Intelligence, la riforma si inceppa sul segreto di Stato

topsecretRoma, 13 lug – Quanto deve restare segreto un segreto di Stato? E’ in sostanza questo il quesito attorno a cui ruota la discussione in commissione Affari costituzionali di Montecitorio riguardo alla proposta di legge che punta a revisionare la riforma dei nostri servizi segreti, varata cinque anni fa. Il testo (esaminato in sede legislativa dalla Prima commissione di Montecitorio) vede come primo firmatario il presidente del Copasir, Massimo D’Alema. E, come ha sottolineato lo stesso ex premier e deputato del Pd illustrandolo in Parlamento anche al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni De Gennaro, punta ad una “manutenzione” della normativa dopo un quinquennio di applicazione.

Nel testo ci sono novità importanti sia per quello che riguarda maggiori poteri di controllo del Copasir sull’uso delle risorse da parte del Dis, l’organismo che gestisce Aisi e Aise, sia per quello che riguarda un potenziamento della nostra intelligence nei settori della protezione cibernetica e della sicurezza informatica. E c’è anche un accentramento presso il Procuratore generale della Corte di appello di Roma di tutte le richieste di intercettazioni dei servizi segreti, oltre a una più puntuale esclusione del Ris dei Carabinieri da compiti di intelligence. Ma il punto nodale su cui sembra al momento arduo trovare un compromesso legislativo è sicuramente l’ipotesi di ampliamento dei poteri del Copasir rispetto all’opposizione del segreto di Stato da parte dell’esecutivo. Qui infatti la pdl modifica sensibilmente l’articolo 37 della legge che tratta la materia. Se infatti il testo attuale si limita stabilire che il presidente del Consiglio dei ministri è tenuto a fornire al Copasir “le ragioni essenziali” per cui sceglie di avvalersi del segreto di Stato, la nuova proposta recita che il presidente del Consiglio “fornisce al presidente e al vicepresidente del Comitato l’intero quadro informativo in suo possesso”. Ma non solo.

Nel testo si propone infatti anche che le deliberazioni del Copasir con le quali si può pretendere dal governo di non avvalersi dell’esigenza di riservatezza o del segreto di Stato potranno avvenire a maggioranza qualificata dei due terzi dei membri e non più all’unanimità. Richieste problematiche su cui il governo non sembra intenzionato a fare molte concessioni, se non quella di ricorrere alla secretazione di fatti e circostanze il meno possibile. Peraltro il Pdl mostra forti perplessità circa l’impostazione data alla questione del segreto di Stato. Da un lato chiede infatti che le spiegazioni del governo debbano sì andare oltre le sole “ragioni essenziali” ma anche che siano limitate ai soli elementi necessari a far sì che il Copasir possa valutarne la loro fondatezza. Mente dall’altro lato non accetta che di tali motivazioni più diffuse sia messo a parte solo il vertice del comitato stesso. “Come si può creare un ulteriore filtro – si domanda Peppino Calderisi, membro della I commissione – se poi è l’intero organismo che deve pronunciarsi sulla legittimità della singola scelta di avvalersi del segreto di Stato?”. La settimana prossima la commissione Affari costituzionali della Camera dovrebbe procedere al voto sugli emendamenti al testo di revisione. Ma non è escluso che, data la delicatezza della materia, si decida prima di abbandonare la sede legislativa.

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