L’attacco di Tremonti alla legge 626 sulla sicurezza dei lavoratori. Così il governo cancella sanzioni e riduce diritti

Tremonti5Per i militari in deroga alla 626 e s.m.i. si applicano “speciali norme di tutela tecnico- militari”. Roma, 27 ago – “Lussi che non ci possiamo permettere”, dice il ministro Giulio Tremonti. “Vincoli che hanno intrappolato il Paese nella scarsa crescita”, li chiama il ministro Maurizio Sacconi. Diritti (per i lavoratori) e sanzioni (per i datori che non li rispettano) sono stati, in questi due anni di governo Berlusconi, al centro di quella che Sacconi ha definito “una poderosa azione di deregolazione”. Risultato: i precari sono più precari di prima, quindi meno inclini a rispettare se diritti e sicurezza non vengono rispettati. Mentre il rispetto delle condizioni minime di qualità del lavoro è affidato più al buon cuore degli imprenditori che alle sanzioni (cancellate o ridotte) previste dalla legge. Ecco quello che è successo in questi anni.

ARBITRATO. Il cosiddetto “collegato lavoro” prevede che al momento dell’assunzione i lavoratori si impegnino a ricorrere a un arbitro invece che al giudice in caso di controversie sul licenziamento. E questo comporta minori tutele, entrando in contrasto anche con la Costituzione, tanto che il Quirinale respinge la norma. Entro ottobre dovrebbe essere approvata di nuovo in una versione emendata e ammorbidita.

DIMISSIONI. Nel giugno 2008, appena insediato, il governo cancella la legge che aveva introdotto una serie di adempimenti burocratici necessari per evitare la brutta abitudine delle “dimissioni in bianco”. Cioè le lettere di dimissioni pre compilate che il datore di lavoro si fa consegnare dal dipendente per usarle, di fatto, come strumento per licenziare anche in assenza di giusta causa.

ISPETTORI. Nella prima versione della manovra finanziaria 2011-2012 si tagliano i rimborsi agli ispettori del lavoro che vanno in trasferta, che non potranno più usare la propria auto se non pagando di tasca propria. La norma viene ammorbidita quando il decreto della manovra viene convertito in legge.

PRECARI. Un decreto legge del giugno 2008 introduce nuove deroghe alla regola – già poco efficace – che prevede il limite massimo di 36 mesi per le proroghe dei contratti a termine. Si può derogare al limite anche a livello aziendale, cioè ognuno è libero di fare ciò che vuole.

PRESENZE. Sono stati cancellati libro paga e matricola e introdotto il libro unico del lavoro. Il nuovo libro unico aziendale, secondo i sindacati, comporta un indebolimento dell’attività ispettiva sia nel contrasto al lavoro nero, sia nella verifica della correttezza e regolarità dei rapporti di lavoro. Il libro può essere compilato entro la metà del mese successivo alla prestazione. Un vincolo che non impedisce la triste abitudine di far risultare assunti i lavoratori soltanto se subiscono incidenti o muoiono al lavoro.

SANZIONI. Nell’agosto 2009 viene abrogata una norma del Testo unico sulla sicurezza. Chi assume in modo irregolare più del 20 per cento del personale presente sul posto di lavoro o non rispetta la disciplina sui tempi di lavoro, sui riposi oppure quella sulla prevenzione degli infortuni, non rischia più la sospensione dell’attività imprenditoriale.

STAFF LEASING. La Finanziaria 2010 ha reintrodotto il contratto di Staff Leasing. Detto anche “somministrazione a tempo indeterminato” e il cui ambito applicativo è stato ampliato. Nello Staff Leasing il lavoratore rimane “a disposizione” del somministratore anche per i periodi in cui non svolge alcuna attività ricevendo in cambio una indennità di disponibilità.

VOCE. Sempre nel collegato lavoro, viene introdotta una novità sui licenziamenti orali: spunta il limite di 60 giorni per impugnarli davanti al giudice. Il rischio è che così un’impresa licenzi il dipendente e, se questo protesta, trovi testimoni compiacenti pronti ad affermare che sono trascorsi almeno 61 giorni dal fatto. Così evita ogni conseguenza.

“C’è un progetto politico contro i lavoratori” (di Elisabetta Reguitti)

damiano“C’è un progetto politico per ridurre le tutele di chi lavora”, dice l’Onorevole Damiano, Pd, ministro del lavoro del governo Prodi. Il ministro Giulio Tremonti, alla festa di Bergamo della Lega Nord, martedì sera ha dichiarato che “robe come la 626”, una legge sulla sicurezza sul posto di lavoro, “sono un lusso che non possiamo permetterci”.

Onorevole Damiano ma la 626 non è stata superata dal decreto legislativo del 2008? Quella di Tremonti è stata solo una gaffe?

