Intercettazioni: ancora alta tensione nel Pdl, arriva lo stop dell’OSCE

OSCE-Permanent_CouncilRoma, 15 giu.  – Strada in salita a Montecitorio per il ddl intercettazioni che dopodomani inizia il cammino in commissione Giustizia. Nel Pdl la tensione resta alta e sul provvedimento è piombata inaspettata la censura dell’Osce (l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) che ha formalmente chiesto al governo italiano di modificare radicalmente il contenuto del ddl. La responsabile Osce per la libertà dell’informazione Dunja Mijatovic, ha dichiarato la propria “preoccupazione per il fatto che, malgrado i ripetuti avvertimenti arrivati dal mio ufficio, il Senato ha approvato una legge che potrebbe seriamente ostacolare il giornalismo investigativo in Italia”.

“I giornalisti -ha aggiunto Dunja Mijatovic- devono essere liberi di riferire su tutti i casi di pubblico interesse e devono poter scegliere come condurre un’inchiesta responsabile”. La sortita non è rimasta senza risposta: la Farnesina ha giudicato “inopportune” le critiche lanciate dalla dirigente dell’Osce. “Da parte italiana -hanno riferito fonti del ministero degli Esteri- attraverso canali diplomatici è stato fatto notare con fermezza l’inopportunità di tale intervento su una misura legislativa interna il cui iter non è ancora completato, e che rischia di interferire e turbare il dibattito democratico in Parlamento”.

L’Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa (Osce) è composta da 56 Stati dell’Europa, dell’America del Nord e dell’Asia centrale. L’Osce, che collabora anche con l’Onu, l’Unione Europea, il Consiglio d’Europa e la Nato, ha come obiettivo quello di promuovere la pace e la stabilità nei Paesi membri nel rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Per questo l’organizzazione lotta contro il degrado del territorio, la tratta degli esseri umani e la criminalità organizzata. La costante attività sul campo, finanziata dai tre quarti del suo bilancio, mira a migliorare la sicurezza politico-militare nei Paesi che sono teatro di conflitti o squilibri politico-sociali. L’Organizzazione può avere anche un compito di osservazione nelle elezioni politiche per valutarne la conformità ai criteri internazionali. L’Osce nasce dall’evoluzione della Conferenza sulla sicurezza e sulla cooperazione in Europa (Csce), convocata per la prima volta a Helsinki il 3 luglio 1973, in piena Guerra fredda, per instaurare un dialogo tra Est e Ovest. Nel 1975 l’Atto Finale di
Helsinki amplia i suoi compiti, mentre la Carta di Parigi, firmata il 21 novembre 1990, ne ridefinisce il ruolo dopo la caduta del Muro di Berlino. Dal 1 gennaio 1995, prende l’attuale denominazione di “Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa”. La sede centrale è a Vienna dove si riuniscono con cadenza settimanale i suoi rappresentanti permanenti e dove si trova anche il Segretario che ne coordina il lavoro. Altri organismi dell’Osce sono distribuiti tra l’Aja, Varsavia e Copenaghen. I ministri degli Esteri degli Stati partecipanti si riuniscono annualmente per valutare il lavoro svolto dall’Osce e, a volte, partecipano al vertice anche i capi di Stato e di governo. La presidenza segue un criterio di rotazione annuale tra gli Stati membri. Le decisioni dell’Osce sono politicamente vincolanti.

Si è aperto così un nuovo fronte, che aggiunge alle dure polemiche che si sono accese a seguito della decisione presa ieri dal presidente della Camera Gianfranco Fini che ritiene la revisione delle norme sulle intercettazioni non prioritarie, invitando di conseguenza i gruppi politici a mettersi al lavoro per arrivare a un “testo condiviso”. La presa di posizione ha riavviato le fibrillazioni nel Pdl, aprendo nuove schermaglie tra la componente finiana e la maggioranza del partito, fermamente decisa a approvare il ddl, uscito la scorsa settimana dal Senato, prima della pausa estiva dei lavori parlamentari. E domani a Palazzo Grazioli, Silvio Berlusconi riunisce i vertici del Pdl per fare il punto della situazione.

“Fini -ha commentato il ministro degli Esteri Franco Frattini- non ha fatto alcun ricatto, ha detto che ci sono discussioni utili e necessarie che si possono fare in Parlamento. Alla fine di questa discussione ritengo che la legge si debba votare, come ha indicato l’ufficio di presidenza del partito”. Secondo il ministro il via libera potrebbe “arrivare entro la prima settimana di agosto”. Del resto, ha proseguito, “credo che lasciar passare un altro mese e mezzo di polemiche e accuse strumentali non serva a niente”. Se si volesse cambiare la decisione assunta all’unanimità dall’ufficio di presidenza del Pdl sulle intercettazioni, ”saremmo di fronte all’atto di nascita di un partito all’interno di un altro partito”. E ”sarebbe un atto di rottura”. Non ha dubbi Gaetano Quagliariello, vice presidente dei senatori Pdl, che ha detto di temere che dietro ”certe allusioni dei finiani si voglia scaricare su altri la necessità di rivedere il testo: il Parlamento, la Corte Costituzionale e perfino il capo dello Stato”. ”Se non rispettiamo un punto saliente del programma, come la legge sulle intercettazioni, facciamo prima ad andare a casa che a proseguire la legislatura”, ha dichiarato il ministro per l’Attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi. “Non vorrei che qualche falco berlusconiano -ha replicato il vice capogruppo del Pdl, Italo Bocchino- volesse lo scontro istituzionale. Che accarezzasse l’idea di farsi respingere la legge dal capo dello Stato per riapprovarla nello stesso testo e avviare uno scontro costituzionale. Chi replica a Fini non conosce bene il regolamento della Camera. La tabella di marcia -ha chiosato BOcchino- non la decide Fini ma la Costituzione, il regolamento e le scelte di Berlusconi”.

“In un partito -ha ribattuto il coordinatore del Pdl Sandro Bondi- si può esprimere liberamente e senza alcuna censura il proprio pensiero, salvo rispettare nel voto le decisioni assunte democraticamente negli organismi dirigenti. E’ riprovevole invece ricorrere, come fa Italo Bocchino, a argomenti risibili e inappropriati sia quando chiamano in causa il Pdl che ancor più le libere e insindacabili decisioni del capo dello Stato”. ”Sulle intercettazioni -ha avvertito l’altro vicepresidente dei deputati, Carmelo Briguglio- il Pdl è a un bivio: trovare alla Camera le soluzioni ai problemi innegabili che il testo licenziato dal Senato ancora presenta, prevenendo le obiezioni che potrebbero essere manifestate dal Capo dello Stato al momento della firma. Oppure, come sentiamo dire dai grandi strateghi della soluzione finale, prepararsi a uno scontro istituzionale con il capo dello Stato, il che passerebbe per una riapprovazione del medesimo testo eventualmente non promulgato da Napolitano”. La richiesta dell’Osce ha rafforzato le convinzioni e la determinazione del Pd a bloccare la legge. “La richiesta che ci viene dall’Europa -ha commentato Anna Finocchiaro- rende ancora più forti i motivi della battaglia che abbiamo condotto in Senato e che continueremo alla Camera”. ”Contro la legge bavaglio -ha infine affermato Massimo Donadi a nome dell’Idv- si muove addirittura l’Osce. Un richiamo internazionale che la dice lunga sulla situazione del nostro Paese. Daremo battaglia per impedire che questo governo limiti la libertà di stampa, già seriamente compromessa dal totale controllo delle televisioni e di importanti gruppi editoriali da parte del premier”. (Adnkronos) ico_commenti Commenta

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