hanno bisogno innanzitutto di chiarezza, riconoscibile autonomia e garanzia di indipendenza”. Invece, “il DL cosi’ com’e’ rischia di non poterle assicurare. Le Ong valuteranno quindi di volta in volta se ci saranno le condizioni per restare a fianco delle popolazioni senza venir meno ai propri principi”.(AGI)

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