Indignados, Partito Popolare – Sicurezza e Difesa: come la pensiamo sui fatti di Roma

logo-PPSDRoma, 17 ott – (di Guido Lanzo) Dalla metà di maggio di quest’anno su giornali, telegiornali e pagine web di mezzo mondo si è diffuso rapidamente il termine indignados. In italiano potremmo tradurre questo termine con indignati, sdegnati, esacerbati, arrabbiati. Indignados, dunque. Ma per cosa? Per la corruzione in politica, per i costi della politica, per un sistema considerato l’antitesi della democrazia reale, per la gestione della crisi economica, per i drastici tagli al Welfare State, per l’assenza di prospettive per le nuove generazioni. Premessa, quindi, la condivisibile e stimabile intenzione di “indignarsi” rispetto ad un sistema traviato dal Dio denaro, occorre, a tal punto, capire cosa è successo durante la manifestazione di Roma, da consentire che la collaudata rivolta pacifica trascendesse nell’orrenda barbarie incontrollata.
Una riproposizione di quello che accadde nel dicembre scorso (o addirittura a Genova dieci anni fa)? Chi voleva cosa? Perché a Barcellona sono scese in strada quasi 200 mila persone, si è occupata l’università di Barcellona, si sono occupati vari ospedali e tutto si è svolto pacificamente, mentre in Italia no?
Occorre fregiarsi della capacità (solo italiana?) di trasformare una manifestazione pacifica in uno scontro di piazza che mette a ferro e fuoco una città?
Mentre l’Europa ed il Mondo manifesta pacificamente contro le decisioni della grande finanza e per il futuro dei giovani, il nostro paese rimane in balìa di regolamenti di conti tra frange estreme che hanno aspettato dieci anni per ‘colpire’.
Chi ne fa le spese? Roma, i cittadini, i proprietari delle decine di macchine distrutte, bruciate, gli abitanti dei palazzi danneggiati, i negozianti che hanno visto infrangere le loro vetrine.
Oltre a loro, escono mediaticamente sconfitti anche le centinaia di migliaia di persone che pacificamente, avevano deciso di esprimere la loro indignazione verso un mondo che non si occupa del lavoro, della sicurezza sociale ma che pensa solo a salvare banche, finanziarie e fondi.
Una guerriglia annunciata sui blog, social network, passaparola e slogan che gli organi preposti alla sicurezza non potevano ignorare. C’è già chi parla di complotto, che i misfatti di Roma siano serviti e strumentalizzati per deviare l’attenzione, arte che di certo non può negarsi all’attuale governo. In effetti sembra improbabile lasciarsi trovare impreparati ad un simile epilogo, le altre capitali europee hanno peccato di eccesso di zelo o di una sana politica di sicurezza preventiva?
In mezzo, tra l’incudine e il martello, ci sono loro: gli uomini delle forze dell’ordine. Vittime dell’immobilismo statale che li condanna sul campo quale effetto cuscinetto degli scontri e nella vita irridendo la dignità degli uomini in divisa con l’indifferenza di uno Stato incurante del tributo offerto dai suoi servitori. Berlusconi con un comunicato ridicolo e offensivo esalta proprio quelle forze dell’ordine alle quali il decreto stabilità appena varato dal Consiglio dei Ministri ha tagliato 60 milioni di Euro. Un governo che non sa garantire l’ordine e la sicurezza di una manifestazione autorizzata e pacifica nella propria capitale, che non sa prevedere e prevenire quello che tutti noi avevamo temuto, che permette a centinaia di professionisti dello sfascio di arrivare tranquillamente lungo il percorso annunciato della sfilata addirittura con “uniformi nere e maschere antigas” dovrebbe dimettersi, invece di tentare di strumentalizzare le operazioni di questi spaccavetrine. Soprattutto se nello stesso giorno in nessun’altra capitale del mondo – nessuna – dove si sono svolte manifestazioni simili è accaduto nulla di lontanamente simile.
“Londra non si è fatta trovare impreparata”. Roma invece sì. Completamente impreparata, nella più benevola delle ipotesi. E Roma chi è, se non chi amministra la città e governa la nazione?

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