Il ministro Tremonti farebbe bene a informarsi, ma certamente non si tratta di una gaffe. C’ è un progetto politico finalizzato a ridurre il ruolo dello Stato nella tutela del diritto alla salute delle persone che vivono del loro lavoro. Detto in modo diverso: in tutte le politiche sociali del lavoro la linea dell’attuale governo è quella della deresponsabilizzazione.

Facciamo un passo indietro. Cosa ne è stato della legge 626 sulla sicurezza?

Il decreto legislativo 81 del 2008, il Testo unico in materia di sicurezza sul lavoro, è entrato in vigore il 15 maggio 2008. I precedenti normativi storici risalgono al 1955-1956 e a seguire la 626 del 1994, che poi è stata assorbita dal Testo unico, così come il decreto legislativo 494/1996 riguardante i cantieri temporanei e mobili le cui disposizioni oggi rientrano nel titolo IV del 1981.

I critici dicono che il Testo unico è solo il frutto dell’emozione per i morti della Thyssen Krupp.

Rispondo ricordando che nel giungo del 2006, appena insediato Romano Prodi, nel decreto Bersani erano state inserite, tra le altre, norme per l’emersione del lavoro nero oltre ad un provvedimento di sospensione dei lavori nei cantieri edili in caso di impiego di personale in misura pari o superiore al 20 per cento del totale dei lavoratori regolarmente occupati. Inoltre era stato istituito l’obbligo della comunicazione il giorno antecedente a quello di instaurazione dei relativi rapporti di lavoro, per evitare il fenomeno diffuso delle registrazioni post-mortem. Fare un Testo unico, riunire 30 anni di legislazione in meno di due, ha qualcosa di miracoloso. E’ stato un grande sforzo di concertazione fra le parti.

Chi ha remato contro questa legge?

Con noi, allora, c’erano le parti sociali e Confindustria a scapito, forse, delle piccole imprese. In seguito però la stessa Confindustria, sostenuta dalle piccole imprese, ha fatto resistenza all’approvazione dei decreti attuativi che devono ancora rendere operativo il Testo unico.

Quindi cosa è cambiato?

Che il decreto legislativo giace incompiuto. Che nessuno si occupa degli oltre 40 decreti attuativi relativi al testo unico. E riguardo agli appalti, è stata tolta la norma della responsabilità solidale in capo al proprietario sui contributi, alleggerite le sanzioni e posticipato l’obbligo di presentare il documento di valutazione dei rischi (Vdr) indispensabile in ambito edilizio e chimico. E’ sparito l’obbligo della tenuta dei libri matricola e presenze.

Con quali effetti?

Tutti sanno che gli infortuni e le morti sul lavoro molto spesso si accompagnano a rapporti di lavoro irregolare. Sono scomparse anche le politiche “premiali” che dovevano favorire quelle imprese che riducevano la frequenza degli infortuni sul lavoro.

Nel giorno in cui sono morti altri due lavoratori il ministero del Lavoro e la presidenza della Repubblica promuovono una campagna pubblicitaria sulla sicurezza sul lavoro.

Gli spot dovrebbero essere preceduti da fatti concreti. Invece sembra che l’Italia oggi possa permettersi un ministro come Tremonti che, a giorni alterni, passa dal socialismo al neo-liberismo.

Amministrazione della Difesa: Per i dipendenti del ministero della Difesa (civili e militari) si applica il decreto del ministero della Difesa n.284 del 14 giugno 2000Icon_External_Link recante il ‘Regolamento di attuazione dei decreti legislativi n. 277/1991, n. 626/1994 e n. 242/1996 in materia di sicurezza dei lavoratori sui luoghi di lavoro nell’ambito del ministero della Difesa”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.240 del 13 ottobre 2000 il .

L’art.1, comma 4, del D.Lgs. n. 277 del 1991 (in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi rilevanti da esposizioni ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro) e l’art.1, comma 2, del D.Lgs. n 626 del 1994 (riguardante la sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro) prevedono infatti che nei riguardi delle Forze armate e di polizia e dei servizi di protezione civile, le norme in essi contenute siano applicate tenendo conto delle particolari esigenze connesse al servizio espletato, individuate con decreto interministeriale.

Il decreto prevede che l’amministrazione della Difesa provveda con proprio personale tecnico ad effettuare i controlli tecnici, le verifiche, i collaudi, a rilasciare le certificazioni riguardanti la sicurezza nei luoghi di lavoro dell’amministrazione della difesa, per le finalita’ previste dalle normative vigenti. Il personale addetto a tali funzioni e’ formato ed indicato dalla stessa amministrazione della Difesa.

Inoltre nell’ambito di determinate attività e luoghi, le funzioni di medico competente sono svolte esclusivamente dagli ufficiali medici in possesso dei requisiti richiesti dai decreti legislativi n. 277 del 1991 e n. 626 del 1994, che possono avvalersi degli ufficiali medici che abbiano svolto, per almeno quattro anni, attivita’ di medico nel settore del lavoro nell’ambito del ministero della Difesa. ico_commenti Commenta

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