Immigrazione: UNHCR, la NATO applichi il diritto anche in mare

immigratiRoma, 5 ago – ”Se la Nato è in missione in Libia per difendere i civili non si vede perchè non debba avere la stessa funzione in mare”. E’ quanto afferma in un’intervista a Tv2000 il portavoce in Italia dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) Laura Boldrini sottolineando che, anzi, ”bisognerebbe andare anche oltre e affermare che le persone che sono su quelle carrette sono comunque in pericolo potenziale, quindi tutti potenziali naufraghi”.

Gli Stati, prosegue Boldrini, ”dovrebbero offrire delle quote: se ci sono dei rifugiati che a casa non possono tornare, questi potrebbero essere trasferiti legalmente e senza rischiare la vita se ci fosse la disponibilità dei paesi della comunità internazionale. E questo abbasserebbe il numero delle persone che accettano oggi una sorta di roulette russa pur di mettersi in salvo”. ”Occorre maggiore collaborazione tra i mezzi navali che operano nel Mediterraneo (navi militari, mezzi commerciali e pescherecci) altrimenti – ha concluso – si rischia di avere dei numeri spaventosi. Anche perchè le imbarcazioni che partono dalla Libia sono fatiscenti e alla guida ci sono persone senza esperienza: dunque già di per sè‚ una barca che oggi parte dalla Libia sovraffollata piena di persone è una imbarcazione in pericolo che andrebbe comunque soccorsa per definizione a prescindere da evidenti segnali che qualcosa non funzioni”.

Frattini chiede un’inchiesta NATO

Un’inchiesta formale alla Nato per fare chiarezza su quanto accaduto ieri nelle acque a sud di Lampedusa. A chiederla è il ministro degli Esteri Franco Frattini: “In relazione alle polemiche circa il presunto mancato soccorso a battelli con clandestini a bordo in fuga dalla Libia, il ministro degli Esteri Frattini ha dato istruzioni al Rappresentante Permanente italiano presso la NATO di chiedere un’inchiesta formale per l’accertamento della dinamica di quanto accaduto”, si legge in una nota della Farnesina. “Il ministro Frattini – prosegue il comunicato – ha anche chiesto all’Ambasciatore Sessa di sollecitare una discussione all’interno dell’Alleanza Atlantica per il possibile adeguamento del mandato della missione di salvaguardia delle popolazioni civili in Libia, sulla base delle risoluzioni delle Nazioni Unite 1970 e 1973, affinchè vengano opportunamente considerate la tutela e soccorso anche di coloro che per cause belliche sono costretti a fuggire su barconi mettendo a rischio la propria incolumità”. Sul presunto mancato intervento si è espresso anche il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Biagio Abrate: “In caso di richiesta di soccorso, le unità navali nazionali, come quelle di tutte le altre nazioni, agiscono in maniera tempestiva in aderenza agli accordi internazionali e al codice della navigazione, con esplicito riferimento alla salvaguardia della vita umana in mare”. Il generale Abrate ha sentito i vertici nazionali della Marina Militare che hanno escluso qualsiasi coinvolgimento nella vicenda da parte delle Unità italiane. Da parte sua la Nato, tramite un portavoce, ha spiegato che il comando delle operazione marittime è stato informato dall’Italia di una richiesta d’aiuto, ma che poco dopo le autorità italiane hanno confermato “di aver fatto fronte all’emergenza con tre navi e i loro elicotteri di supporto”. Il salvataggio di ieri, in ogni caso, ha evitato una tragedia simile a quella di domenica scorsa, quando 25 cadaveri sono stati trovati sul fondo di un barcone. La procura di Agrigento aveva immediatamente aperto un’inchiesta. Sei i presunti scafisti fermati. Tutti devono rispondere di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di morte come conseguenza di altro delitto, e per due di loro si aggiunge anche l’accusa di omicidio.

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