Crisi di governo: Letta, un “super Ciampi” per il dopo Cavaliere

Silvio-Berlusconi

I finiani escono dal governo e scendono in piazza.Roma, 15 nov – (di Alessandro Cecioni) Rispetto per le prerogative del presidente della Repubblica, Il Pd lo dice chiaro: non è Berlusconi che ha il potere di sciogliere le Camere, tanto meno quello di scioglierne una sola. Dal Quirinale non commentano, filtra però che «di fronte a un voto di sfiduca», sarebbe il presidente a decidere. Berlusconi nom può decidere nemmeno dove presentarsi per la discussione e il voto.

«La mozione è stata presentata alla Camera – dice Dario Franceschini, capogruppo del Pd a Montecitorio – ed è lì che Berlusconi è obbligato a presentarsi: per discussione e voto. Se poi vuole andare anche al Senato è una sua libera scelta». Che è un po’ anche quello che dice Pier Ferdmando Casini, leader dell’Udc.

Quanto alle sortite di Berlusconi sullo scioglimento di un solo ramo del Parlamento Franceschini taglia corto: «E’ un patetico training autogeno, Berlusconi non ha più la maggioranza. La proposta che fa non sta né in cielo né in terra». Il Pd affida poi a Linda Lanzillotta la difesa del presidente della Repubblica: «Berlusconi rispetti le prerogative del capo dello Stato: non spetta certo a lui, ma al presidente Napolitano dire cosa succederà se la Camera voterà la sfiducia al governo. Costituzione alla mano la prima cosa che Napolitano dovrà verificare è se un altro governo possa avere la fiducia di entrambe le Camere». E qui si pensa già al dopo-Berlusconi. Enrico Letta, vicesegretario del Pd, lo va dicendo da tempo: «Oggi la situazione economica è peggio che nel 1993: allora una grande personalità come Ciampi (che era governatore, della Banca d’Italia ndr) tirò fuori l’Italia dal pantano. C’è bisogno di un super-Ciampi in questo momento».

Il riferimento è a Mario Draghi, attuale inquilino di Palazzo Koch? Sembrerebbe. Letta dice di rivolgersi alla «parte sensata del Pdl» e spera che «non assecondi questo clima da “cupio dissolvi” e aiuti la nascita di un governo di responsabilità nazionale. Quella parte del Pdl non assecondi la volontà di guerra civile, espressione utilizzata in questi giorni da Berlusconi, che la dice lunga su ciò che ci aspetta». Quanto all’atteggiamento del presidente del consiglio Letta la bolla come «tattica da pantano doroteo, da prima Repubblica.
Un po’ strana da parte sua, ma se fa così credo che siamo alla disperazione». E la Legge di stabilità, la Finanziaria? li «Pd è disponibile a non affondarla, ma il governo se ne deve andare».

Appello alle forze «responsabili», dunque. A cui si associa, anche se con toni meno concilianti, Franceschini: «Nel centrodestra non può avvenire nulla senza Berlusconi. Lui è il proprietario di quella coalizione. Noi abbiamo fatto un discorso di responsabilità. Tornare a votare con la legge porcata può portare a una situazione assurda per cui chi prende il 30% dei voti arriva alla maggioranza assoluta. Tutte le forze politiche che hanno a cuore il Paese promuovano un governo di transizione». L’idea di Letta è quella di un governo Pd, Fli, Udc, Api e Pdl che ci sta. Antomo Di Pietro mette le mani avanti: «Dalla crisi non usciremo finché questo governo non se ne va a casa una volta per tutte. E non ne usciremo neppure se, invece di pensare a una politica economica diversa il centrosinistra cercherà di allearsi con chi magari non vuole più Berlusconi, per poter continuare a fare senza di lui le stesse cose. Senza maggioranza meglio andare al voto». (Corriere della Sera)

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