Governo: dopo il “vertice” ad Arcore Berlusconi e Bossi chiedono la moral suasion del Colle

berlusconi_napolitanoRoma, 7 set – Dopo le dichiarazioni di Fini al Mirabello, si muove il PdL: il primo passo è quello di superare la posizione definita “anomala” di Fini, considerato ormai uomo di parte, alla presidenza di Montecitorio. Per il resto, sebbene la Lega sia pessimista e spinga per il ritorno alle urne, la linea del premier e del Pdl sembra restare quella di verificare in Parlamento se esiste ancora una maggioranza. Se Fli intende il confronto non come “logoramento”, allora il governo andrà avanti. Ma la premessa essenziale è che Fini lasci la presidenza della Camera, perchè dopo il discorso incendiario di Mirabello, dove non solo ha vestito i panni dell’oppositore al governo, si sottolinea nel Pdl, ma ha anche mancato di rispetto a quasi metà dell’assemblea che presiede, non è più una figura “super partes” e di garanzia come la sua carica imporrebbe. Se formalmente il presidente della Camera non si può “sfiduciare”, il premier Silvio Berlusconi e il leader leghista Umberto Bossi sperano nella moral suasion del Colle. Ieri sera, al termine del vertice nella villa di Arcore, in una nota congiunta hanno annunciato l’intenzione di recarsi al Quirinale per rappresentare al presidente della Repubblica la grave situazione che si è generata dal punto di vista istituzionale con il ruolo politico assunto da Gianfranco Fini, definito “incompatibile” con la carica “super partes” di presidente della Camera. Una situazione che dopo Mirabello il Napolitano non può più trascurare. “Le dichiarazioni dell’on. Gianfranco Fini – spiegano – sono state unanimemente giudicate inaccettabili. Le sue parole sono la chiara dimostrazione che svolge un ruolo di parte ostile alle forze di maggioranza e al governo, del tutto incompatibile con il ruolo super partes di presidente della Camera”. Per questo, viene anticipato, “il presidente Berlusconi e il ministro Bossi nei prossimi giorni chiederanno di incontrare il presidente della Repubblica per rappresentargli la grave situazione che pone seri problemi al regolare funzionamento delle istituzioni”.

Pareri ovviamente opposti da parte dell’entourage di Fli e dell’opposizione ma anche dai costituzionalisti.

Baldassarre: Napolitano non può mandar via il presidente Fini. Annunciare una richiesta di dimissioni del presidente della Camera al capo dello Stato, come è stato fatto al termine del vertice di Arcore tra Berlusconi e Bossi, “non è una mossa saggia nè di grande perspicacia politica”. Ma, soprattutto, rischia di “sfociare in una brutta figura per chi l’ha fatta” perchè il presidente della Repubblica “non ha alcun potere di rimozione o revoca” di chi guida il Parlamento e il governo. Il presidente della Camera può soltanto decidere spontaneamente di lasciare il suo incarico, “nessuno può mandarlo via”. Lo spiega il presidente emerito della Corte costituzionale Antonio Baldassarre. Chiarisce il costituzionalista: “Il presidente della Repubblica, nei confronti della permanenza in carica dei presidenti di Camera, Senato e del Consiglio, non ha alcun potere di rimozione o revoca. Ha soltanto un blando potere di moral suasion, può dare cioè un consiglio, che però è libero di esercitare secondo il suo prudente apprezzamento: se ritiene che ciò possa dar luogo ad uno scontro istituzionale, può non fare nulla”.

Ed è proprio quella di non far nulla “la via da seguire”, secondo il costituzionalista: “Perchè l’ipotesi del presidente della Repubblica che consiglia al presidente della Camera di dimettersi, su richiesta del capo del governo, rappresenterebbe un gravissimo precedente. Il ruolo del presidente della Camera non è nelle mani della maggioranza”. Al “prudente apprezzamento” del presidente della Camera è lasciata la decisione di eventuali dimissioni, perchè con il discorso di Mirabello “non c’è lesione di prerogative costituzionali”. “Fini – prosegue – ha parlato come uomo di partito, non come presidente della Camera. Se lo ritiene opportuno, se non si sente più in coscienza di esercitare i propri poteri super partes, si può dimettere. Ma se non lo fa, resta in carica, non c’è stata alcuna violazione di prerogative costituzionali. Certo, poi si può discutere sull’opportunità, sulla necessità di apparire ed essere imparziale, tutto discutibilissimo… Ma nient’altro”.

