Italia, un Paese alla deriva. Napolitano in campo

napolitano1Roma, 2 nov – È stato un giorno carico d’angoscia, per Giorgio Napolitano. Con un occhio al computer, per seguire la disastrosa performance di Borse e mercati. E con il telefono in mano, per sondare governo, opposizioni e forze sociali. Finché, chiusa con un gran tonfo Piazza Affari, ha spiegato con una nota ufficiale di considerare «ormai improrogabile» l’assunzione di quelle «decisioni efficaci» che Palazzo Chigi ha anticipato una settimana fa con una lettera d’intenti alle autorità europee.

Insomma: non si può più aspettare, dice il presidente, rendendo pubblica la sua «forte preoccupazione» e, insieme ad essa, l’auspicio di una corresponsabilità di entrambi i fronti politici sui provvedimenti anticrisi. Una prova che chiede con estrema urgenza, possibilmente prima del G20 che avrà inizio domani e in ogni caso prima che la nostra economia si dissangui ancora di più sui mercati.

Certo, nella ricognizione che ha compiuto ieri ha dovuto prendere atto che un simile percorso è troppo impervio e, anzi, impossibile, data la reciproca diffidenza tra governo e opposizioni. Eppure non rinuncia a «verificare» di persona se «una larga condivisione delle scelte» sia davvero da escludere. Il capo dello Stato non evoca ovviamente le ipotesi di discontinuità attraverso il battesimo di governi di «salvezza nazionale». Ma è chiaro che non le esclude, visto che a invocare una svolta c’è adesso un «ampio arco di forze politiche e sociali». Un fronte che, puntualizza nel suo comunicato, si mostra appunto «consapevole delle necessità di una nuova prospettiva di larga condivisione delle scelte», nella convinzione di poterle realizzare insieme.

Il nodo politico sta tutto qui, e il capo dello Stato non può scioglierlo. Non lui e non ancora, almeno.

Da un lato c’è Berlusconi che, come ha verbalizzato il Quirinale, «conferma il proprio intendimento di procedere» secondo quanto si è impegnato a fare con l’Unione Europea e nonostante le difficoltà con i propri partner. Dall’altro le opposizioni, ferme nella pretesa di un cambio della guardia a Palazzo Chigi prima di impegnarsi direttamente e che comunque escludono ogni loro ulteriore aiuto perché lo hanno «già dato», tra luglio e agosto. A entrambe le parti, messe in mora assieme se non proprio alla pari, Giorgio Napolitano indica le «necessità» del Paese, chiedendo una risposta. Non può fare altro, fino a quando il governo disporrà di una maggioranza ratificata con ripetuti (e anche recenti) voti di fiducia.

Lui, dal canto suo, sorveglierà e verificherà i passi che si vorranno compiere, esercitando fino in fondo quell’azione di persuasione morale per la quale molti hanno parlato di un «governo sotto tutela» e del Quirinale come di una specie di «cabina di regia». Comunque la si pensi, di sicuro è diventato, e da tempo, il garante dell’Italia presso l’Unione Europea.

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