Governo, parte l’offensiva mediatica contro Fini

augusto-minzolini-e-berlusconiBerlusconi vuole spazi tv per lo scontro con i fedelissimi del presidente della Camera. Pronto un programma per il Tg1. Roma, 1 ago – (di Antonio Massari e Carlo Tecce) Crisi della maggioranza e gestione dell’informazione. La convocazione dei direttori delle testate Rai – Tg1, Tg2, Tg3, Tgr, Rainews e Gr Radio Rai – è prevista per domani: incontreranno Mauro Masi, il direttore generale, per valutare la messa in onda degli approfondimenti sulla situazione politica. Fonti qualificate spiegano al Fatto Quotidiano che la direzione è già tracciata: nessun talk-show, ma “speciali”, in diverse fasce orarie, per raccontare   la situazione nel modo più gradito al premier – la guerra tra Berlusconi e Fini. E un ruolo centrale – come è ovvio, dato il suo peso – l’avrà il Tg1. Partiamo dalla versione ufficiale: “Gli approfondimenti riprenderanno per almeno una settimana”, dice Antonio Marano, vicedirettore generale della Rai. “Non è possibile riaprire i talk-show – prosegue – e si punterà sugli approfondimenti. Ma organizzati in fasce orarie diverse”. “Non è possibile riprendere i talk-show”, dice Marano: per comprendere il piano estivo, sull’informazione in Rai,   dobbiamo proprio partire da questa affermazione. E dalla successiva precisazione: “Gli approfondimenti saranno organizzati in fasce orarie diverse”. È su questi due pilastri che si sta organizzando la campagna d’estate contro Fini: il suo logoramento mediatico. Attraverso la Rai.

Due giorni fa Paolo Ruffini, direttore di Rai Tre, ha ufficialmente chiesto al direttore generale, Mauro Masi, di mandare in onda una puntata di Ballarò. Edizione speciale, in piena estate, per raccontare la crisi della maggioranza. “No”, gli ha risposto Masi. Ce lo conferma un dirigente Rai, Loris Mazzetti: “È vero, Rai 3 voleva uno speciale di Ballarò, ma Masi ha risposto negativamente”. Che idea. Rimettere in pista Ballarò, proprio quando il programma è in ferie. Un paradosso, se ricordiamo i desideri di Berlusconi, emersi dalle intercettazioni di fine 2009, quando chiedeva a Giancarlo Innocenzi, membro dell’Agcom, di “aprire il fuoco”, oltre che su Annozero, proprio su Ballarò. Adesso, rispetto   all’autunno 2009, è anche peggio. Il premier deve giocare fino in fondo la sua partita con Fini. Deve giocarla da subito. E senza intralci. Soprattutto sul terreno che predilige: quello della televisione. E infatti: Masi risponde “no” a Floris e Ruffini. E anche Bruno Vespa limita qualsiasi intralcio, annunciando che, per il suo Porta a Porta, i contratti dei giornalisti sono scaduti a giugno e quindi: non può proprio andare in onda. Addio talk-show. Restano gli approfondimenti. Giovedì era stato Mario Orfeo, direttore del Tg2, a chiedere a Masi di rispolverare per l’estate lo speciale Punto di vista. In risposta ha ottenuto una pausa di riflessione.   Una riserva che, a quanto risulta al Fatto Quotidiano, sarà sciolta domani. In questo modo: via libera allo speciale del Tg2. L’appuntamento quotidiano con Punto di vista, che solitamente va in onda nel pomeriggio, può riprendere.

Il TG3, dal canto suo, uno spazio di approfondimento ce l’ha già. Ed è tuttora in corso: parliamo di Linea notte, che va in onda ogni sera dopo le 23. Resta in ballo il Tg1 che può contare su due appuntamenti settimanali, Tv7 e Speciale Tg1, ma non ha un contenitore quotidiano. Ed ecco la trovata: sarà confezionato uno spazio d’approfondimento ad hoc, in prima serata, intorno alle 21,30. Il Tg più berlusconiano della storia avrà la fascia oraria migliore. “Fasce orarie diverse”, precisa Marano. E infatti la più ghiotta – sotto il profilo degli ascolti – sarà quella del Tg1. Bianca Berlinguer già   protesta: “Se Tg1 e Tg2 avranno a disposizione per loro programmi di approfondimento in fasce di prima serata, noi del Tg3 chiederemo lo stesso trattamento”. E Mazzetti rilancia: “Approfondimenti? Bene. Questo significa che potrà andare in onda anche l’approfondimento di Ballarò”. Anche il consigliere Rai Nino Rizzo Nervo punta sui talk-show. Masi, però, ha già detto “no” in modo ufficioso. Ed è difficile che torni indietro. Il direttore generale   è un berlusconiano d’origine controllata. E questa, per il premier, è diventata la madre di tutte le battaglie. Fini deve essere logorato. E infatti altre fonti – che preferiscono l’anonimato – dichiarano al Fatto Quotidiano che è già partito il tam tam delle telefonate, tra gli “yes men” interni agli uffici Rai, per limitare al minimo la presenza dei “finiani” nelle trasmissioni. Per i dissidenti legati a Fini è iniziata “l’espulsione mediatica”.

La storia della casa a Montecarlo: Fini chiarisca

Perché Gianfranco Fini deve dirci la sua sull’incredibile storia della casa di Montecarlo? Non si tratta né di un gossip né di un dettaglio irrilevante: proviamo a spiegare perché. La rottura del Pdl e la piccolaguerracivileacuistiamo assistendo, non è un minuetto di Palazzo, e nemmeno un riposizionamento gattopardesco di poteri. No. Come abbiamo intuito e scritto da mesi, il racconto sciamanico del berlusconismo si è infranto, il carisma del Caimano scema con la stessa velocità con cui si gonfiano le borse sotto i suoi occhi e l’ordito di rughe sulla sua fronte rimodellata.   Una fatto è ormai certo: il tempo delle illusioni e dei miracoli da campagna elettorale è finito. Di pari passo, mentre qualcuno ironizzava sui finiani, noi li abbiamo presi terribilmente sul serio spiegando i motivi politici da cui derivava la loro forza, narrandoli nella loro impresa di insurrezione morale senza pregiudizi, a tratti persino con simpatia.

Proprio per questo – una volta ufficializzata la rottura – la reazione dei lanzichenecchi azzurri, contro di loro, sarebbe stata spietata. Bastonature dei tiggì di regime, agguati, embargo mediatico. Malgrado questa certezza, le notizie restano notizie. È una notizia (data da Il Giornale) che un appartamento di inestimabile valore, donato da una ricca nostalgica per passione ideale, finisca, attraverso strane triangolazioni off shore al signor Tulliani, cognato del presidente della Camera. Lo è ancora di più, quello che ci racconta Libero: la cessione dell’immobile sarebbe iscritta nel bilancio di An per soli   67 mila euro. Una vendita di favore? Un pasticcio? Un atto di familismo immobiliare? Di fronte a questi dubbi Fini può dare qualsiasi spiegazione. L’unica cosa che non può fare – se vuole restare credibile – è tacere.(Il Fatto Quotidiano)

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