Duello Bocchino-Capezzone. Per Italo Bocchino, capogruppo di Fli a Montecitorio, l’iniziativa di Berlusconi e Bossi di appellarsi a Napolitano per ottenere le dimissioni di Fini è “politicamente inaccettabile e grave sotto il profilo istituzionale”, perchè violerebbe “il principio costituzionale della separazione tra poteri”. Bocchino ricorda inoltre che furono proprio Berlusconi e Bossi a “a inaugurare nel 1994 la stagione dei presidenti delle Camere di parte, che fino ad allora erano sempre stati concordati con l’opposizione o addirittura assegnati alla minoranza”. Sempre i leader di Pdl e Lega, continua il capogruppo di Fli, “hanno inaugurato nel 2001 la stagione dei presidenti di Parlamento leader di partito, eleggendo Pier Ferdinando Casini allo scranno più alto di Montecitorio”, “innovazione” che “si è poi consolidata con l’elezione di Fausto Bertinotti prima e di Gianfranco Fini poi”.
Tutto questo induce Bocchino a concludere che “la richiesta di Berlusconi e Bossi è strumentale, irrituale e irricevibile ed è gravissima sotto il profilo istituzionale, considerato che la terzietà riguarda il ruolo e non la personalità politica, riguarda la conduzione del ramo parlamentare presieduto e non la libera espressione dei propri convincimenti politici”.
Argomenti che non convincono il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone, a cui occhi appaiono “deboli ai limiti dell’inconsistenza”. “In oltre sessant’anni di storia repubblicana – ricorda Capezzone – mai nessuno aveva osato usare la terza carica dello Stato per condurre una pervicace azione di parte, per spaccare un partito e costruire un suo partitino scissionista, per attaccare quotidianamente un Governo e una maggioranza. Non oso pensare – aggiunge il portavoce del Pdl – cosa avrebbe fatto il Pci o poi il Pds se Nilde Jotti o se Luciano Violante avessero fatto la metà di quello che sta facendo Gianfranco Fini”.

Avvenire: votare adesso significa fuggire dalle proprie responsabilità. Una corsa al voto anticipato ”sarebbe solo in apparenza una risposta chiarificatrice, in realtà nasconderebbe una fuga dalle responsabilità”. E’ quanto sostiene il quotidiano dei vescovi italiani “Avvenire” in un editoriale nel quale, analizzando la situazione politica, si chiedono ”non urne precipitose, ma obiettivi ben individuati”. ”La tentazione di puntare tutto su una ordalia in forma di verifica del consenso è rischiosa. Ancora una volta si andrebbe “davanti al popolo” solo sulle intenzioni, senza farsi carico della difficile responsabilità dell’attuazione degli impegni assunti e dei progetti necessari”, scrive il giornale. ”La coesione e l’autosufficienza – si legge ancora nell’editoriale politico – che la maggioranza ha gettato via possono essere surrogati da un’intesa programmatica aperta agli apporti delle due diverse opposizioni. E’ la prospettiva di quel patto di legislatura, evocato dallo stesso Fini, che dovrebbe consentire di affrontare i problemi economici, sociali, ma anche quelli politici e istituzionali, più urgenti e gravi”. Tutto questo perchè, sottolinea ancora Avvenire, ”la situazione non è normale” per cui il voto anticipato sarebbe quasi una fuga dai problemi che vanno affrontati prima delle elezioni. ”A tutti è chiesto un sovrappiù di responsabilità, in modo da rispondere alla domanda cruciale, posta tempestivamente da Giorgio Napolitano, sul costo che pagherebbe l’Italia per un vuoto di potere in una fase difficile e contraddittoria risalita dall’abisso della crisi finanziaria più grave del secondo dopoguerra”.

Sereni (PD): totalmente improprio rivolgersi al Quirinale. “Se davvero Berlusconi e Bossi pensassero di chiedere al presidente Napolitano di intervenire per far dimettere Fini da presidente della Camera saremmo di fronte ad un assurdo istituzionale e politico”. Lo dice Marina Sereni, vice presidente dell’Assemblea del Pd. “Evidentemente le regole della vita istituzionale e del rapporto tra i diversi poteri e le diverse cariche dello Stato sfuggono a tal punto a Berlusconi e Bossi da rivolgersi al presidente della Repubblica ancora una volta in modo totalmente improprio -prosegue la Sereni-. Si rassegni il presidente del Consiglio e misuri la sua leadership con la capacità di conquistare il consenso della maggioranza dei parlamentari sulle proposte da realizzare per il Paese. Se non ci riuscirà, allora sì, salga al Quirinale per rimettere il suo mandato e passare la parola al Capo dello Stato”. “In queste stesse ore, mentre il governo italiano è paralizzato dalle sue divisioni, il presidente Barroso sta proponendo all’Europa misure coraggiose per rilanciare la crescita: dalla tassazione delle transazioni finanziarie ad un piano straordinario per le infrastrutture finanziato dagli eurobond, ad una nuova regolamentazione dei mercati finanziari – aggiunge l’esponente del Pd -. Gli italiani vorrebbero un governo che abbia come priorità la crescita, il lavoro, la scuola pubblica, il governo dell’immigrazione invece che un teatro dell’assurdo come quello che da troppo tempo ci viene offerto da questa destra”.

Di Pietro (IDV): Berlusconi salga pure al Colle, ma per dimettersi. ”Noi dell’Italia dei valori vogliamo che Silvio Berlsuconi salga al Colle per rassegnare il proprio mandato e andare a votare al più presto perchè il Paese si deve liberare non del presidente della Camera, ma del presidente del Consiglio”. Lo ha detto a Sky Tg24 Mattina il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro. ”E’ lui la testa della piovra politica -ha aggiunto nel corso della rubrica ‘Un caffè con…’ di Massimo Leoni- e se non si elimina la testa, questa mala politica fatta di interessi personali, piduismo, leggi ad personam, non finirà mai”. ico_commenti Commenta

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