Fucilieri detenuti in India, Monti: no a prove muscolari

Monti-SenatoRoma, 27 mar – (di Paola Tamborlini) No a ”prove muscolari”, che hanno ”meno chance di successo”. Sì invece al ”paziente” lavoro diplomatico per districare un caso ”oggettivamente complicato”, come quello dei due marò arrestati in India. Mario Monti liquida così le polemiche italiane sull’opportunità di un intervento più deciso di Roma nei confronti dell’India e porta avanti invece la strada della diplomazia, incontrando il primo ministro indiano Manmohan Singh a margine del vertice di Seul.

Per lavorare su due fronti: quello dei marò, sui quali Singh assicura che si impegnerà personalmente per trovare una ”soluzione amichevole” e quella di Paolo Bosusco, ancora nelle mani dei ribelli maoisti, che Delhi aiuterà compiendo tutti gli sforzi necessari. La mossa diplomatica di Monti per arriva alla vigilia di un giorno particolarmente importante per i marò: oggi infatti l’Alta Corte del Kerala si pronuncerà sul ricorso presentato dall’Italia per contestare l’applicabilità delle leggi indiane al caso. Quel difetto di giurisdizione contestato dall’Italia sin dal primo giorno. Ma il lavoro di Monti a Seul è tutto diplomatico.

Niente muro contro muro, ha scandito il Professore, che ha preso ad esempio la ”virtù indiana della pazienza” per indicare la strada da seguire. Perchè, ha puntualizzato, l’obiettivo non è quello di ottenere ”consenso nel Paese da parte di chi si sente più accesamente italiano e vorrebbe che si battessero i pugni, ma è quello di alzare il più possibile le probabilità di esiti non sfavorevoli”. Per far ciò, assicura il premier, ci vogliono ”azioni più pazienti, ma forse più profonde”. Senza abbandonare i punti fermi su cui l’Italia lavora dal giorno dell’arresto e che oggi Monti ha ribadito a Singh: per Roma la giurisdizione resta italiana, come richiesto nel ricorso che la corte giudicherà domani. E i militari vanno trattati come rappresentanti delle istituzioni. ”Singh – ha precisato il premier – mi ha fornito assicurazioni sulla volontà di assicurare condizioni adeguate allo status militare”. E di arrivare ad una ”soluzione amichevole a questo difficile problema umano”, esplorando ”tutte le strade possibili nel rispetto ovviamente dell’indipendenza del potere giudiziario indiano”.

I due premier continueranno dunque a tenersi ”in stretto contatto”, mentre il lavoro diplomatico proseguirà anche a Delhi, dove presto (”entro quattro giorni”) tornerà il sottosegretario agli Esteri Staffan De Mistura. ”Non molliamo”, ha assicurato De Mistura, spiegando che a questo punto le questioni sono due: o le pallottole che hanno ucciso i pescatori indiani nel Kerala ”purtroppo erano italiane, o non lo erano”. Ma se anche dovesse emergere che si tratta di pallottole italiane, la posizione del governo è chiara: ”Militari italiani non possono essere giudicati che in Italia”. Singh ha garantito il suo impegno anche sull’altro caso che ”preoccupa gli italiani”, come ha detto Monti: quello di Bosusco, rimasto nelle mani dei ribelli maoisti dopo la liberazione di Claudio Colangelo. Singh ha assicurato a Monti che da parte indiana verranno fatti ”tutti gli sforzi” per giungere alla sua liberazione. (ANSA)

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